Brunello Cucinelli e la sua lettera sulle rondini

Brunello Cucinelli è un imprenditore umbro lungimirante, figlio di una famiglia contadina che non ha mai dimenticato gli insegnamenti di quando era ragazzo e “attento osservatore del mondo”, capace di creare dal nulla la sua azienda di maglieria, divenuta poi mondiale, disegnando una idea di business incentrata sulla “dignità morale ed economica dell’uomo”.
Ha fatto di Solomeo, piccolo borgo medioevale quasi abbandonato e spopolato in provincia di Perugia, l’oggetto dei suoi sogni e il (suo) grande laboratorio dei successi di imprenditore e di umanista. Lo ha restaurato, l’ ha fatto rinascere e reso fruibile liberamente ai suoi cittadini, realizzando parchi immensamente belli, recuperando tutto ciò che era abbandonato e in disuso per dargli una nuova vita, restituendo alla terra il suo valore e facendo della bellezza e del rispetto umano il cardine di quel posto, creando e diffondendo l’idea di un nuovo “Capitalismo Umanistico”, risollevando la filiera lavorativa del luogo fornendo impiego a più di trecento laboratori artigianali delle vicinanze.

Destinatario negli anni di svariati e straordinari riconoscimenti nazionali e internazionali – parliamo della nomina a Cavaliere del Lavoro e di quella di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana, della Laurea ad honorem in Filosofia ed Etica delle relazioni umane e del Global Economy Prize per aver saputo “impersonare perfettamente la figura del Mercante Onorevole ”- è rimbalzato sulle pagine internet in questi giorni per aver scritto una bellissima lettera intrisa di speranza sul ritorno delle rondini che abbiamo deciso di pubblicare e riportare in versione integrale perchè “abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo […] fatto di sensibilità, di consepevolezza, di dignità serena”.

“Solomeo, 17 marzo 2020

Chi manda le rondini? Quasi sempre, quando mi trovo fuori per lavoro, durante i primi giorni di marzo, telefono a casa, e chiedo se le rondini sono tornate a Solomeo. Lo chiedo per due ragioni: perché le ho amate fin da piccolo, e perché a volte, ho sentito dire, in alcuni paesi non tornano; magari non ci si trovano più bene, e questo mi dà un poco di timore.

Così anche in questi tempi già da qualche giorno avevo cominciato ad aspettarle, perché ci puoi rimettere l’orologio: quando è verso il quindici di marzo eccole di nuovo, con il loro gioioso garrire e armonioso volteggiare. E infatti ieri, d’improvviso, sono arrivate. Mentre ero già seduto nello studio dell’antico castello, a tu per tu con i miei pensieri mattutini, le vedo, già in pieno fervore per la caccia agli insetti, andare e venire laboriose di sotto le gronde del tetto, dove le accolgo come uno dei doni più belli del Creato. Ogni anno mi rallegro delle rondini, ma in questi momenti un po’ meno facili mi è sembrato di vedere in loro il simbolo della rinascita.

Qualche giorno fa pensavo a noi tutti come a dei naviganti. Mi piace questa immagine, perché così vedeva Dante gli uomini che attraversano la vita. In questi momenti percepiamo ancor di più la nostra natura di marinai, che come Ulisse si legano all’albero se c’è tempesta, e come Cristoforo Colombo scrutano l’orizzonte alla ricerca dei primi uccelli, divini messaggeri della madre terra.

Ogni bravo navigante sa che una barca più leggera si governa più facilmente; oggi, seguendo le regole di chi ha la responsabilità della nostra salute, ci siamo alleggeriti di tante piccole consuetudini che magari credevamo indispensabili ad un lieto vivere. Però quanto è sorprendente accorgersi che in fondo ci sentiamo più lievi, in famiglia, tra noi, una vita d’altri tempi armoniosi. Mi piacerebbe che tutti imparassimo a vedere anche nelle cose dolorose quel tanto di gioia che c’è.

Nella sofferenza di oggi vi è anche il bene della reazione morale che ci renderà migliori, e può darsi che domani, quando il ricordo scivolerà via insieme alla sofferenza, ripensando a questi giorni, rifletteremo, con Aristotele, che anche le calamità hanno un’anima e possono divenire maestre di vita saggia.

Amabilissimi amici naviganti, che insieme a me avete visto nascere ed animate ogni giorno con il vostro temperamento geniale la bella realtà della nostra impresa, mi piacerebbe che riusciste a governare la barra del vostro vascello, proprio come io da ragazzetto riuscivo a tener diritta la stegola dell’aratro, con mio padre che felice ammirava quei solchi dritti, incantato dalla loro bellezza.

Mi piacerebbe che riconoscendo la verità dei provvedimenti prescritti dai nostri stimatissimi responsabili dell’attuale crisi, persone di Scienza, di Governo, Strutture Sanitarie, li osservaste con disciplina paziente. Mi piacerebbe che foste consapevoli ma non apprensivi; vorrei che in voi la certezza del ritorno alla vita di sempre fosse viva.

Ci sono stati, in ogni parte del mondo, tempi e accadimenti ben più penosi di quelli attuali; però sono tutti trascorsi. Passano le grigie nuvole e lasciano al cielo, di nuovo libero, lo spazio per accogliere le rondini; e vedete, noi non sappiamo chi le mandi, ma eccole, le rondini sono già arrivate.

Brunello”

Francesca Tesoro

Kung-Ku e l’arte di passare all’azione: supera le tue paure, agisci come uno shaolin di Bernhard Moestl

In un periodo come questo che tutti stiamo vivendo, ognuno con le proprie difficoltà, le proprie paure e la sensazione che i propri limiti stiano per prendere il sopravvento facendoci perdere la lucidità e la nostra normale routine, abbiamo scelto di presentarvi il libro di Bernhard Moestl, “Kung-Ku e l’arte di passare all’azione: supera le tue paure, agisci come uno shaolin” edito dalla Feltrinelli.

