Competencia digital Vs Curriculum Vitae: el futuro del empleo

Incluso si la crisis provocada por la pandemia que aún está en curso parece estar frenando el empleo, se esperan un millón más de puestos de trabajo en Italia para 2026. Es mejor, por lo tanto, estar preparados y comprender qué es lo que realmente lo hace hoy más competitivo en el mercado de trabaja.
Francesca Devescovi, CEO de DigitAlly, empresa creada dentro de Microsoft para acelerar el ingreso de los jóvenes al mundo laboral, pudo brindar una imagen bastante clara de la situación actual, capacitando a los nuevos reclutas en el uso de herramientas digitales.
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“La tendencia es bastante evidente: cada vez se piden más especialistas en análisis de datos digitales, marketing digital, gestión de proyectos y comercio electrónico.  En el mundo digital, todo se puede medir, por lo que se requiere un enfoque basado en datos en todas partes.  Por eso me parece absurdo que las universidades italianas no enseñen a utilizar Excel o Google Analytics, que en cambio son la base de cualquier trabajo que se vaya a realizar ”.
Aquí, por tanto, es que un buen dominio de las herramientas digitales adquiridas, tanto a través de la formación escolar como a través de la experiencia en el campo, es fundamental para entrar en el mundo laboral actual, independientemente del puesto que ocupe.

La competencia digital “gana” al CV: la práctica gana a la teoría

“Para muchos gigantes corporativos, Google a la cabeza, el know-how gana sobre el plan de estudios”, explica Andrea Zanotti, presidente de Opificio Golinelli, un centro de Bolonia que combina la formación, especialmente en el campo digital, con el nacimiento de excelentes actividades empresariales.
Saber leer los datos a través de herramientas digitales y, por tanto, interpretarlos correctamente, parece ser, hoy en día, más importante que adquirir una titulación curricular meramente académica, pero sin una adecuada experiencia en el campo.
De ahí la necesidad de que el sistema escolar tenga más en cuenta esta necesidad del mundo del trabajo, formando a los jóvenes en esta dirección.  Un buen nivel de competencia digital es fundamental para entrar y permanecer con éxito en el mundo laboral actual, coinciden todos los expertos al respecto.
Además del estudio teórico, se necesita cada vez más experiencia práctica y propensión al análisis de datos y al uso de herramientas digitales para obtener mejores resultados tanto en el ingreso como en el desempeño laboral continuo.  Un buen plan de estudios escolar ya no es la única carta de triunfo que debe jugar para encontrar el trabajo de sus sueños.
Alessandra Rinaldi
Traduzione di Sara Trincali

Competenza digitale Vs Curriculum Vitae: il futuro dell’occupazione

Anche se la crisi dovuta dalla Pandemia ancora in corso sembra frenare l’occupazione, in Italia si prevedono un milione di posti di lavoro in più entro il 2026. Meglio, dunque, farsi trovare pronti e comprendere ciò che oggi rende davvero maggiormente competitivi sul mercato del lavoro.

A fare un quadro piuttosto chiaro della situazione attuale ci ha pensato Francesca Devescovi, Ceo di DigitAlly, impresa nata in seno a Microsoft per accelerare l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro, formando le nuove leve all’uso di strumenti digitali.

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Competenza digitale Vs Curriculum Vitae: parlano gli esperti – Sistema Generale

«La tendenza è del tutto evidente: si chiedono sempre di più specialisti nell’analisi dei dati digitali, digital marketing, project management e e-commerce. Nel mondo digitale tutto è misurabile per cui ovunque è richiesto un approccio guidato dai dati. Per questo trovo assurdo che le università italiane non insegnino come si usano Excel o Google Analytics, che invece sono la base di qualsiasi lavoro che si andrà a fare».

Ecco, dunque, che una buona padronanza degli strumenti digitali acquisita, sia attraverso la formazione scolastica, sia attraverso l’esperienza sul campo, è fondamentale per entrare nel mondo del lavoro di oggi, a prescindere dalla posizione che si occupa.

