“Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman: un nuovo linguaggio delle emozioni

Di Daniel Goleman, giornalista americano classe 1946, psicologo specializzato nello sviluppo della personalità – materia di cui è stato anche professore ad Harvard -, scrittore di temi altisonanti quali la neurologia e le scienze comportamentali per il New York Times e con all’attivo una intera collana dedicata all’intelligenza emotiva e sociale, alla creatività e alla leadership, all’empatia e all’emotività, alle forze che compongono e costituiscono le cose e le persone senza scadere mai nel trascendentale incomprensibile, avevamo già recensito “Leadership Emotiva” qualche tempo fa.

Oggi aggiungiamo un nuovo tassello parlandovi di un altro suo libro, divenuto best seller e strumento di formazione trasversale sia per area geografica che per categorie professionali.
“Intelligenza Emotiva” edito dalla Best Bur è un volume scritto nel 1995 e pubblicato in America nello stesso anno che, dopo aver travalicato i confini nazionali e nel giro di un anno essere stato pubblicato praticamente ovunque, è rimasto profondamente attuale.

Scritto quando  la società civile americana viveva una devastante crisi sociale, con aumento della frequenza dei crimini violenti, dei suicidi e dell’abuso di droghe che trasversalmente coinvolgeva uomini donne giovani e adulti, questo scrittore ha messo nero su bianco quello che oggi, nonostante siano passati tanti anni, può essere definito un ottimo manuale per guarire (anche) quei mali sociali, prestando una maggiore attenzione alla competenza sociale ed emozionale delle persone.

Il suo enorme successo è stato dettato dalla capacità di questo scrittore di enucleare principi molto semplici e attuabili che riguardavano l’alfabetizzazione emozionale e che sono stati offerti strategicamente al mondo scolastico americano per interrompere la deriva sociale che si stava registrando credendo, come  è stato, che insegnando questi “sani principi” agli studenti, ne avrebbe giovato anche la società adulta indirettamente all’inizio e direttamente nel momento in cui quegli stessi studenti sarebbero diventati i nuovi adulti della società.

Per quanto azzardata poteva sembrare questa scelta, nella relatà dei fatti, il programma di alfabetizzazione emozionale diede immediatamente effettivi risultati tangibili e duraturi nel mondo studentesco, riuscendo ad elevare negli studenti la qualità e la capacità di affrontare i  turbamenti, di ascoltare o di concentrarsi, di tenere a freno gli impulsi, di sentirsi responsabili del proprio lavoro o di curare l’apprendimento.

Divenuto un pilastro fondamentale, non solo oltreoceano, del mondo dell’insegnamento – al punto che  è attualmente una delle materie di esame nei percorsi formativi dei docenti – rapidamente si è capito che l’Intelligenza Emotiva avrebbe potuto modificare in meglio anche i settori aziendali e manageriali.

Ebbene, ma se vi chiedessi di definire l’intelligenza emotiva, lo sapreste fare?
Come è stata definita dallo stesso autore l’“Intelligenza Emotiva” è quella particolare forma di intelligenza che ha consentito ai nostri lontani progenitori di sopravvivere in un ambiente ostile e di elaborare le strategie che sono alla base dell’evoluzione umana, e che può aiutare tutti noi ad affrontare un mondo sempre più complesso, violento, difficile da decifrare. L’intelligenza emotiva consente di governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più vantaggiose; è la capacità di capire sentimenti degli altri al di là delle parole; spinge alla ricerca di benefici duraturi piuttosto che al soddisfacimento degli appetiti più immediati”.

Stiamo parlando sostanzialmente di un nuovo linguaggio delle emozioni che si può apprendere e perfezionare imparando a coltivare e riconoscere le emozioni proprie e quelle degli altri. È un qualcosa che, nella realtà dei fatti, dovrebbe essere insegnata nei bambini fin da piccoli perchè l’intelligenza emotiva può semplicisiticamente essere ricondotta al concetto elementare del “corretto uso delle emozioni” che rappresentano un fattore determinante anche per il raggiungimento dei successi personali e professionali di ogni persona. La capacità, infatti, di saper utilizzare correttamente le proprie emozioni, sapendole identificare, comprenderle, gestire, è indubbiamente lo strumento fondamentale per affrontare in modo nettamente migliore la propria vita, tanto personale quanto professionale.

Vi siete mai chiesti come le nostre emozioni possano influenzare i nostri percorsi, le nostre reazioni, al punto tale da ostacolarci completamente nella nostra capacità di agire o di decidere lucidamente? Per quanto possa essere difficile da accettare una cosa del genere, è davvero così.

Leggendo questo libro, ogni lettore può portarsi a casa tre grandi lezioni – di cui ovviamente non vi scriverò tutto, altrimenti non sarebbe abbastanza divertente per voi leggere Goleman-.

La prima: “L’autoconsapevolezza – in altre parole la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta – è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva”. Tradotto, l’intelligenza emotiva si basa sull’abilità di essere consapevole di sé stessi ed essere in grado di auto-equilibrarsi. Questo perchè ci sono sotanzialmente due aspetti fondamentali da considerare per essere emotivamente intelligenti: uno è essere consapevole della propria emotività essendo in grado di riconoscere e classificare le proprie emozioni, l’altra è la capacità di autocontrollarsi e regolarsi. Semplice a dirsi, può sembrare anche tautologico, ma se ci pensate è come iniziare a correre una maratona con un paio di infradito ai piedi. Comincereste a correre la maratona di New York con delle ciabatte ai piedi? Necessariamente dovreste cambiare qualcosa, o no?

La seconda: “Le persone competenti sul piano emozionale – quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente – si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime che nel cogliere le regole implicite che portano al successo”. Non è vero come è comunemente creduto che la cosa importate per avere successo nella vita è un quoziente intellettivo altamente performante e fatto di un numero stratosferico, al contrario, il raggiungimento della felicità è direttamente collegato alla propria intelligenza emotiva, questo perchè è in base a come noi gestiamo il nostro sé e mobilitiamo le nostre emozioni positive che ci proiettano verso un obiettivo.

La terza: “Se vuoi migliorare la tua intelligenza emotiva devi allenarti severamente a essere sempre ottimista coltivando il pensiero positivo in tutto quello che fai”.
Insomma, allenandosi duramente su questo aspetto – e su tutti gli altri, sia chiaro – sarà possibile sviluppare quella resilienza che caratterizza le persone dotate di un’elevata intelligenza emotiva.