Per quanto possa sembrarvi un controsenso o qualcosa di estremamente lontano da noi, vi posso assicurare che questo libro può diventare una buona àncora di sopravvivenza ma soprattutto un ottimo strumento per riuscire ad attuare in noi un cambiamento che potrebbe accompagnarci per il resto della nostra vita e, ovviamente, aiutarci a superare con serenità questo momento.

Bernhard Moestl, specializzato in consapevolezza e leadership, è diventato famoso per le sue conferenze e seminari internazionali, seguitissimi, e per il suo essere un esperto business coach.
Dopo aver vissuto per molti anni in Asia convivendo con i monaci Shaolin, ha fatto del loro stile di vita quotidiano e del loro modo di pensare una chiave applicabile alla vita di tutti i giorni.
Questo suo bagaglio di conoscenza è stato da lui stesso riportato in diversi libri, ognuno dei quali si concentra su un argomento specifico, diventando così uno strumento di piena attuazione per chi, per caso o volontariamente, si è ritrovato a leggere i suoi scritti.

“Kung-Ku e l’arte di passare all’azione: supera le tue paure, agisci come uno shaolin” è il libro che parla e ci indica la via del cambiamento, che oggi appare attuale come non mai.
Generalemnte, siamo incastrati nella sensazione di vivere in un mondo eccessivamente accelerato dove il cambiamento ci spaventa e ci fa convivere con la paura di non riuscire a stare al (suo) passo. In questo momento, probabilmente, sentiamo la stessa paura dovuta invece alla necessità di vivere ritmi estremamenti lenti e decisamente fuori dalla nostra ordinaria vita (almeno per la maggiorparte di noi).
Allora questo è il momento giusto in cui avere questo libro tra le mani, leggerlo, praticarlo – come suggerisce Bernhard Moestl- attraverso un quaderno e una penna che vi accompagnino durante questo processo di cambiamento. Effettivamente, una volta terminato il libro, scorrendo le pagine del quaderno che avrete scelto come compagno di viaggio, vi renderete conto di quale percorso sarete riusciti a mettere in piedi rispondendo alle domande che lo stesso autore vi proporrà durante la lettura.

Il libro del resto non è un “semplice libro come tutti gli gli altri” ma è uno strumento che vi permetterà di acquisire consapevolezza del modo di pensare e che, normalmente, vi trattiene dal cambiare, mostrandovi come affrontare (ogni) cambiamento che vi potrebbe spaventare.
In fondo, anche se non ne siamo profondamente consapevoli “o subiamo o siamo gli artefici del cambiamento” e chi sceglierà la seconda possibilità non avrà di certo a disposizione tutta l’eternità per mettere in pratica il cambiamento che si realizza solo se siamo consapevoli che tutto parte dal momento presente. Questo perchè il cambiamento dura esattamente l’istante esatto in cui decidertete di cambiare il modo di fare qualcosa e non è sufficiente da solo a determinare il reale cambiamento nel nostro modo di essere o comportarci con noi stessi e con gli altri.

Se deciderete di affrontare questo viaggio accompagnati dal libro di Bernhard Moestl e da un quaderno ed una penna, ovviamente, riuscirete ad attraversare e praticare gli otto passi e gli altrettanti capitoli che parlano del cambiamento e vi insegneranno a metterlo in pratica, rendendovi conto di quanto il tempo dedicato a voi stessi attraverso il libro, vi abbia portato su una nuova strada.
Saranno l’ignoto e la conoscenza di sé, l’autostima e l’individuazione dell’obiettivo, l’identificazione della strada e il pieno potere, l’attuazione e il passo verso la durata, ad accompagnarvi in un cammino verso un cambiamento duraturo.


Insomma, “parlare non cuoce il riso” ed è “meglio inciampare un po’ lungo una via nuova che restare fermi su vecchi sentieri”, quindi, scegliete la vostra penna preferita e il vostro quaderno migliore. È ora di partire!!

Francesca Tesoro

“12 pasos para conseguir lo que quieres” de Umberto Santucci.

El poeta griego Costantino Kavafis también lo dijo por vía oral desde su Ulises: en un viaje, físico o metafórico, lo que realmente importa, además del objetivo a alcanzar, es el camino tomado para llegar allí y el cambio que lo ha desencadenado en su interior de nosotros.

Esta verdad, solo intuida por los poetas, ahora se demuestra por la investigación también en el campo profesional. Está comprobado, de hecho, que doce semanas son suficientes para metabolizar con éxito un cambio de hábitos, en cualquier sector, considerado un período de tiempo ideal para adquirir nuevas habilidades y alcanzar los objetivos establecidos. Basado en esta teoría, nació la serie fundada en el método de los 12 pasos, publicada por Franco Angeli: una serie de volúmenes específicos, cada uno de los cuales consiste en doce capítulos que se leen uno por semana para lograr un cambio significativo durante tres meses.

 El eslogan es realmente lectura lenta, aprendizaje rápido porque, si tres meses pueden parecer un período largo, para algunos, dedicar al estudio de un texto, siguiendo la disciplina de simplemente leer un capítulo por semana, los resultados que se pueden lograr, en cambio, desde el punto de vista de las habilidades adquiridas, en tan pocas semanas son, en realidad, estables y duraderas.

El volumen en el que nos enfocamos es “12 pasos para obtener lo que desea” de Umberto Santucci, experto en capacitación y autoformación, tanto en el aula como a distancia, que utiliza los contenidos y métodos desarrollados por la capacitación de Amicucci: Skilla, promotora de este innovador collar.