Competenza digitale “batte” Cv: la pratica vince sulla teoria

«Per tanti colossi aziendali, Google in testa, il saper fare vince sul curriculum», spiega Andrea Zanotti, Presidente dell’Opificio Golinelli, centro bolognese che coniuga la formazione, soprattutto in ambito digitale, con la nascita di attività imprenditoriali d’eccellenza.

Saper leggere i dati attraverso strumenti digitali e, quindi, interpretarli correttamente, sembra essere, al giorno d’oggi, più importante dell’acquisizione dei titoli curriculari meramente scolastici, ma senza un’adeguata esperienza sul campo.

Da qui la necessità che anche il sistema scolastico prenda maggiormente in considerazione questa esigenza del mondo del lavoro, formando i giovani in questa direzione. Una competenza digitale di buon livello è fondamentale per entrare e rimanere con successo nel mondo del lavoro di oggi, gli esperti sono tutti d’accordo in tal senso.

Oltre allo studio teorico, occorre sempre più esperienza pratica e propensione all’analisi dei dati e all’utilizzo di strumenti digitali per ottenere risultati migliori sia nell’ingresso, sia nella performance lavorativa continuativa. Un buon curriculum scolastico non è più l’unica carta vincente da giocare per trovare il lavoro dei propri sogni.

Alessandra Rinaldi

Robotica e automazione dei processi produttivi: efficienza ed incremento dell’occupazione

Il nuovo studio dell’INAPP – Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche- che si occupa di analisi, monitoraggio e valutazione delle politiche economiche, sociali e del lavoro, nonché dei settori dell’istruzione e della formazione professionale con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo scientifico, economico e sociale del Paese, sorprende con i suoi risultati circa l’incremento dell’occupazione e il miglioramento della sua efficienza dovuta alla robotica e automazione dei processi produttivi.

Robotica e automazione dei processi produttivi: efficienza ed incremento dell’occupazione – Sistema Generale

Nel periodo di riferimento che va dal 2011 al 2018, infatti, questo studio effettuato in partenariato con l’Università di Trento e l’Istituto di Statistica della Provincia di Trento ha dimostrato come non si sia verificato il paventato pericolo di sostituzione da parte dei robot industriali dei lavoratori “umani” ma, al contrario, determinato un aumento di quasi il 50% in poco meno di dieci anni di tutte quelle figure professionali che, invece, si occupano della programmazione, dell’installazione e della manutenzione dei robot.

L’efficienza ed incremento dell’occupazione dovuta alla robotica e automazione dei processi produttivi

Da questo risultato emerge anche una interessante valutazione coerente con l’idea secondo cui all’investimento da parte delle imprese per la robotizzazione dei processi produttivi, corrisponde un incremento del numero di lavoratori che svolgono le attività complementari, determinando una ulteriore intensificazione delle occupazioni routinarie di tipo cognitivo, fenomeno conosciuto con il nome di “reinstatement effect”.

Questa analisi, presentata al “Firms and Workers at the Crossroad: Automation and Market Power” a conclusione del progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione Caritro di Trento, rivela la natura complessa della relazione esistente tra robotizzazione e dinamiche del mercato del lavoro, stabilendo come, oltre a generare un incremento dell’indotto delle figure tecnico specialistiche, ci sia una significativa riduzione del “peso” relativo delle occupazioni che prevedono un intenso impegno fisico del lavoratore stesso.

Durante l’evento il Presidente dell’INAPP Sebastiano Fadda ha ben spiegato come “non bisogna avere paura dei robot, che possono costituire più un’opportunità che uno svantaggio per il mondo del lavoro. I robot già ora rendono il lavoro più efficiente e al tempo stesso esonerano le persone da compiti ripetitivi, poco qualificanti e usuranti, permettendo loro di occuparsi di mansioni più gratificanti e produttive”.

Ma se della robotica inserita nei processi produttivi non bisogna (necessariamente) avere paura, è anche vero che risulta essere necessario instaurare un piano di riqualificazione delle figure professionali interessate ed associate all’automazione e all’uso della cosiddetta intelligenza artificiale, per non creare un conflitto tra lavoratori e robot.