Le persone emotivamente intelligenti, sono coloro che praticano nella vita di tutti i giorni autocontrollo, entusiasmo, perseveranza e automotivazione, creando un sistema di autoconsapevolezza delle proprie emozioni e del proprio modo di pensare.
L’autoconsapevolezza viene definita dallo stesso Goleman come quella “capacità di motivare sé stessi, persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo, evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.

Davvero, reimpostare questi aspetti nella propria vita significa migliorarla drasticamente? Decisamente si. Per ogni aspetto di cui abbiamo parlato, ci sono risvolti estremamente positivi che proviamo a sintetizzare in questo rapidissimo schema.

Alla AUTOCONSAPEVOLEZZA EMOZIONALE corrispondono la  migliore capacità di riconoscere e denominare le nostre emozioni, di comprendere le cause dei sentimenti, di riconoscere la differenza tra sentimenti e azioni.

Dal CONTROLLO DELLE EMOZIONI discendono la sopportazione della frustrazione, il controllo della collera, la capacità di esprimerle, affrontare lo stress, abbassando il senso di solitudine e ansia nei rapporti sociali.

INDIRIZZARE LE EMOZIONI IN SENSO PRODUTTIVO significa condensare un  maggior senso di responsabilità, capacità di concentrarsi sul compito che si ha di fronte e di fare attenzione, avere minor impulsività e maggiore autocontrollo, migliorando i risultati delle proprie prove.

Tutto questo, si condensa nella GESTIONE DEI RAPPORTI, riuscendo  ad avere una capacità di analizzare e comprendere i rapporti, risolvere i conflitti e negoziare i contrasti, acquisendo una maggior sicurezza di sé e nelle proprie capacità di comunicazione, raggiungendo un maggior livello di simpatia e socievolezza, abbassando l’individualismo e aumentando la collaborazione in gruppo, attraverso lo spirito di condivisione, di collaborazione e di disponibilità a rendersi utili agli altri, determinando nella maggior democrazia nel trattare con gli altri.

Insomma, una volta letto questo libro, si è tecnicamente pronti per iniziare questo allenamento e intraprendere la giusta strada verso la nostra felicità! E indubbiamente, verso un nuovo tipo di successo!!

Francesca Tesoro

Sorry we missed you: l’altra faccia della gig economy

Newcastle, Inghilterra. Rick – Kris Hitchen – e Abby Turner – Debbie Honeywood – colpiti come molti dal crollo economico della prima decade del secolo, si ritrovano a svolgere lavori estremamente precari e sottopagati che finiscono per occupargli l’intero giorno e prosciugare tutte le energie. Per non far mancare nulla ai due figli, Sebastian e Liza, ma soprattutto per tornare a credere di poter costruire un futuro per la famiglia e per i ragazzi e  sentirsi finalmente indipendenti, decidono di dare una svolta alla lorao vita.
Abby vende la propria macchina perchè Rick riesca a comprare un furgone che lo renda il padrone del proprio destino, convinti che il sacrificio del momento in due anni gli permetterà di acquistare la loro casa e poter mandare i figli all’università. I risvolti di questa scelta, però, comprometteranno la serenità familiare.

“Sorry We Missed You”, film di Ken Loach sceneggiato in coppia con l’amico Paul Laverty, è uscito nelle sale a gennaio del 2020 dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2019, dichiarato il Miglior Film Europeo al Festival di San Sebastian ed aver ottenuto una candidatura ai premi Bafta.
É un film crudo e drammatico, non per la storia in sé ma per la capacità di riprodurre esattamente e fedelmente – oltre che con struggente empatia – la storia di molti lavoratori dei giorni d’oggi incastrati nel nuovo precariato travestito da lavoro autonomo.

Questa pellicola fa scorrere sullo schermo una famiglia “ordinaria” con  due genitori compressi letteralmente dai loro rispettivi lavori e i due figli, un adolescente irrequieto che vuole combattere ciò che vive e una undicenne che con la sua sensibilità cerca di tenere stretta a sé la propria famiglia. Ma dietro questa storia si cela la rappresentazione più attuale della Gig Economy, che al giorno d’oggi è diventata permeante e talmente consuetudinaria da non essere neanche più percepita, ed è la nuova forma di organizzazione dell’economia digitale e del lavoro che pervade la vita di molti lavoratori.


Questo modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo piuttosto che sulle prestazioni lavorative stabili e continuative caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali, in realtà è nata per quei mestieri che una persona potrebbe (voler) svolgere a tempo perso, come se fosse un secondo lavoro per occupare il tempo di uno studente universitario. Invece è ormai diventato un nuovo metodo di lavoro standardizzato e non più a tempo perso, sempre più parcellizzato e affidato a lavoratori freelance, non più gestito da un capo o da un coordinatore di area o settore “vero e umano”, ma da piattaforme sempre più digitali che usano algoritmi sempre più veloci e maggiormente canalizzati, al punto da far diventare le persone dei veri e propri lavoratori alle dipendenze di datori  sempre più virtuali e che richiedono di svolgere le attività lavorative freneticamente, senza soste, senza tutele, ipercontrollati.
Durante le riprese di un precedente film, il regista e lo sceneggiatore di questa pellicola, hanno cominciato ad interrogarsi su qualcosa che vedevano ronzargli intorno, cercando di capire cosa c’era davvero dietro chi consegnava pasti sul set o si preoccupava di fargli da autista a prezzi economicamente più vantagiosi.

Così è nato questo film, parlando con i fattorini – che ricevono anche una menzione nei titoli di coda -, girato in ordine cronologico e senza un copione che permettesse di prevedere il finale, per renderlo il più naturale e vero possibile, facendo calare gli attori non solo nel ruolo che stavano interpretando, ma catapultandoli letteralmente e materialmente nelle vite di Ricky, Abbie, Liza e Sebastian.