Lo primero que nos llamó la atención sobre este texto es cómo el título de cada uno de los doce capítulos constituye una exhortación y un consejo para el lector, tanto que los títulos mismos, colocados uno al lado del otro, constituyen un manual muy útil para mantener siempre en mente, especialmente al abordar nuevos proyectos empresariales en un contexto empresarial:Toma la vida proactivamente
Abordar problemas con una visión sistémica
Alcanza tus objetivos con pensamiento estratégico
Ir más allá con un pensamiento productivo para generar nuevo conocimiento.
Simplifica y resuelve las analogías
Multiplicamos las inteligencias en la red
Aprende a entrenar tu pensamiento
Siempre apunte al resultado
Sé flexible y mantén tu mente elástica
Siempre se optimista
Pensar creativamente
Aprende a gestionar el cambio.
Cada uno de los pasos hacia la mejora de nuestra inteligencia en la ronda se acompaña de gráficos, diagramas, tablas y el estudio de ejemplos y casos prácticos que colocan el poder del pensamiento como un motor insustituible de nuestra vida en el centro del camino para lograr nuestros objetivos.

Dado nuestro interés en el enfoque sistémico del cambio en las empresas, el capítulo que más despertó nuestra participación es el segundo, dedicado a resolver problemas a través de una visión sistémica. El análisis de este enfoque comienza con la comparación entre el pensamiento analítico derivado de Aristóteles, basado en la lógica lineal de causa-efecto, y el pensamiento sistémico, según el cual esta lógica lineal se vuelve circular cuando el efecto afecta la causa y, por lo tanto, es necesario ampliar el nuestro horizonte para estudiar todo el contexto empresarial y el futuro, si desea aspirar a lograr cambios estables y duraderos, resolviendo los problemas críticos de la manera más definitiva posible.

Como nos ilustra Umberto Santucci:

“El sistema de la empresa es una estructura compleja que interactúa con los elementos que lo componen, a su vez estructurados como subsistemas internos y externos de la empresa. La visión sistémica es la capacidad de percibir su oficina como un elemento del subsistema al que pertenece, que a su vez está estructurada por la empresa, también estructurada por el distrito de producción, etc. Es como un pájaro capaz de bajar para atrapar una brizna de hierba y levantarse para ver todo el campo, el río, las colinas”.

Por lo tanto, esta visión sistémica es necesaria para enfrentar problemas más complejos y variados de manera más efectiva, colocándolos en una red más amplia, permitiendo a todos los miembros de un grupo darse cuenta de lo que implica su contribución a la realización de un objetivo, a favor de compartir e interdisciplinariedad, sin quitar la vista de la armonía del clima global entre un proceso y otro.

Articolo di AlessandraRinaldi

Traduzione di Sara Trincali

E poi c’è Katherine: perchè non è mai tardi per cambiare

Nel 1991 è diventata la prima conduttrice donna di un talk show serale sulla rete nazionale, ha condotto più di seimila episodi vincendo 43 Emmy Awards per la prima serata, dimostrando di essere il punto di riferimento televisivo in quanto eccellenza senza compromessi. Questa è Katherine Newbury, la leggenda della televisione americana.

Ma cosa si nasconde dietro la leggenda?
Una donna estremamente sicura di sé, che dispoticamente dirige il suo staff composto di soli uomini, senza neanche ricordarne i nomi e che, fondamentalmente, non si preoccupa neanche di incontrarli o di farli accedere allo stage durante le riprese.
Ma Katherine, che è stata una delle rare eccezioni di donne che sono riuscite a fare carriera nel mondo prettamente maschile dei late talk show, per via della sua inflessibilità, della sua durezza e del suo non mettersi in discussione, viene tacciata di misogenia e si scontra, dopo trent’anni di successo, con la minaccia di essere cacciata dal suo stesso show per via degli ascolti in drastico calo.
Così, per far resuscitare gli ascolti bassi da troppo tempo ma soprattutto per non perdere il suo show, decide di tornare a lottare per non essere sostituita.

Chiede al suo assistente di ricercare un nuovo autore da assumere, necessariamente donna, e nella drammatica frenesia del momento lascia che il suo storico braccio destro, scelga tra i tanti e tutti ugualmente poco papabili al ruolo Molly Patel, una ragazza di origini indiane che da sempre ha sognato di lavorare al Tonight with Katherine Newbury e di fare la giornalista ma nel mentre proviene da un impianto chimico, arrivata fin lì per aver vinto un concorso letterario che metteva in palio l’incontro con un dirigente d’azienda a scelta.

Sarà proprio la giovane Molly con il suo esempio di perseveranza e positiva testardaggine ad aiutare la ostica ed irremovibile Katherine e ad attuare tutti i cambiamenti necessari, per farla tornare sulla cresta dell’onda e del successo.

Katherine Newbury, interpretata dalla magnifica Emma Thompson, e Molly Patel, che ha il volto della giovane attrice Mindy Kaling conosciuta dal mondo per la serie The Mindy Project, rappresentano pienamente uno spaccato reale tutto al femminile.
Contrapposte simpaticamente, Katherine è un volto storico della televisione che non si è mai smossa dal suo modo di essere e di comportarsi, sicura di sé e delle proprie capacità, che si è trasformata in qualcuno di intellettualmente superiore e un po’ snob, certa che nessuno possa indicarle un’altra via solo per via del suo essere Unica Donna in un mondo di maschi.
Molly è una grande sognatrice che fa di tutto per seguire i suoi sogni, che viene dal basso e lascia andare il suo lavoro certo per seguire la propria passione e che, soprattutto, ha avuto il coraggio di osare creandosi una progettazione mentale che è riuscita a mettere in pratica.

La passione per ciò che si fa, alla base di tuta la storia, è ciò che accomuna le due donne così diverse per età, cultura ed esperienza, etnia ed estrazione sociale, decisamente così distanti per il proprio modo di essere, di vedere e di vivere il mondo.