Francesca Tesoro

Le figure professionali più richieste: spazio ai Comunicatori

Per i giovani si avvicina il momento di scegliere il percorso formativo universitario per prepararsi al meglio ad entrare nel mondo del lavoro, così diventa veramente un ottimo spunto di riflessione lo studio appena pubblicato da Tutored che ha lanciato la prima edizione dell’Osservatorio Nazionale sul recruitment online che riguarda i giovani laureati italiani, facendo emergere la grande richiesta dei cosidetti Comunicatori.

Le figure professionali più richieste: spazio ai Comunicatori – Sistema Generale

Tutored è una startup che si propone come nuovo punto d’incontro digitale per studenti universitari e neolaureati con oltre cento aziende e multinazionali dando l’ulteriore possibilità di consultare approfondimenti specifici per orientare il proprio percorso professionale, di prendere parte a webinar formativi e incontri virtuali direttamente con i recruiter delle aziende partner organizzati dalla stessa piattaforma, creando una attività di recruiting basata su avanzati strumenti di analisi dei candidati ritenuti target.

La prima edizione dell’Osservatorio Nazionale sul recruitment online di Tutored pubblica  il quadro delle figure professionali più richieste

 

L’Osservatorio Nazionale sul recruitment online ha considerato i dati raccolti nell’intero anno 2020, degli oltre 500.000 studenti iscritti alla piattaforma e delle interazioni che hanno generato più di 87.000 candidature, facendo emergere le figure professionali più ricercate dalle aziende.

Al giorno d’oggi, anche per il mutamento generale del mondo del lavoro, il settore aziendale e le attenzioni dei recruiter sono orientate all'”Informatica, Tecnologia e Ricerca & Sviluppo”, alle aree del “Commerciale, Vendite, e Pubbliche Relazioni”, della “Comunicazione e Marketing” e della “Consulenza”, ciascuna con peso pari al 10%.

Restano alte le percentuali di annunci relativi alla materie Stem, per arruolare ingegneri per un 38.9%, economisti nella misura del 31.2%, matematici, fisici e statistici per il 10.2%, facendo “scivolare” i laureati in studi umanistici, scienze politiche, contabilità finanza e banking, risorse umane, architettura e design e giurisprudenza in fondo alla classifica delle percentuali che non arrivano all’8%.

Accanto al percorso strettamente formativo, sono fondamentali le soft skills, prima tra tutte quelle legate alle capacità relazionali e di comunicazione, di problem solving, di team working e di organizzazzione, nonché l’immancabile, ormai, conoscenza delle lingue straniere, prima tra tutte l’inglese che viene richiesta ad un livello abbastanza alto in almeno il 54% degli annunci pubblicati.

Francesca Tesoro

Maturità 2021: prove orali per 540.000 studenti

Con i primi studenti chiamati a sostenere la prova orale dell’esame di stato da mercoledì 16 giugno, è iniziata la Maturità 2021 per 540.000 studenti delle scuole superiori italiane.
Anche quest’anno l’esame di stato, tempo di passaggio e primo grande esame della vita dei giovani, sarà svolta con una maxi prova orale in sostituzione delle classiche prove scritte e colloquio finale.

Per quanto la pandemia abbia accelerato il percorso di cambiamento dell’esame di stato, già con il Decreto Legislativo n.62 del 2017 – uno degli otto decreti attuativi della L. 107/2015 conosciuta come “Buona Scuola” – era stata avviata la riforma della prova conclusiva delle scuole superiori, con l’obiettivo di semplificare le prove e dare maggior peso al curriculum scolastico degli alunni.

540mila studenti chiamati alla Maturità 2021 con la prova orale interdisciplinare

Il maxi orale, della durata di sessanta minuti, impegnerà gli studenti con una interrogazione strutturata in diverse fasi per accertare il profilo culturale, educativo e, ove previsto, professionale degli studenti, discutendo difronte le rispettive commissioni formate da un presidente esterno e sei membri del proprio consiglio di classe.