Nonostante l’età avanzata che lo vorrebbero serenamente in pensione, Ken Loach con il suo stile graffiante e spietato ancora una volta ha cesellato i ritratti dell’emergenza sociale della working class britannica ed europea, rendendo questo film un faro su quello che è diventato il mondo del lavoro e dei lavoratori nella nostra società contemporanea.
Il messaggio che questo film vuole lanciare, non è tanto una denuncia verso i grandi e meno grandi sistemi automatizzati che ormai siamo normalmente abituati ad usare per soddisfare una voglia di cibo fuori orario o un risparmio spasmodico per l’acquisto di un prodotto qualsiasi, ma una riflessione più profonda che ognuno dovrebbe fare e che riguarda la sostenibilità di questo metodo economico e delle ricadute dello spacchettamento dell’essere umano che necessariamente deve soccombere ad un sistema frenetico.
Per quanto un film debba avere nella maggior parte dei casi l’obiettivo di farci ridere, divertire, dimenticare la realtà che ci circonda, il merito di questa pellicola sta nell’effetto contrario. Il suo ruolo infatti è quello di farci comprendere come singoli, l’importanza che il lavoro ha e deve avere per ogni persona e come società. Di contro, dovrebbe farci ricordare che dietro ogni situazione lavorativa c’è una persona e che come tale merita di essere rispettata. Per cui, c’è quasi da sperare che alla prossima consegna mancata al vostro indirizzo abbiate visto questo film, anche se in Italia, non viene lasciato il bigliettino con la scritta “Sorry We Missed You”.

Francesca Tesoro

“Libera el líder que hay en ti” de Stephen R. Covey

En los últimos meses, el mundo de la infancia y la educación se ha visto sometido a una presión especial. La emergencia sanitaria vinculada al Panemic Covid-19 que ha golpeado al mundo está cuestionando la forma de educar a los niños y preparar a los estudiantes para el futuro, dada la incertidumbre que parece caracterizar la vida de todos.
Los gobiernos de todos los países del mundo se han encontrado imponiendo nuevos hábitos a los ciudadanos y cada nación ha aceptado el distanciamiento social necesario para combatir el Coronavirus.

Esto supuso, en primer lugar, el cierre de escuelas. Muchos padres, ya probados por el miedo a la salud, por la precariedad de los entornos laborales y las condiciones económicas, han tenido que reinventarse y, en ocasiones, incluso probar suerte en el papel de profesores de sus hijos.

La situación, todavía muy incierta en el mundo, obliga a navegar a la vista, sobre todo en lo que respecta al mundo escolar. Las nuevas tecnologías, que han hecho posible afrontar los largos meses de bloqueo gracias al llamado aprendizaje a distancia, no pueden ser la única solución, especialmente a largo plazo.

Para mirar al futuro con optimismo, es necesario probar nuevos métodos o redescubrir los ya probados, para intentar lograr el mejor resultado posible, incluso en la adversidad.

En este sentido, tras leer y analizar “Las 7 reglas para tener éxito” y “La octava regla. De la eficacia a la excelencia ”, Stephen R. Covey ha vuelto a inspirarnos con otro bestseller,“ Libera al líder que hay en ti ”, Franklin Covey Education, ahora un clásico que se puede reinterpretar de una manera moderna. Es un manual real para educadores y padres que quieran inspirar grandeza en niños y adolescentes.

Un vademécum, pero también un testimonio práctico de cómo las 7 reglas ideadas por Stephen Covey se pueden aplicar en el mundo de la escuela, pero también en la educación familiar de los niños para transmitir confianza y sentido de responsabilidad y empatía desde la infancia.

Pero dejémoslo claro: como lo hizo con los adultos, incluso con los niños, el autor no profesa el éxito a toda costa, ni económico, ni laboral, ni personal. Este manual no enseña “qué pensar” para tener éxito, sino “cómo pensar” para definir realmente tus prioridades y dar lo mejor de ti para lograr metas que favorezcan el crecimiento de los niños.

Capítulo tras capítulo se describe el proceso educativo que ayuda a los niños y jóvenes a tomar conciencia de sí mismos y de sus sueños de forma natural, afrontando las dificultades y haciendo del contexto que les rodea, ya sea escolar o familiar, un lugar en el que vivir. para brotar y sentirse a gusto.
La piedra angular, como ya ha explicado Covey, es escucharse a sí mismo y a los demás, convirtiéndose primero en líder de uno mismo y, posteriormente, de un hipotético grupo. Adquirir liderazgo, para los más pequeños, significa intentar dominar el contexto que los rodea, sin sentirse dominados u oprimidos. Pero también significa entender su dinámica y sentirse parte de un proyecto mayor, además de ser protagonistas de un proceso de crecimiento. Sentirse escuchado, ayuda a la capacidad de escuchar y ganar confianza en las propias posibilidades ayuda a inculcar confianza en los demás: esto es liderazgo.

Lo llamativo de este texto y que podría ser reevaluado y reaplicado incluso en la difícil situación escolar actual a nivel mundial, debido al Coronavirus, son todos los ejemplos prácticos de escuelas que han implementado este método a diario, obteniendo grandes resultados.
En el pasado, las enseñanzas de Stephen Covey han inspirado a miles de maestros en miles de escuelas en docenas de países alrededor del mundo.

La educación en la eficacia y la confianza en las propias capacidades podría dar muchos resultados incluso en nuevos contextos escolares que, en los próximos meses, deberán adoptar las reglas del distanciamiento social, pero también en el caso de que se vuelva a ver obligado a afrontar largos años. periodos de lecciones a distancia.

Incluso en las adversidades más impredecibles para los adultos, los niños y adolescentes tienen derecho a atesorar su tiempo y no quedar inmovilizados por la creencia de que no se puede hacer nada para construir un futuro mejor.

La piedra angular, como ya ha explicado Covey, es escucharse a sí mismo y a los demás, convirtiéndose primero en líder de uno mismo y, posteriormente, de un hipotético grupo. Adquirir liderazgo, para los más pequeños, significa intentar dominar el contexto que los rodea, sin sentirse dominados u oprimidos. Pero también significa entender su dinámica y sentirse parte de un proyecto mayor, además de ser protagonistas de un proceso de crecimiento. Sentirse escuchado, ayuda a la capacidad de escuchar y ganar confianza en las propias posibilidades ayuda a inculcar confianza en los demás: esto es liderazgo.

Lo llamativo de este texto y que podría ser reevaluado y reaplicado incluso en la difícil situación escolar actual a nivel mundial, debido al Coronavirus, son todos los ejemplos prácticos de escuelas que han implementado este método a diario, obteniendo grandes resultados.
En el pasado, las enseñanzas de Stephen Covey han inspirado a miles de maestros en miles de escuelas en docenas de países alrededor del mundo.