Film molto bello lanciato dalla Adler Entertaiment, scritto e diretto dalla regista di origini indiane Nisha Ganatra, con la componente femminile molto copiosa anche nel dietro le quinte, rappresenta l’impegno e la perseveranza di chi ci ha veremente creduto e crede talmente tanto in sé stessi e in quello che si vuole fare e diventare da essere disposta a cambiare, anche a costo di modificare profondamente il proprio modo di essere, pur di non perdere tutto ciò che si è duramente conquistato con il tempo e la fatica.
Con una grande dose di comicità, a tratti elegante, molte volte di gusto, in altri frangenti delicatamente amara, questa pellicola affronta temi davvero profondi legati al sessimo e a tutte le forme di discriminazione che si possono incontrare nel mondo del lavoro e nella vita comune. Con la straordinaria interpretazione di tutti gli attori, ma soprattutto del duetto Thompson-Kaling, si riesce ad assaporare e comprendere con gusto la bellezza dello scambio reciproco delle competenze tra generazioni, l’abbattimento delle barriere nell’ambito lavorativo ed anche il farsi travolgere dalla positività, riuscendo a puntare sul coraggio, l’onestà e il cuore di chi ci sta affianco.
Perchè in fondo, non è mai troppo tardi per cambiare!

Francesca Tesoro

“La octava regla. De la efectividad a la excelencia” de Stephen R. Covey

Después de analizar “Las Siete Reglas para el Éxito”, nos intentamos con otro texto inmediatamente siguiente y relacionado estrechamente con el éxito de ventas internacional de Stephen R. Covey: “La octava regla. De la efectividad a la excelencia “, Franco Angeli Editore.

También esta vez, antes de analizar la estructura del ensayo, nos centramos en su título original: “El octavo hábito: de la efectividad a la grandeza” y lo que nos llamó la atención, además de las consideraciones ya hechas anteriormente sobre la asonancia entre los términos “Hábito” y “regla” es la palabra “grandeza”.

Es casi sorprendente cómo un término tan coloquial y de uso común puede convertirse en un término técnico real al leer este texto, tomando todos los matices de significado que lo caracterizan: desde el tamaño hasta la fuerza, hasta la verdadera excelencia de liderazgo.

Pero, ¿cómo puedes acostumbrarte a la excelencia?

¿Cómo no podemos considerar este estado únicamente como un final feliz al final de una larga carrera laboral repleta de experiencias y éxitos y, en cambio, acostumbrarnos a vivir nuestra excelencia personal día tras día al servicio de la empresa, como una disciplinada y creativa forma mentis?

Al principio casi (respetuosamente) parecía que esta vez Stephen Covey se había dejado llevar y había pecado de presunción, o más bien de demasiada confianza en su vecino, un rasgo que, sin duda, lo distinguía como comunicador, como entrenador y, hoy también se diría que es un influyente. Sin embargo, como ya se mencionó, la estructura sistemática y, al mismo tiempo, estrictamente analítica del texto, acompañada de hojas de resumen, cuadros de ejercicios y numerosas historias de experiencia obtenidas en el campo, hacen de este ensayo un maravilloso manual para aprender a pensar en la excelencia, visualizándolo como una forma de establecerse, de comunicarse y, por lo tanto, de ser, y no como un objetivo a alcanzar fuera de nosotros mismos: un camino de vida, incluso antes del trabajo, hacia el concepto más elevado de la sabiduría. 

Directo, pero profundo, a veces conmovedor, a veces divertido, aunque sigue siendo un libro extremadamente técnico y científico, el estilo de Covey sigue siendo confidencial y reconocible, como el de un maestro que se sienta en el escritorio después de una lección y deja algo escrito sus alumnos, con el objetivo de hacerlos sentir cómodos y no solo a la altura de la situación, casi como Sócrates, hace siglos.

En resumen, las reglas importan y puedes y debes estudiar y aprender, pero siempre haciéndolas tuyas gracias a los caminos de la experiencia, como en un diario personal, porque, como escribe Covey: el liderazgo es una elección, no una posición.

La necesidad de esta octava regla, como explica el autor, surge de los cambios profundos, continuos y rápidos en el mundo del trabajo, cada vez más influenciados por la tecnología, que ven en las siete reglas una base necesaria para ingresar al juego y un punto comenzando por la excelencia como una dimensión de entusiasmo y deseo de cuestionarse continuamente, experiencia tras experiencia, mirando la sabiduría como un valor invaluable.

Esta octava regla es encontrar su voz e inspirar a otros a encontrar la suya, la verdadera esencia del liderazgo constructivo. De hecho, después de haber logrado encontrar su propia voz, no hay nada mejor que ponerse al servicio del coro para armonizar y modular la melodía del éxito. Para obtener este resultado que, a su vez, es un nuevo punto de partida, es necesario iniciar un camino de reflexión y conciencia basado no solo en una comunicación efectiva, sino también altruista hacia aquellos que dependen de nosotros líderes, a través del intercambio de valores comunes y estrategias. Ser un modelo de humanidad positiva es, según Covey, la mejor manera de ser un líder, porque conduce a una competencia constructiva que no es más que imitación. Es por eso que Covey a menudo toma prestado el mundo de la infancia y también de la escuela nuevamente para muchas de sus lecciones.

La sabiduría es empatía, pero también autoridad hacia los demás y autoconciencia de uno mismo.

El texto concluye con algunos apéndices útiles que centran concretamente algunos consejos sobre cómo lidiar con algunos momentos de cambio en el contexto y en el clima corporativo. En este sentido, el análisis de los diversos tipos de inteligencia que residen en cada uno de nosotros fue interesante y cómo, al mejorar la llamada “inteligencia espiritual” también se obtienen beneficios concretos en la inteligencia práctica, mental y emocional, como un unicum indispensable en el plan de estudios de todos nosotros.