Il colloquio rafforzato inizierà per tutti con l’esposizione dell’elaborato creato sull’argomento che è stato assegnato ad ogni studente dal consiglio di classe nel corso dell’anno sulla base del percorso svolto e delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi frequentato, affiancato dalle altre discipline scolastiche ed esperienze e competenze trasversali nonché individuali dello studente.

Maturità 2021 – Sistema Generale

Terminata questa prima fase, l’esame continuerà con la discussione interdisciplinare che inizia da un testo appartenente all’insegnamento di lingua e letteratura italiana con l’analisi di materiali predisposti dalla commissione per arrivare a trattare i nodi concettuali delle diverse discipline scolastiche.
Anche i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, i famosi PTCO ovvero il percorso ex alternanza scuola-lavoro, saranno oggetto della discussione come lo saranno le competenze e le conoscenze dell’educazione civica.

Ottime le percentuali di ammissione che sfiorano il 97% del totale degli studenti, considerando che quest’anno è tornato il pauroso scoglio dell’ammissione all’esame sospeso per l’anno scolastico precedente e, si spera, che siano altrettanto alti i dati delle promozioni.
Insomma, è l’ora di diventare (un po’ più) grandi ragazzi! E in bocca al lupo!

Francesca Tesoro

La gestión de su correo electrónico revela qué jefe es usted: el estudio de Microsoft y los cambios debido a la pandemia

¿Qué importancia tiene la gestión del correo electrónico en la jornada laboral de un gerente? Muchos siempre se han preguntado sobre esto, pero la pandemia, que estalló el año pasado, indudablemente dio nuevos conocimientos sobre la importancia del trabajo ágil a través de la gestión de correos electrónicos.

Ya hace varios años, en 2016, un estudio de Microsoft sobre diferentes equipos de trabajo y sobre la satisfacción entre el trabajo de los empleados y las tareas de los gerentes responsables reveló cómo la mala gestión de los correos electrónicos por parte de los jefes podría ser una llamada de atención en caso de incumplimiento de los objetivos.

gestione e-mail
Come gestire le e-mail – Sistema Generale

Para confirmar esta tendencia, el psicólogo Adam Grant, profesor de la Wharton School, también lo pensó a través de su editorial en el New York Times en 2019. Grant argumentó que existe un vínculo entre la mala gestión del correo electrónico de un gerente y su fracaso profesional.

Estas reflexiones, hechas por Grant justo antes de la pandemia de Covid-19, son aún más importantes hoy en día, ya que mantener la distancia hace necesario el trabajo inteligente en casi todos los campos. El estudio de Microsoft, citado por Adam Grant, también confirma que los jefes más lentos en la gestión del correo electrónico son también los menos eficientes.

La gestión de correos electrónicos revela el potencial del gerente: qué hacer y qué no hacer.


Primero, ignorar todos los correos electrónicos no es apropiado ni cortés. “Tus prioridades deben incluir a los demás y sus prioridades”, explicó Adam Grant. De hecho, es importante administrar los correos electrónicos a diario, dedicando al menos una hora de su jornada laboral a responderlos. Esto, tanto si son respuestas “positivas” como si son respuestas “negativas”.

Según Grant y el estudio realizado sobre empleados de Microsoft, incluso dar un feedback negativo cuando alguien nos pide ayuda con un correo electrónico es muy importante para que el interlocutor entienda que, en cualquier caso, se ha hecho todo lo posible para dar respuesta a sus necesidades. Seguro que a todo el mundo le puede pasar que se olvide de responder algunos correos electrónicos, esto no significa ser un mal gestor.

Y, al fin y al cabo, incluso según Grant, es posible evitar responder a quienes nos piden que “patrocinemos” su trabajo o lo compartamos en las redes sociales, oa quienes piden presentaciones o “recomendaciones”.

En definitiva, incluso las respuestas a los e-mails de trabajo, más aún hoy con una pandemia aún en curso, requieren un verdadero “código” de comportamiento que puede ser espejo de eficiencia incluso en la gestión de un grupo de trabajo para un jefe.