La educación en la eficacia y la confianza en las propias capacidades podría dar muchos resultados incluso en nuevos contextos escolares que, en los próximos meses, deberán adoptar las reglas del distanciamiento social, pero también en el caso de que se vuelva a ver obligado a afrontar largos años. periodos de lecciones a distancia.

Incluso en las adversidades más impredecibles para los adultos, los niños y adolescentes tienen derecho a atesorar su tiempo y no quedar inmovilizados por la creencia de que no se puede hacer nada para construir un futuro mejor.

Articolo di Alessandra Rinaldi

Traduzione di Sara Trincali

Punto: aprire la mente e chiudere con le stronzate di Costantino della Gherardesca

 

Come sopravvivere all’estate, soprattutto una come quella di quest’anno?
 Sfogliando qualcosa di ironico e beffardo ma realistico, (altamente) dissacrante senza mai essere offensivo, simpaticamente sopra le righe, per leggere di ciò che ci circonda e di come sopravvivergli.
  Questo è “Punto: aprire la mente e chiudere con le stronzate” primo libro di Costantino Della Gherardesca, edito dalla Rizzoli Lizard, pubblicato nel 2017.

Cinque capitoli, apparentemente dissociati dalla concezione in cui siamo abituati a vivere ogni giorno, attraverso i quali si capisce come sia più importante e necessario “Non seguire i tuoi sogni” e “Diffida(re) della semplicità”.
Scorrendo le pagine di questo libro ci si rende conto di quanto sia liberatorio “Non cercare consensi” riuscendo ad “Evita(re) la realtà”, perchè “Mentire è un atto civile”.
Le regole contenute in questo libro, esilarante parodia del manuale spirituale anni novanta ed attraverso il quale riusciamo a ritrovare consigli sul come vivere al meglio la nostra vita, servono a solcare una linea in piena controtendenza rispetto ai risaputi luoghi comuni e al conformismo dilagante che, grazie ai vari format social, si  sono impadroniti della nostra vita, diventando, grazie all’irriverente Costantino Della Gherardesca, proposte per uscire da un momento storico fatto di crisi economica e paura.

Un testo sfrontato e semplice al tempo stesso, capace di far materialmente riflettere su ciò che ci circonda quando riusciamo ad interpretarlo con attenzione, senza però mai perdere il sorriso e dimenticare quella capacità ironica che ognuno di noi dovrebbe avere sempre e praticare almeno una volta (al giorno) nella vita.

Tra aneddoti divertenti, sprazzi autobiografici, tanta (ma tantissima) autoironia, confessioni di sfrenata sincerità e divertentissimi ritratti di personalità intoccabili della cultura e della politica contemporanea italiana ed estera, le pagine colorate, doppie e consistenti, custodite in un cartonato di altri tempi, si fanno letteralmente cavalcare in un men che non si dica dall’inizio alla fine, godendo così dei capitoli ma soprattutto delle “Rotazioni rapide” (di cui non vi dirò altro per incrementare il vostro smisurato senso di curiosità).

Reso ancora più completo ed eccezionale dalle illustrazioni di Ciro Fanelli, questo libro sarebbe davvero da leggere in leggerezza e tranquillità se non fosse che di fondo, tra una risata e uno sberleffo, riesce a far intravedere delle amare verità che dovremmo tener sempre presenti.
Insomma, “una filosofia di vita in cinque punti per sbarazzarsi di tabù millenari e imparare ad amare senza imbarazzo le differenze, il progresso e – soprattutto – i soldi. Una satira feroce e paradossale, a metà strada tra il manifesto politico e il manuale di auto-aiuto, che segna l’esordio letterario di un autore spietato, in particolar modo con se stesso” scritto con l’ironia che contraddistingue Costantino Della Gherardesca, definito come punta di diamante della nuova televisione italiana e che  ancora una volta, dimostra di saperne più di un qualsiasi viceministro e sottosegretario di stato (tradotto un vice del ministro degli esteri).

Francesca Tesoro

“Libera il leader in te” di Stephen R. Covey

Negli ultimi mesi, il mondo dell’infanzia e dell’istruzione è stato messo particolarmente sotto pressione. L’emergenza sanitaria legata alla Panemia di Covid-19 che ha colpito il Mondo sta mettendo in discussione il modo di educare i figli e di preparare gli studenti per il futuro, vista l’incertezza che sembra caratterizzare la vita di tutti.
I governi di tutti i Paesi del Mondo si sono ritrovati a imporre nuove abitudini ai cittadini e ogni Nazione ha fatto i conti col necessario distanziamento sociale per combattere il Coronavirus.

Ciò ha implicato, prima di tutto, la chiusura delle scuole. Molti genitori, già provati dalla paura per la salute, dalla precarietà degli ambienti di lavoro e delle condizioni economiche, hanno dovuto reinventarsi e, talvolta, cimentarsi anche nel ruolo di insegnanti nei confronti dei loro figli.

La situazione, ancora molto incerta a livello mondiale, impone di navigare a vista, soprattutto per ciò che riguarda il mondo della scuola. Le nuove tecnologie, che hanno permesso di far fronte ai lunghi mesi di lockdown grazie alla cosiddetta didattica a distanza, non possono essere l’unica soluzione, soprattutto sul lungo periodo.

Per guardare al futuro con ottimismo, occorre cimentarsi in nuovi metodi o riscoprirne di già collaudati, per cercare di raggiungere il massimo risultato possibile, anche nelle avversità.
A tal proposito, dopo aver letto e analizzato “Le 7 regole per avere successo” e “L’ottava regola. Dall’efficacia all’eccellenza”, Stephen R. Covey è tornato ad ispirarci con un altro bestseller, “Libera il leader in te”, Franklin Covey Education, ormai un classico che può essere riletto in chiave attuale. Si tratta di un vero e proprio manuale per educatori e genitori che vogliono ispirare la grandezza nei bambini e nei ragazzi.

Un vademecum, ma anche una testimonianza pratica di come le 7 regole ideate da Stephen Covey possono essere applicate nel mondo della scuola, ma anche nell’educazione familiare dei bambini per imprimere fiducia e senso di responsabilità e di empatia fin dall’infanzia.