Articolo di Alessandra Rinaldi

Traduzione di Sara Trincali

Siamo Fottuti ma forse c’è ancora una speranza di Mark Manson

Mark Manson è un americano di trentacinque anni, è un consulente per lo sviluppo personale, imprenditore e blogger di successo che nell’arco di tre anni ha scritto altrettanti libri balzati tutti nella top ten dei bestsellers del New York Times. Perciò non potevamo non recensire il suo ultimo libro uscito in Italia proprio l’anno scorso intitolato “Siamo Fottuti ma forse c’è ancora una speranza” edito dalla Newton Compton Editori per la collana dei Grandi Manuali Newton.

Con una scrittura decisamente irriverente, ma al tempo stesso divertente e davvero interessante, Mark Manson si interroga sulla felicità e il benessere in modi creativi e inaspettati, rendendo il proprio libro davvero adatto a qualsiasi tipo di lettore. Nonostante la leggerezza con cui è scritto, però, questo volume affronta temi profondi e figli del nostro tempo e, tra storielle simpatiche ed accenni a vicende storiche decisamente importanti, si interroga su quale possa essere la reale direzione che abbiamo intrapreso e soprattutto come possiamo (o dovremmo) prenderci cura di noi stessi e degli altri.

L’analisi che emerge dalla penna di Manson è cristallina. Infatti è un dato di fatto che viviamo in un tempo storicamente positivo, da un certo punto di vista il migliore dalla nascita del genere umano, essendo più liberi, più sani e più ricchi di chiunque ci abbia preceduto. Di contro, il problema sembrerebbe nascosto dietro il livello molto alto di accesso alla tecnologia, istruzione e comunicazione che abbiamo guadagnato e che ci ha allontanto inesorabilmente dalla leggerezza e pragmaticità dei nostri antenati. Di conseguenza, lo standard della felicità umana si è abbassato notevolmente, siamo tutti iperstressati, ansiosi, depressi nel nostro piccolo della vita quotidiana e viviamo a livello globale una situazione in cui il cambiamento climatico sta mutando gli equilibri della vita sul pianeta, la politica economica dei diversi Stati sta miseramente naufragando e, ognuno di noi e a qualsiasi livello, è attorniato da leoni da tastiera che non fanno che insultare tutto e tutti indifferentemente o, peggio, nella vita reale ci ritroviamo tra persone che farebbero di tutto per passare sopra il cadavere di qualcun altro, magari proprio il nostro.

La scomoda verità è che alla nostra cultura e alla nostra società, incastrata in questi meccanismi tutta’altro che positivi, serve speranza quanto l’acqua ad un pesce, perchè è un po’ il nostro carburante. E quando la speranza va in crisi, ci sembra di perdere il nostro scopo nella vita. Il problema vero di tutto questo circolo vizioso è che per creare e coltivare la speranza ci vogliono tre cose: il controllo, che ci illude di avere tutto il nostro destino nelle nostre mani, i valori, che ci spingono a creare qualcosa di importante per cui vale la pena combattere ogni giorno, la comunità, che, facendoci sentire parte di qualche cosa con i nostri stessi valori, ci spinge ad andare avanti per ottenere determinate cose in comune. La perdita anche solo uno di questi elementi, spinge le persone a perdere la speranza, creando meccanismi di crisi, facendoci dimenticare il quesito principale sul quale ognuno di noi dovrebbe interrograsi: cosa sta succedendo al mondo da farci stare peggio anche se la situazione è nettamente migliorata rispetto il passato?

Io che ho letto questo libro nell’arco di qualche giorno, presa dalla furia di capire cosa potesse portare Isaac Newton a prendersi uno sganassone a sette anni perchè fissava la luce del sole per capire di cosa fosse fatta, o come potessi realizzare tutti i miei sogni e fondare la mia religione personale, leggendo di filosofi odiati al liceo che in realtà grazie a Manson si sono rivelati dei geni sublimi, interrogandomi sulla reale formula dell’umanità scoprendo (miseramente) che l’adulto è in grado di accantonare il piacere per i principi (convincendomi così che ogni tanto devo riattivare il bambino che è in me) e che in fondo c’è un’economia delle sensazioni e che – udite, udite!- sono i sentimenti a muovere il mondo, direi che – si!- questo libro va proprio letto, perchè farebbe bene ad ognuno di voi.

Il libro è pieno di spunti decisamente interessanti di riflessione e approfondimento su come vivere serenamente nonostante i paradossi della vita. Dovrebbe essere considerato un consiglio a vivere una vita e un mondo migliore, cosa necessaria in questo momento di distrazione dai veri valori che dovremmo fare nostri, mettendoci in discussione e strappando più di qualche risata riuscendo a fornire al lettore una sorta di antidoto alla nostra era di malessere spirituale cronicizzato.

Siamo Fottuti ma forse c’è ancora una speranza” è decisamente un libro illuminante che tutti noi dobbiamo leggere prima di gettare la spugna, perchè con la sua schiettezza intelligente e accessibile ci ricorda di rilassarci, di non sudare le piccole cose e di mantenere viva la speranza per un mondo migliore.

Francesca Tesoro

IL FRAMEWORK NAZIONALE PER LA CYBESECURITY E LA DATA PROTECTION: Un approccio sostenibile ed integrato per le organizzazioni

La sicurezza (dal latino “sine cura“: senza preoccupazione) ci consente di essere o di sentirci esenti dai pericoli o ci permette di prevenire, annullare o mitigare i danni, i rischi o comunque evenienze spiacevoli.