Articolo di Alessandra Rinaldi

Traduzione di Sara Trincali

Istituti Tecnici Superiori: il nuovo passe-partout per i giovani

Gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) sono stati introdotti dal Dpcm del 2008 con la riforma della scuola e rappresentano, ormai, in modo consolidato un passe-partout per i giovani nel mondo del lavoro, forse anche più delle Università. Percorsi di Istruzione Terziaria di eccellenza e ad alta specializzazione tecnologica post diploma, rappresentano la sinergia e l’integrazione della formazione con il lavoro con le politiche industriali prevedendo percorsi formativi riferiti alle aree tecnologiche considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese.

Con un bacino di iscritti che si aggira intorno ai ventimila studenti di cui “solo” 3.761 si sono diplomati nel 2019, rappresentano un ottimo trampolino di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani.

Il miglior modo per i giovani per accedere al mondo del lavoro: gli Istituti Tecnici Superiori

Il monitoraggio annuale effettuato dal MIUR e INDIRE ha dismostrato come, nonostante la pandemia e il lockdown, l’80% dei diplomati degli ITS ha trovato lavoro entro un anno dal diploma e, dato ancor più sorprendente, nel 92% dei casi l’impiego è stato una prosecuzione naturale del persorso “aula-onthejob” svolto dagli studenti. Il 60% dei contratti che hanno impegnato questi diplomati, sono nella maggiorparte dei casi a tempo indeterminato o in apprendistato, quindi, da ritenersi assolutamente stabili anche grazie all’Industria 4.0.

Istituti Tecnici Superiori: il nuovo passe-partout per i giovani – Sistema Generale

Il punto di Forza degli Istituti Tecnici Supriori è sicuramente la flessibilità organizzativa e didattica, il 41% delle ore del percorso formativo vissuto in stage e il 27% nei laboratori, nonché il fondamentale partenariato instaurato con 83 Fondazioni Its che fanno da anello di congiunzione tra la scuola e il mondo del lavoro.

Nonostante il mondo del lavoro, in via generale, si sia dovuto scontrare con la pandemia, la richiesta di super-tecnici da parte delle imprese italiane, in realtà, non è diminuita andando in contro tendeza soprattutto in quei settori chiave come il metalmeccanico, la moda, il legno arredo, il chimico-farmaceutico, dove all’alto tasso di domanda di personale specializzato non è stato possibile reperire soggetti qualificati e formati per ricoprire le posizioni vacanti.

La considerazione che viene riservata – dalla scuola, dalle famiglie e dai ragazzi – a questi istituti superiori post diploma non è ancora quella giusta, considerato che forniscono tantissime e validissime opportunità ai nostri giovani, soprattutto per accedere direttamente al mondo del lavoro, dove si stima che alle imprese servano quasi ventimila diplomati ITS ed invece, ogni anno, ne arrivano poco meno di cinquemila.

Francesca Tesoro

Pandemia e Lavoro: la grande crisi degli Autonomi

La pandemia non ha solo cambiato il nostro modo di vivere, di comportarci e di rapportarci con gli altri, ma ha cambiato soprattutto il mondo del lavoro e la situazione lavorativa di molte categorie. L’effetto combinato tra Covid-19, crollo dei consumi e delle richieste di servizi in modo trasversale, ha determinato una vera e propria crisi degli Autonomi.

Proprio i lavoratori autonomi, i lavoratori occasionali e i piccoli operatori economici, i precari e liberi professionisti titolari di Partite IVA e, più in generale, i lavoratori indipendenti, sono coloro i quali hanno subito il peggior scotto di questa “nuova era” e della crisi generata dalla pandemia.

I dati della Banca d’Italia del 2020 e i Rapporti Istat del 2021 che riguardano trasversalemente il lavoro non dipendente, sono davvero pessimi e preoccupanti. Parliamo di lavoratori che rappresentano una platea decisamente estesa del mondo del lavoro e che, senza politiche mirate e non avendo a disposizione nessuna forma di garanzia, si sono ritrovati letteralmente scoperti.