Ma facciamo subito chiarezza: proprio come ha fatto con gli adulti, anche con i bambini, l’autore non professa il successo a tutti i costi, né economico, né lavorativo, né personale. Questo manuale non insegna “cosa pensare” per avere successo, bensì “come pensare” per definire realmente le proprie priorità e dare il massimo per raggiungere obiettivi che favoriscano la crescita dei più piccoli.

Capitolo dopo capitolo, viene descritto il processo educativo che aiuta bambini e ragazzi ad acquisire consapevolezza di se stessi e dei propri sogni in modo naturale, affrontando le difficoltà e facendo del contesto che li circonda, che sia la scuola o la famiglia, un posto in cui germogliare e sentirsi a proprio agio.

La chiave di volta, come già spiegato da Covey, è porsi in ascolto, di se stessi e degli altri, diventando leader prima di tutto del proprio io e, successivamente, di un ipotetico gruppo. Acquisire leadership, per i più piccoli, significa cercare di dominare il contesto che li circonda, senza sentirsi dominati o oppressi. Ma significa anche capirne le dinamiche e sentirsi parte di un progetto più grande, oltre che protagonisti di un processo di crescita. Sentirsi ascoltati, aiuta la capacità di ascoltare e acquisire fiducia nelle proprie possibilità aiuta a infondere fiducia negli altri: questo è leadership.

Ciò che colpisce di questo testo e che potrebbe essere rivalutato e nuovamente applicato anche nella difficile situazione scolastica attuale a livello mondiale, a causa del Coronavirus, sono tutti gli esempi pratici di scuole che hanno attuato quotidianamente questo metodo, ottenendo grandi risultati.
In passato gli insegnamenti di Stephen Covey hanno ispirato migliaia di insegnanti in migliaia di scuole in decine di Paesi nel Mondo.

L’educazione all’efficacia e alla fiducia nelle proprie capacità potrebbe dare molti risultati anche nei nuovi contesti scolastici che, nei prossimi mesi, dovranno fare proprie le regole del distanziamento sociale, ma anche nel caso in cui si fosse di nuovo costretti ad affrontare lunghi periodi di lezioni a distanza.

Anche nelle avversità più imprevedibili per gli adulti, i bambini e i ragazzi hanno diritto di fare tesoro del proprio tempo e di non lasciarsi immobilizzare dalla convinzione che nulla si possa fare per costruire un futuro migliore.

Alessandra Rinaldi

La Religione del Lusso: un brillante manuale di resistenza

 

“La Religione del Lusso”, edito dalla Rizzoli Lizard ed uscito poco più di tre settimane fa, è un brillante manuale di resistenza in grado di proporre soluzioni rivoluzionarie, facendoci riflettere – almeno un po’ – sulle cause del difficile momento che stiamo attraversando, inteso anche come specchio sui singoli dei mali della società, senza mai diventare pesante.
Costantino Della Gherardesca, cinico, ironico, irriverente, eccentrico, editorialista per diverse testate giornalistiche, presentatore tra i più eclettici e preparati del panorama nazionale, non solo dal punto di vista strettamente televisivo ma anche culturale, conosciuto dai più grazie al format di Pechino Express – prima come partecipante poi come conduttore – di cui è diventato volto d’eccellenza (al punto che quando si vociferò della sua sostituzione alla guida del programma, si scatenò una bagarre sulla rete), nonché altamente performante per la sua capacità di passare elasticamente da un format televisivo all’altro, è l’autore di questo libro profondo, tanto nelle riflessioni che nei racconti.


Organizzato come un trattato filosofico simpaticamente impertinente, accompagnato dalle illustrazioni di Ciro Fanelli – giovane artista e tatuatore-, questo volume affronta temi che spaziano dall’arte all’economia, dai viaggi alla politica nazionale ed estera, riuscendo ad identificare e ben spiegare quello stato di erosione psicologica nel quale versiamo trasversalmente ed inesorabilmente tutti noi, imprigionati dalle regole e dal moralismo che ci circondano.

Nell’irriverenza delle sue pagine, è indubbia la presenza di un altissimo senso di speranza che Costantino vuole trasmettere con l’intento, nel suo piccolo, di voler spingere l’individuo ad avere la qualità più preziosa e più stimabile di tutte: il coraggio. Infatti, a ben riflettere e a meno che non si disponga di una lampada magica e un genio prêt-à-porter, bisogna essere consapevoli che ogni persona deve combattere per il proprio futuro. E per farlo diventa importante, se non indispensabile, conoscere la storia per decodificare il presente e le persone che non la conoscono sono incapaci di farlo.
È altrettanto indubbio che nella vita si debbano affrontare molti ostacoli imposti continuamente dalla società, anche per ottenere cose semplicissime e se una persona è infelice e frustrata, trova meno tempo per coltivare i propri desideri e le proprie passioni.

Questo libro, seppur con uno stampo comico, è intriso di critica culturale che, attenzione(!), non va intesa come critica fine a sé stessa, ma diventa una chiave di lettura del tutto.
Il lusso, di cui si legge, non è uno status simbol, ma è prima di tutto una questione di spazio per vivere fuori dall’ordinario, per superare la noia e per trovare il bello laddove gli altri non lo cercherebbero mai. Le molte icone del nostro tempo e della storia recente di cui l’autore scrive nel testo, ci offrono una visione del (nostro) mondo affascinante e diversa, alcuni addirittura da considerarsi precursori del e nel loro tempo di cose diventate quasi ordinarie e (stra)conosciute al giorno d’oggi.
Un modo di guardare alla società, all’arte, all’econonomia senza nostalgia né chiusure mentali per dare spazio ai diritti degli altri e soprattutto a noi stessi, attraversando ed analizzando ironicamente una serie di argomenti che sembrano completamente distanti tra loro ma invece profondamente legati al nostro essere quel che siamo in questo determinato momento storico.

Costantino Della Gherardesca ci dice che “La religione del lusso è essenzialmente il culto della scoperta, a partire da quella di sè stessi” e “il lusso non ha nulla a che vedere con gli yacht, i privée e le macchine d’oro: è istruzione, studio, viaggi, scambio culturale. È un’idea di globalizzazione mutuata da un solido individualismo” ma con una base fatta “dalla conoscenza e dal rispetto del diverso”.
Ancor più illuminante risulta l’inciso secondo il quale “Il passato non va imitato o copiato malamente, ma studiato e reinterpretato perchè la filologia deve sempre cedere il passo alla funzionalità e fermarsi e chiudersi al resto del mondo” e come singoli o come nazione, “è un lusso che proprio non possiamo permetterci”.