Godendo della sicurezza, si potrebbe essere certi che ogni azione non potrà produrre eventi avversi. Tuttavia, considerando la natura umana come prettamente sistemica ed interdipendente da un fattore arbitrariamente complesso di variabili, il concetto di sicurezza totale, ovvero la completa assenza di pericoli, risulta difficilmente traducibile nella vita reale.
Per questo motivo, nella sua storia evolutiva, l’uomo ha sempre elaborato metodi per qualificare e quantificare l’incertezza e di conseguenza i rischi, sviluppando in modo più o meno strutturato delle norme di sicurezza in grado di rendere più difficile il verificarsi di eventi dannosi e consentendo una migliore qualità della vita.

Le dimensioni della sicurezza così come le sue percezioni sono molteplici ed includono quelle individuali, sociali, organizzative, sanitarie, economiche e politiche.

Garantire la sicurezza è un obiettivo strategico per tutti gli stati e le organizzazioni sia pubbliche che private e, come è richiesto dalla complessità in cui operano, questo richiede un approccio sistemico.

Nel contesto produttivo e dei servizi, gli aspetti da prendere in considerazione per garantire la sicurezza riguardono la cornice legislativa -le regole- entro la quale si svolgono le attività, le tecnologie, i processi ed il capitale umano necessari alla realizzazione del valore.

La base comune a tutti questi ambiti è il ruolo pervasivo e determinante delle informazioni e della loro corretta gestione e questo è il motivo per cui la cybersecurity è divenuta l’asset strategico per garantire la sicurezza delle organizzazioni.

La Direttiva NIS 2016/1148 (Network and Information Security), approvata nel 2016, è volta a stabilire le misure per la realizzazione in Europa di un ambiente digitale sicuro e affidabile.
In particolare, la direttiva si rivolge a soggetti, pubblici o privati, che forniscono servizi essenziali per la società e l’economia nei settori sanitario, dell’energia, dei trasporti, bancario, delle infrastrutture dei mercati finanziari, della fornitura e distribuzione di acqua potabile e delle infrastrutture e servizi digitali.

La sicurezza sociale e la libertà degli individui costituiscono altresì un bene irrinunciabile e la Direttiva GDPR (General Data Protection Regulation) interviene appunto nella disciplina riguardante il trattamento e la circolazione dei dati personali. Il Regolamento ha imposto un cambiamento di prospettiva rispetto alla protezione dei dati personali introducendo principio dell’accountability. Esso impone alle organizzazioni una gestione aziendale responsabile che tenga conto dei rischi connessi all’attività svolta e che sia idonea a garantire la piena conformità del trattamento dei dati personali ai principi sanciti dal Regolamento e dalla legislazione nazionale.

Negli ultimi anni le minacce cyber sono divenute sempre più numerose ed efficaci dal punto di vista criminale. Uno dei problemi più cogenti è rappresentato dai data breach che sottraggono in modo fraudolento dati, anche sensibili, dalle banche dati di industrie, enti pubblici ed organizzazioni di ogni genere. I data breach rappresentano un danno spesso ingente per le organizzazioni e oggi, alla luce delle norme previste dal Regolamento, possono essere causa di multe consistenti.

La buona notizia è che in Italia è stata redatta un’importante linea guida in grado di supportare le organizzazioni che necessitano di strategie e processi volti alla protezione dei dati personali e alla sicurezza cyber [1]. Si tratta di un interessante approccio integrato con il quale è possibile implementare sistemi di sicurezza delle informazioni idonei sia per la protezione dei dati personali che per quelli operazionali e strategici delle imprese e delle amministrazioni. Il denominatore comune consiste proprio nella cybersecurity e il framework può aiutare le organizzazioni nel definire un percorso volto alla sua implementazione ed alla protezione dei dati coerente con i regolamenti stessi riducendo i costi necessari ed aumentando l’efficacia delle misure realizzate. Inoltre, per le organizzazioni che già implementano misure coerenti con i Regolamenti e Direttive (GDPR e NIS), il Framework può rappresentare un utile strumento per guidare le necessarie attività di continuo monitoraggio.

Nella sua essenza, il Framework definisce il ciclo di vita del processo di gestione della cybersecurity in modo integrato, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo:

  • IDENTIFY – comprensione del contesto aziendale, degli asset che supportano i processi critici di business e dei relativi rischi associati. Tale comprensione permette ad un’organizzazione di definire risorse e investimenti in linea con la strategia di gestione del rischio e con gli obiettivi aziendali
  • PROTECT – implementazione di quelle misure volte alla protezione dei processi di business e degli asset aziendali, indipendentemente dalla loro natura informatica.
  • DETECT – definizione e attuazione di attività appropriate per identificare tempestivamente incidenti di sicurezza informatica.
  • RESPOND – definizione e attuazione delle opportune attività per intervenire quando un incidente di sicurezza informatica sia stato rilevato. L’obiettivo è contenere l’impatto determinato da un potenziale incidente di sicurezza informatica.
  • RECOVER – definizione e attuazione delle attività per la gestione dei piani e delle attività per il ripristino dei processi e dei servizi impattati da un incidente. L’obiettivo è garantire la resilienza dei sistemi e delle infrastrutture e, in caso di incidente, supportare il recupero tempestivo delle business operation.

[1] Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection
CIS-Sapienza – Research Center of Cyber Intelligence and Information Security – Sapienza Università di Roma – CINI Cybersecurity National Lab
Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica – Versione 2.0 – Febbraio 2019

Alessandro Di Fazio

Antifragile: prosperare nel disordine di Nassim Nicholas Taleb

Il libro “Antifragile: prosperare nel disordine” di Nassim Nicholas Taleb, edito dalla Il Saggiatore, è un libro davvero coraggioso e da leggere, che potrebbe cambiare le nostre vite o, quantomeno, il nostro modo di pensare, conducendoci ad una nuova visione della società e di concretizzazione delle nostre idee.