Pandemia e Lavoro: la grande crisi degli Autonomi – Sistema Generale

La pandemia, del resto, ha inferto colpi terribili e falcidiato il comparto del lavoro autonomo con numeri da capogiro che con la crisi del 2008-2009 aveva subito un drastico ridimensionamento stimato per il decennio 2010-2019 nel -6,7%, mentre invece, a causa della pandemia, ha già registrato in un solo anno il saldo negativo del 6,8% perdendo una cifra di circa 355mila occupati. Parallelamente, bisogna considerare che anche i dati delle nuove aperture di partite Iva sono estremamente contenute – meno 15% nel 2020 rispetto l’anno precedente – e il fatto che, ad oggi, una su quattro è stata definitivamente chiusa.

La grande crisi degli Autonomi e del mondo del lavoro indipendente determinata dalla Pandemia

I dati assumono tinte ancora più drammatiche se si ragiona seguendo i parametri geografici, accorgendosi, dunque, che nel Mezzogiorno il calo del lavoro indipendente è addirittura di due punti percentuali più altri rispetto la media nazionale che si attesta al -22,5%.

Per quanto l’intero sistema economico occupazionale sia stato investito da questa inaspettata pandemia, sono decisamente i lavoratori autonomi ad averne pagato le conseguenze maggiori, occupando in maniera preponderante l’area critica del mercato lavorativo.

Probabilmente, l’assenza di un sistema fatto di protezioni e garanzie per queste categorie salariali, non è riuscita ad evitare una vera e propria emorragia, nonostante gli interventi governativi abbiano cercato di sostenere il lavoro indipendente, dimostrando ancora una volta l’inadeguatezza di un sistema che non garantisce a tutti i lavoratori le stesse tutele e che necessita di seri ed urgenti interventi di riforma.

Francesca Tesoro

Soul: un film di animazione che ci insegna il vero senso della vita

 

New York, giorni nostri. Joe Gardner è un uomo di mezza età e insegnante di musica delle scuole medie, completamente concentrato sul suo sogno di voler diventare un jazzista famoso, in attesa della occasione che lo renda definitivamente celebre.
Quando finalmente l’occasione arriva e riesce ad ottenere e superare il provino nella band della nota jazzista Dorothea Williams, Joe si esalta al punto tale che, rincasando, distratto per la felicità cade in un tombino, finendo in coma.
Nel giorno più bello della sua esistenza, mentre il suo corpo resta inchiodato in un letto di ospedale, la sua anima finisce nell’Anzitempo dove le nuove anime non ancora nate sviluppano personalità, interessi e manie prima di andare sulla terra. Joe, non volendo proprio morire e pretendendo di tornare sulla terra per vivere il sogno della sua vita, fa un patto con Jerry, consulente dell’ispirazione delle anime, diventando il mentore di 22, anima millenaria che ancora non è riuscita a staccare il pass per la terra rifiutandosi di trovare il suo scopo nella vita. Rispediti sulla terra, però, 22 finisce nel corpo di Joe mentre il musicista in quello di un gatto e così, per ritornare nell’Anzitempo e risistemare le cose, l’insolita coppia Joe-22 riuscirà a scoprire proprio quello che mancava ad ognuno dei due.

Prodotto della Disney Pixar che, a causa della pandemia non è mai uscito nelle sale cinematografiche ma direttamente sulla piattaforma streaming della stessa Disney, è figlio di Pete Docter e Kemp Powers, registi e sceneggiatori già di “Inside Out” e “COCO”, ricevendo pareri estreamamente positivi dalla critica per la storia, l’animazione e la colonna sonora, vincendo due premi Oscar nel 2021 per Migliore Film di Animazione e Migliore Colonna Sonora.
Nonostante sia un film di animazione dedicato (non proprio) ai più piccoli, è in realtà veicolo di tematiche molto profonde che possono comprendere soltanto gli adulti.
Soul” dimostra come l’ambizione possa essere una cosa positiva, ma non l’unico significato della vita stessa, così come l’accanimento che diventa l’ossessione di una vita, porta le persone a credere che questi siano gli unici modi per potersi sentire appagati, scoprendo poi che non è assolutamente così. Nella storia viene anche fatta satira sui mentori che spesso le persone scelgono e che, per quanto possano essere illustri, non sono probabilmente (tutto e solo) quello di cui abbiamo bisogno fino in fondo per realizzarci. Di conseguenza, Joe – oltre ad essere il primo protagonista afroamericano di un film Diseny Pixar – diventa l’unica “persona” in grado  di aiutare 22 a scegliere chi voglia diventare nella sua vita terrena. Di contro l’anima eternamente indecisa di 22 riesce a personificare nel periodo in cui vive nell’anima di Joe tutto quello che lui stesso non era stato in grado di fare – guardate con estrema attenzione il colloquio con la madre del musicista!-.