Francesca Tesoro

Kung-Fu y el arte de mantener la calma: los siete principios de Bernhard Moestl para el autocontrol

 

 

Ya conocimos a Bernhard Moestl con la revisión de “Kung-Fu y el arte de tomar medidas: superar sus miedos, actuar como un shaolin”, que también se ha traducido recientemente para el Sistema Internacional debido al gran interés que tiene generado en nosotros.

Después de todo, usted es consciente de que las elecciones que hacemos siempre tienen un propósito definido y determinado que quiere intensificar nuestro enfoque sistémico de las cosas.

Bueno, hoy presentamos otro libro de Moestl titulado “Kung-Fu y el arte de mantener la calma. Los 7 principios de Shaolin para el autocontrol “, siempre publicado por Feltrinelli Editore.

Ciertamente, nuestro objetivo no es transformarnos a todos en equivalentes occidentales de los monjes Shaolin, generalmente conocidos como monjes budistas chinos con un gran temperamento físico, psicológico y filosófico, con una poderosa capacidad y sacrificio por sus entrenamientos agotadores que los convierten en los sabios poseedores de arte de Kung-Fu.

Más bien, nos dimos cuenta de cuánto Bernhard Moestl, que se especializa en concienciación y liderazgo, se hizo famoso por sus conferencias y seminarios internacionales y por ser un entrenador de negocios experto, en realidad logra hacer aplicables los principios aprendidos en veinte años de La vida vivida en Asia y en estrecho contacto con los monjes Shaolin en nuestra vida cotidiana, haciéndolos absolutamente válidos tanto para nuestra vida estrictamente personal como profesional.

Si reflexiona, de hecho, se dará cuenta de cuánto lo que hacemos refleja más las expectativas de los demás en nuestro nombre y cómo, tanto nuestro personal como nuestra vida profesional y laboral, está imbuida de la necesidad de alcanzar objetivos más concretos válidos para otros que para nosotros En tal situación, donde estamos literalmente comprimidos por la necesidad espasmódica de complacer a los demás, establecemos un mecanismo que nos lleva a olvidarnos de nosotros, nuestras expectativas, nuestras necesidades y nuestras emociones.

Aquí, el valor de este libro que, además de ilustrar estrategias ganadoras para resaltar nuestro verdadero valor y deseo (atención, no es solo un juego de palabras), es hacernos abrir los ojos dando el peso adecuado a lo que hacemos y a la forma en que lo hacemos.

En la vida agitada que nos encontramos viviendo incondicionalmente, incluso cuando sentimos la necesidad de más tranquilidad al hacer lo que hacemos y no solo por la pereza, sino precisamente por una necesidad íntima y personal, no nos damos cuenta de cuánto puede llegar a ser todo nuestro. enemigo: tiempo porque es esquivo y nunca suficiente, nuestro jefe que siempre quiere algo más de lo que hemos hecho, el colega que se sienta a nuestro lado en la oficina y no parece hacer lo suficiente, nuestros pasatiempos cuando nos gustaría practicarlos pero no tenemos éxito gracias a otros, amigos y familiares porque no les prestamos suficiente atención, y así sucesivamente …

Básicamente, ya no somos capaces de darnos cuenta de que “si odiamos a nuestros enemigos, les damos un gran poder sobre nuestras vidas” como resultado, a menudo terminamos siendo absorbidos por mecanismos que nos cansan, nos hacen explotar, nos devastan, nos hacen perder de vista nuestros objetivos (reales) pero, sobre todo, nos hacen vulnerables a todas las emociones que sentimos.

Si las cosas no nos satisfacen, estaremos, en el mejor de los casos, tristes y desmotivados, y solo podremos experimentar emociones negativas, por lo tanto, el hecho de que las emociones se fortalezcan dentro de nosotros, sin que podamos evitarlo, provoca ataques que aprovechar nuestras emociones son particularmente efectivas y peligrosas “. Por otro lado, ser “cada reacción emocional que es un signo de una forma de desequilibrio interno” ya presente en nosotros, significa que solo examinando cuidadosamente lo que nos rodea y reequilibrando nuestra forma de ser, sentir y sentir, podríamos realmente salir de círculo que otros dibujan sobre nosotros, porque “uno de los mayores peligros del desequilibrio emocional es que una emoción, cuando actúa constantemente, cambia a la persona sin que ella se dé cuenta”.



Entonces, leer este libro, con un cuaderno y un bolígrafo al lado para escribir todas las sugerencias y análisis en los que el autor nos guía, significará seguir ese camino que Bernhard Moestl muestra y condensa en los siete principios de Shaolin para el autocontrol, un camino a seguir para aquellos que desean comenzar a tener el control de sus propias vidas, sin correr el riesgo de ser manipulados o dominados por la vida cotidiana y por las emociones que sentimos para poder alcanzar nuestros objetivos de manera equilibrada y a través de una forma de pensar claro.

Articolo di Francesca Tesoro

Traduzione di Sara Trincali

The Gifted: il talento è davvero un dono?

Mary (Mckenna Grace) ha un’intelligenza eccezionale ed è un talento prodigio della matematica che il piano di studi della scuola pubblica non ha la possibilità di esaltare – secondo la direttrice dell’istituto-, ma la promessa dello zio Frank (Chris Evans), fatta a Diane, madre della bambina, vale molto di più. La sua famiglia ha precedenti con scuole per bambini superdotati e Frank, tutore legale della piccola, crede che l’ultima cosa di cui possa aver bisogno la nipote è andare in una scuola che possa sottolineare la sua diversità, di cui lei è già consapevole nonostante la giovanissima età.
Frank vuole solo onorare la promessa fatta alla sorella e garantire, al meglio delle sue possibilità, che Mary possa vivere una vita normale come una qualsiasi bambina di sette anni.

La nonna materna Evelyn (Lindsay Duncan) però dopo anni di silenzio e disinteressamento torna e, scoperto l’immenso talento della nipote, inizia una battaglia legale affinchè possa averne la custodia al solo fine di poterle garantire, secondo lei, quell’istruzione che merita proprio per farla eccellere nel mondo accademico.