L’autore, oltre ad essere un saggista famoso in tutto il mondo anche grazie ad altri suoi libri diventati best sellers a livello mondiale, è un filosofo che si è dedicato allo studio dei processi percettivi, sociali e cognitivi, esperto di matematica finanziaria che riporta nei suoi lavori tutta la sua indocile concentrazione sulla probabilità, la casualità e l’imprevedibilità della sorte per comprendere come porsi nei confronti della casualità che governa, di fatto, il mondo che ci circonda e nel quale viviamo.

Antifragile, nonostante sia stato scritto nel 2012, risulta essere più attuale che mai e con esso, suddiviso in sette libri, con una conclusione di pochissime pagine piene di un altissimo spirito comunicativo e due appendici tecniche che matematicamente traducono i concetti di tutto lo scritto in grafici e formule per i “lettori non letterari”, percorriamo la chiave di tutto che è l’antifragilità.

Ma che cos’è l’antifragilità?

È la base di tutto. È ciò che ha permesso ai sistemi naturali di contraddistinguersi e sopravvivere. È la capacità di rafforzarsi evitando il controllo stringente di tutto ciò che ci circonda e che facciamo, considerando anche che è probabilisticamente impossibile controllare davvero tutto. Di conseguenza, la nostra incapacità di comprendere a fondo i fenomeni umani e naturali ci espone al rischio degli eventi inaspettati i quali altro non sono che elementi destabilizzanti in grado di renderci fragili e portatori a scelte e concezioni errate.

Il punto di partenza per comprendere l’antifragilità è lo stoicismo di Seneca e le sue applicazioni che spaziano dalla filosofia all’ingegneria, passando per la religione. Per cui ci vogliono quasi duecento pagine per comprendere realmente che la strategia che consiste nell’unire rischi elevati ad azioni molto prudenti è preferibile ad un approccio semplicistico e di ricerca del rischio medio. Quello che capiamo leggendo questo libro è che l’incertezza non va considerata solo come una fonte di pericoli da cui difendersi, ma diventa al tempo stesso un bacino dal quale possiamo trarre vantaggio, da esso, dalla volatilità, dal disordine e persino dagli errori, imparando così ad essere antifragili. Del resto se costringessimo un volatile al suolo, quello perderebbe tutte le sue capacità, il nostro disturbo ossessivo di etichettare tutto ci potrebbe gettare nello sconforto più totale per qualsiasi minimo accenno di disordine e perseverare nei nostri sbagli resta e resterà sempre diabolico.

Nassim Nicholas Taleb riesce a parlarci di innovazione, del concetto di opzione e di opzionabilità cercando di farci capire, ulteriormente, come poter penetrare l’impenetrabile e dominarlo per conquistarlo completamente. Comprendere come il nostro corpo si protegge dalle malattie e le specie viventi si evolvono, come la libertà d’impresa crea prosperità e il genio si trasforma in innovazione, come Charles Darwin, il codice Hammurabi, le poesie di Baudelaire, la Summa Theologiae di San Tommaso D’aquino, la fallacia della tecnologia o il mito del locandiere Procuste siano tutti strumenti per parlare dell’antifragilità e aiutarci a capire ed interiorizzare perchè “il robusto sopporta gli shock e rimane uguale a se stesso, mentre l’antifragile li desidera e se ne nutre per crescere e migliorare, le città-stato funzionano meglio degli stati-nazione, la spontanea confusione dei suk è preferibile all’eleganza formale dei mercati regolati, le grandi corporation sono una minaccia per la società, tanto quanto i piccoli imprenditori ne rappresentano la forza”.

Secondo Nassim Nicholas Taleb e la sua filosofia – che dovrebbe essere intesa come il nuovo darwinismo -, la vera ricchezza consiste in un sonno privo di turbamenti, in una coscienza pulita, nella gratitudine reciproca, nella mancanza di invidia, in un buon appetito, forza muscolare, energia fisica, risate frequenti, pasti in compagnia, niente palestra, un po’ di lavoro fisico (anche come passatempo), niente sale riunioni e qualche sorpresa di tanto in tanto. Perchè chiunque faccia previsioni sarà fragile rispetto agli errori di previsione e un’opzione è ciò che ci rende antifragili e ci permette di beneficiare del lato positivo dell’incertezza.

In fondo, la probabilità che un evento raro si verifichi è semplicemente impossibile da calcolare e qualunque cosa tragga più vantaggi che svantaggi dagli eventi casuali è antifragile, mentre in caso contrario, è fragile.

Francesca Tesoro

Censis Communication Report 2019: cómo ha cambiado la vida después de diez años de teléfonos inteligentes

A juzgar por el 53º Informe Censis sobre la situación social de nuestro país para el año que finaliza y se lanzó hace unos días, el teléfono inteligente es el verdadero protagonista de la vida comunicativa de los italianos de todas las edades.

Desde 2009, durante el cual solo un tímido 15% de la población ha comenzado a acercarse a esta nueva tecnología disruptiva del periódico, este año casi el 74% lo convierte en un uso constante, tanto que ahora se ha considerado un objeto de culto, un icono de estilo y moda, así como un medio de comunicación. Como suele suceder con las nuevas tecnologías, los pioneros en el uso han sido los jóvenes menores de 30 años, pero lentamente ha habido un aumento incluso entre los adultos mayores de 40 años, tanto que más del 50% de los propietarios han declarado verificar su teléfono inteligente como primer gesto después de la alarma de la mañana o el último, antes de quedarse dormido.

Si 2018 será recordado como el año en que la cantidad de teléfonos inteligentes excedió la cantidad de televisores en las familias italianas, este año, gracias a los llamados televisores inteligentes, la brecha se ha vuelto a acortar. De hecho, no solo en las casas donde están presentes adultos jóvenes o menores, hay dispositivos que permiten que los televisores se conecten a Internet: aparentemente, incluso los mayores de 65 años sienten pasión por estas tecnologías y las explotan por completo.