La pellicola è  da considerarsi assolutamente un bellissimo percorso di riflessione e scoperta (anche) esistenziale intriso di considerazioni sul senso della vita e sulla persona che ogni essere umano vorrebbe diventare, sul valore che diamo alle cose, alle persone e alle situazioni, sempre troppo presi dal dover diventare quello che non per forza è davvero il nostro desiderio, piegandoci inconsciamente al principio dell’assecondare gli altri più che noi stessi.
Le abilità dei singoli protagonisti tanto nella vita reale che nell’Anzitempo, il sentimento delle loro convinzioni, il senso di ispirazione che trasuda dalla storia di ognuno di loro, diventano un ancoraggio a qualcosa che ogni giorno, soprattutto noi adulti, dimentichiamo: l’importanza del mettersi in gioco e il valore di vivere ogni giorno con passione, gustandoci ogni più piccola cosa senza sprecare nemmeno un istante, senza farci spaventare da quello che ci circonda.

 

Francesca Tesoro

Area ex Falck: la Milano del futuro

A Sesto San Giovanni, nella periferia nord della città di Milano, sorge l’area della ex Falck una delle più vaste aree industriali dismesse d’Europa. Nel vecchio impianto siderurigico fermo dal 1995 e classificato come Sito di Interesse Nazionale (SIN), le officine meccaniche, i forni di fusione, le torri dell’acqua e tutte le strutture sono rimaste come scheletri scoperti che ora potranno risorgere.

Grazie al mastodontico piano di riqualificazione della zona, al progetto disegnato dallo studio Foster+Partenrs e al masterplan firmato Norman Foster, al nuovo assetto di Milanosesto che detiene la proprietà del sito, Prelios che si occupa del project management e il gigante immobiliare americano Hines che ha già coinvestito con la Cale Street 500 milioni di euro, si prevedono grandi cambiamenti.

Riqualificazione Area Ex Falck – Sistema Generale

Con un investimento totale di due miliardi di euro e un cantiere che in quindici anni stravolgerà interamente la zona, la bonifica e riqualificazione dell’ex Falck rappresenta la più grande mai realizzata non solo in Italia ma in Europa, anche per tutto l’indotto lavorativo che impegnerà più di tremila operai ed oltre quaranta società di architettura e progettazione.

La Milano del futuro e la conversione dell’area della ex Falck

Un nuovo parco di 45 ettari che caratterizzerà tutta l’area integrandosi con le strutture, un centro direzionale destinato al mondo bancario, la Città della Salute con la riunione dei poli del Neurologico Besta e l’Istituto dei Tumori, costruzioni residenziali, uno studentato per quasi duemila studenti, un viale ampio 27 metri ideato per passeggiate ed esercizi commerciali, spazi culturali e museali, la nuova stazione ferroviaria progettata da Renzo Piano, un hotel, una parte dell’ospedale San Raffaele e un triennio della sua università, 15 chilometri di piste ciclo-pedonali, diventeranno il nuovo volto futuristico della zona.

Pochi giorni fa si è aperto il primo cantiere che ha ufficialmente dato avvio alla riconversione dell’area con l’inizio dei lavori della stazione che con la sua nuova infrastruttura ricucirà Sesto San Giovanni e sarà consegnata alla cittadinanza nel giugno 2023, proseguendo poi con il nuovo svincolo della Tangenziale Nord.

La Milano del futuro parte da qui, come una fenice pronta a spiccare il volo dalle strutture dell’ex Falck.

Francesca Tesoro