La famiglia di Mary, senza limiti di sangue o colore della pelle, composta dallo zio che se ne prende amorevolmente cura trattandola come una bambina normale, da Roberta (Octavia Spencer) la vicina di casa e figura materna e dalla maestra Stevenson (Jenny Slate) che allo stesso tempo, prima, crede di aver scoperto il talento della piccola e poi lo asseconda solo in modo positivo cercando di difenderlo dagli interessi degli adulti, per un attimo va in frantumi di fronte la volontà della nonna materna di accaparrarsi la bimba non tanto per un valore filiare e affettivo, ma piuttosto per soddisfare il proprio bisogno di vedere che il sangue del suo sangue abbia raggiunto quel traguardo ambito a cui non era (volutamente e a sua insaputa) arrivata la figlia Diane: risolvere e dimostrare uno dei sette problemi matematici del millennio, il Navier- Stokes, per vincere la medaglia Feels e il Nobel per la fisica, probabilmente.

Quanto i nostri talenti sono davvero un dono e non un intralcio?

Cosa significa avere un talento al limite del soprannaturale e imparare a gestirlo?

E quanto, di contro, i nostri talenti possono diventare terreno di scontro e ancor di più un qualcosa da sfruttare?

Ce lo siamo mai chiesti, veramente?

Queste sono le domande che ci sorgono spontanee vedendo questo film drammatico del 2017 figlio del regista Mark Webb. Ma, in realtà, la pellicola che vi presentiamo oggi vuole raccontare una storia familiare drammaticamente ed emotivamente profonda con un risvolto umano di altissimo livello. Frank ha sacrificato la propria vita per onorare la promessa fatta alla sorella prima che si togliesse la vita costipata e ingabbiata in un mondo in cui il suo talento era sfruttato per mero interesse. Ha fatto del suo meglio per crescere Mary come una bambina normale come voleva la madre e ha scelto di scendere a compromessi pur di preservare la propria adorata nipotina da un meccanismo perverso di sfruttamento delle capacità intellettive che aveva vissuto da bambino e che aveva già distrutto la vita di Diane. Evelyn, la nonna materna, invece rappresenta l’avidità del dover sfruttare ad ogni costo il talento altrui per soddisfare idee e pretese personali, perchè avere un nome su un millenium wall è molto più importante del potersi godere un normale rapporto nonna-nipote dopo aver perso il rapporto madre-figlia per lo stesso motivo, diventanto la rappresentazione della rivalsa personale sulla scelta della figlia di non voler risolvere volontariamente il “suo” problema.

Allora, l’interrogativo che vogliamo far sorgere dalla visione di questo film è: quanto il voler sfruttare il talento degli altri per il proprio tornaconto personale o professionale potrà realmente giovarci e farci percepire quell’agoniato senso di potere? Soprattutto, perchè?
Sareste voi disposti a passare sopra voi stessi e sopra la vita degli altri pur di raggiungere i vostri obiettivi sfruttando i talenti altrui?
Chiedetevelo e rifletteteci perchè se così fosse, non potreste mai essere persone integre e felici, correndo di contro il rischio di perdervi le cose più belle ed elementari della vita umana. Soprattutto, cosa da non dimenticare mai, i talenti sono veramente un dono e come tali non vanno sfruttati ma assecondati per il bene di tutti e nel rispetto di chi li ha dentro di sè.

Francesca Tesoro

Kung-Fu e l’arte di stare cami: i sette principi per l’autocontrollo di Bernhard Moestl

Bernhard Moestl lo abbiamo già conosciuto con la recensione di “Kung-Fu e l’arte di passare all’azione: supera le tue paure, agisci come uno shaolin” che è stata anche recentemente tradotta per Sistema Internazionale per via del grande interesse che ha generato in noi.

Del resto, sapete bene che le scelte che facciamo hanno sempre uno scopo definito e determinato che vogliono intensificare il nostro approccio sistemico alle cose.

 Ebbene, con oggi vi presentiamo un altro libro di Moestl che si intitola “Kung-Fu e l’arte di stare calmi. I 7 principi  Shaolin per l’autocontrollo”, sempre edito dalla Feltrinelli Editore.

Il nostro obiettivo non è certo trasformarci tutti in equivalenti occidentali dei monaci Shaolin, generalmente conosciuti come monaci buddisti cinesi dal grande temperamento fisico, psicologico e filosofico, dalla possente capacità e forza di sacrificio per i loro estenuanti allenamenti che li rendono i sapienti detentori dell’arte del Kung-Fu.

Piuttosto, ci siamo resi conto di quanto Bernhard Moestl, specializzato in consapevolezza e leadership, diventato famoso per le sue conferenze e seminari internazionali e per il suo essere un esperto business coach, in realtà riesca a rendere applicabili i principi appresi in vent’anni di vita vissuta in Asia e a stretto contatto con i monaci Shaolin alla nostra vita di tutti i giorni, rendendoli assolutamente validi sia per la nostra vita strettamente personale che per quella professionale.

Se riflettete, infatti, vi renderete conto di quanto ciò che facciamo sia maggiormente specchio delle aspettative altrui sul nostro conto e, di come, tanto il nostro personale che la nostra vita professionale e lavorativa, sia intrisa della necessità di raggiungere più obiettivi concreti validi per gli altri che per noi. In una situazione del genere, dove siamo letteralmente compressi per il bisogno spasmodico di piacere agli altri,  instauriamo un meccanismo che ci porta a dimenticarci di noi, delle nostre aspettative, dei nostri bisogni e delle nostre emozioni.

Ecco, la valenza di questo libro che oltre ad illustrarci strategie vincenti per far riemergere il nostro reale valore e volere – attenzione, non è solo un gioco di parole -, è quello di farci aprire gli occhi dando il giusto peso a ciò che facciamo e al modo in cui lo facciamo.

Nella vita frenetica che ci ritroviamo a vivere incondizionatamente, anche quando invece avvertiamo la necessità di più tranquillità nel fare ciò che facciamo e non solo per pigrizia, ma proprio per un bisogno intimo e personale, non ci rendiamo conto di quanto tutto possa diventare un nostro nemico: il tempo perchè sfuggente e mai abbastanza, il nostro capo che vuole sempre qualcosa in più rispetto a quello che abbiamo fatto, il collega che siede affianco a noi in ufficio e ci sembra non faccia abbastanza, i nostri hobbies quando vorremmo praticarli ma non riusciamo per colpa di altri, gli amici e i familiari perchè non gli diamo sufficienti attenzioni, e così via….