Además, este año el número de personas con dietas de medios audiovisuales ha disminuido significativamente. El 73,5% de la población ha superado la brecha digital y un tercio de los italianos tiene una dieta mediática rica y equilibrada, dentro de la cual todos los principales medios encuentran espacio: audiovisual, impreso y digital, a pesar del desinterés de los jóvenes por el papel impreso permanece constante.

Articolo di Alessandra Rinaldi

Traduzione di Sara Trincali

L’INDIVIDUO, L’ORGANIZZAZIONE E LA RESPONSABILITA’: un esempio sistemico per la corretta gestione della responsabilità dell’individuo e dell’organizzazione

Secondo la teoria di Thomas Malone, il coordinamento è quel lavoro extra che si svolge quando attori (soggetti) multipli ed interdipendenti lavorano per un obiettivo comune e che non sarebbe necessario se l’obiettivo fosse raggiunto con il lavoro di un singolo attore. Il coordinamento è dunque uno dei pilastri fondanti di una organizzazione vista come un insieme di soggetti connessi e interdipendenti per il perseguimento di obiettivi comuni.

Ogni attore dell’organizzazione ha la responsabilità del suo agire, ovvero deve mostrare congruenza con un impegno assunto o con un comportamento, accettandone ogni conseguenza. Anche l’organizzazione, d’altra parte, ha sua la responsabilità nell’identificare l’obiettivo e nel lavorare per il suo perseguimento. Che rapporto è possibile definire tra queste responsabilità individuali ed organizzative?

Accettare le conseguenze di un comportamento o di un impegno si declina nel diritto come la situazione per la quale un individuo può essere chiamato a rispondere della violazione colposa o dolosa di un obbligo. Allo stesso tempo, le organizzazioni possono essere ritenute responsabili, in caso di reati a vantaggio dell’organizzazione stessa, dagli individui che la compongono.

Esistono leggi internazionali che intervengono proprio in quest’ambito stabilendo in quali circostanze un reato compiuto da un dipendente possa coinvolgere anche la responsabilità dell’azienda cui appartiene. In Italia il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 introduce e disciplina la responsabilità amministrativa derivante da reato degli enti collettivi. È il caso di figure apicali (amministratori, dirigenti, funzionari, etc) e di personale sotto la loro diretta sorveglianza.

E’ interessante soffermarsi su come l’Azienda possa agire in modo conforme alla legge sia prevenendo le situazioni favorevoli al reato del singolo che intervenendo sul sistema impresa in modo che la stessa ostacoli la sua diffusione.

Allo scopo della conformità alla legge, le aziende implementano Il modello di organizzazione e gestione che indica un modello organizzativo volto a prevenire la responsabilità penale degli enti.

Esempi di reati previsti dalla legge includono quelli commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, i delitti informatici e trattamento illecito di dati, i delitti di criminalità organizzata, i delitti contro l’industria ed il commercio, i reati societari, di ricettazione e riciclaggio.

La realizzazione del modello di organizzazione e gestione consiste nel individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati, predisporre specifici protocolli per la prevenzione degli stessi, costituire un organismo di vigilanza e prevederne gli obblighi di informazione nei suoi confronti ed infine introdurre un sistema disciplinare per sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo.

L’implementazione del modello richiede un approccio sistemico nel quale si tengano presenti in modo coerente gli aspetti organizzativi, legali e tecnologici.

L’organizzazione deve essere permeata dalla cultura del controllo non quale momento repressivo, ma soprattutto quale opportunità di miglioramento continuo dell’attività stessa verso il conseguimento di obiettivi sia economici che etici. L’elaborazione di codici di comportamento è sicuramente essenziale per dotare l’organizzazione dei necessari strumenti per affrontare i rischi connessi ai reati così come un sistema di procedure per regolamentare le attività operative e amministrative significative.

Ad esempio, sarà necessario disporre di procedure per la gestione degli acquisti diretti e indiretti (compresa la fase di selezione e qualifica dei fornitori) in modo che l’intero iter di valutazione e selezione del fornitore sia strutturato secondo i principi di trasparenza e non discriminazione e che la documentazione inerente gli acquisti consenta di dare evidenza della metodologia utilizzata e dell’iter procedurale seguito per l’effettuazione dell’acquisto, dell’oggetto, dell’importo e delle motivazioni sottese alla scelta del fornitore.

Nella nostra epoca di trasformazione digitale delle imprese, i sistemi informatici rivestono un ruolo strategico e di conseguenza devono essere considerati attentamente nella realizzazione del modello di organizzazione e gestione.

Il sistema informativo è alla base delle attività aziendali ed è fondamentale che i ruoli siano certificati, ovvero non modificabili senza la preventiva autorizzazione da parte del responsabile della unità organizzativa di riferimento e senza la preventiva valutazione dell’opportuna segregazione dei ruoli in modo che siano distinte le responsabilità di chi autorizza, chi esegue e chi controlla. I sistemi devono supportare a pieno titolo il sistema dei controlli esistenti in quanto sono strumentali alla verifica ed al monitoraggio di specifiche fasi di gestione aziendale, con particolare riferimento a quelle che sono state dichiarate sensibili al rischio dei reati previsti dalla legge.

E’ altresì necessario che gli attori con mansioni più esposte ai rischi identificati siano sottoposti ad una costante attività di formazione erogata nei modi più efficaci in funzione delle specifiche necessità. Essa può svolgersi attraverso la partecipazione a riunioni, seminari, l’affiancamento da parte di personale più esperto ed anche mediante formazione a distanza (e-learning).

L’implementazione di un modello di organizzazione e gestione ci fornisce quindi un esempio di un approccio sistemico per la corretta gestione della responsabilità dell’individuo e dell’organizzazione. Da non dimenticare infine che i valori dell’azienda costituiscono il DNA dei comportamenti degli individui.

Alessandro Di Fazio