Fondamentalmente noi non siamo (più) in grado di renderci conto che “se odiamo i nostri nemici concediamo loro un grosso potere sulla nostra vita” di conseguenza, finiamo molto spesso per essere ingurgitati in meccanismi che ci stancano, ci spompano, ci devastano, ci fanno perdere di vista i nostri (veri) obiettivi ma, soprattutto, ci rendono vulnerabili a tutte le emozioni che proviamo.

Se le cose non ci soddisfano, saremo nella migliore delle ipotesi tristi e demotivati e in grado solo di provare emozioni tendenti al negativo, perciò il “fatto che le emozioni rafforzino dentro di noi, senza che noi possiamo evitarlo, fa sì che gli attacchi che sfruttano le nostre emozioni siano particolarmente efficaci e pericolosi”. Di contro, essendo “ogni reazione emotiva spia di una forma di sbilanciamento interiore” già presente in noi, significa che solo vagliando attentamente quello che ci sta intorno e  riequilibrando il nostro modo di essere, di sentire e sentirci, potremmo davvero riuscire ad uscire dal circolo vorticoso che gli altri ci disegnano addosso, perchè “uno dei maggiori pericoli dello squilibrio emotivo è che un’ emozione, quando agisce in modo costante, cambia la persona senza che lei se ne renda conto”.

Dunque, leggere questo libro – con accanto un quaderno e una penna sulla quale appuntare tutti i suggerimenti e le analisi che in cui ci guida l’autore – significherà percorrere quella via che Bernhard Moestl ci mostra e condensa nei sette principi Shaolin per l’autocontrollo, una via da seguire per chi vorrebbe iniziare ad avere il controllo della propria vita, non correndo più il rischio di essere manipolati o dominati dalla quotidianità e dalle emozioni che proviamo per riuscire a raggiungere i nostri obiettivi in modo equilibrato e attraverso un modo di pensare chiaro.

Francesca Tesoro

Kung-Fu y el arte de actuar: supera tus miedos, actúa como un shaolin de Bernhard Moestl


 

En un período como este que todos estamos experimentando, cada uno con sus propias dificultades, sus miedos y la sensación de que sus límites están a punto de hacerse cargo, haciéndonos perder nuestra claridad y nuestra rutina normal, hemos elegido presentar el libro de Bernhard Moestl , “Kung-Ku y el arte de actuar: supera tus miedos, actúa como un shaolin” publicado por Feltrinelli.

Por más que parezca una contradicción o algo extremadamente alejado de nosotros, puedo asegurarles que este libro puede convertirse en un buen ancla de supervivencia pero, sobre todo, una excelente herramienta para poder implementar en nosotros un cambio que nos pueda acompañar por el resto de nuestras vidas y obviamente nos ayudan a superar este momento con serenidad.

Bernhard Moestl, que se especializa en concienciación y liderazgo, se ha hecho famoso por sus conferencias y seminarios internacionales muy seguidos y por ser un experto entrenador de negocios.

Después de vivir en Asia durante muchos años viviendo con monjes Shaolin, hizo de su estilo de vida diario y su forma de pensar una clave aplicable a la vida cotidiana.
Este equipaje de conocimiento ha sido reportado por él mismo en varios libros, cada uno de los cuales se enfoca en un tema específico, convirtiéndose así en una herramienta de implementación completa para aquellos que, por casualidad o voluntariamente, se encontraron leyendo sus escritos.

“Kung-Ku es el arte de actuar: supera tus miedos, actúa como un Shaolin” es el libro que habla y nos muestra la forma de cambiar, que hoy parece más actual que nunca.
En general, estamos atrapados en la sensación de vivir en un mundo demasiado acelerado donde el cambio nos asusta y nos hace vivir con el miedo de no poder seguir el ritmo. En este momento, probablemente, sentimos el mismo miedo debido a la necesidad de vivir ritmos extremadamente lentos y definitivamente fuera de nuestra vida ordinaria (al menos para la mayoría de nosotros).
Entonces este es el momento adecuado para tener este libro en sus manos, leerlo, practicarlo, como sugiere Bernhard Moestl, a través de un cuaderno y un bolígrafo que lo acompañarán durante este proceso de cambio. De hecho, una vez que haya terminado el libro, desplazándose por las páginas del cuaderno que eligió como su compañero de viaje, se dará cuenta de qué camino ha podido configurar respondiendo las preguntas que el mismo autor le ofrecerá mientras lee.

El libro no es un “libro simple como todos los demás”, pero es una herramienta que le permitirá adquirir conciencia de su forma de pensar y que normalmente le impedirá cambiar, mostrándole cómo lidiar con (cualquier) cambio que pueda susto.
Después de todo, incluso si no somos muy conscientes de ello “o somos o somos los arquitectos del cambio” y quienes eligen la segunda posibilidad ciertamente no tendrán toda la eternidad disponible para poner en práctica el cambio que ocurre solo si somos conscientes de que todo comienza desde el momento presente. Esto se debe a que el cambio dura exactamente el momento exacto en el que decides cambiar la forma en que haces algo y no es suficiente por sí solo para determinar el cambio real en nuestra forma de ser o comportarnos con nosotros mismos y con los demás.

Si decides enfrentar este viaje acompañado del libro de Bernhard Moestl y un cuaderno y un bolígrafo, obviamente, podrás cruzar y practicar los ocho pasos y la misma cantidad de capítulos que hablan sobre el cambio y te enseñarán cómo ponerlo en práctica, dándote cuenta de cuánto El tiempo dedicado a ti mismo a través del libro te ha llevado a un nuevo camino.

Será lo desconocido y el autoconocimiento, la autoestima y la identificación de la meta, la identificación del camino y el pleno poder, la implementación y el paso hacia la duración, para acompañarlo en un camino hacia un cambio duradero.

En resumen, “hablar no cocina arroz” y es “mejor tropezar con una nueva manera que quedarse quieto en viejos caminos”, por lo tanto, elija su bolígrafo favorito y su mejor cuaderno. Es tiempo de irse!

Articolo di Francesca Tesoro

Traduzione di Sara Trincali