Sorry we missed you: l’altra faccia della gig economy

Newcastle, Inghilterra. Rick – Kris Hitchen – e Abby Turner – Debbie Honeywood – colpiti come molti dal crollo economico della prima decade del secolo, si ritrovano a svolgere lavori estremamente precari e sottopagati che finiscono per occupargli l’intero giorno e prosciugare tutte le energie. Per non far mancare nulla ai due figli, Sebastian e Liza, ma soprattutto per tornare a credere di poter costruire un futuro per la famiglia e per i ragazzi e  sentirsi finalmente indipendenti, decidono di dare una svolta alla lorao vita.
Abby vende la propria macchina perchè Rick riesca a comprare un furgone che lo renda il padrone del proprio destino, convinti che il sacrificio del momento in due anni gli permetterà di acquistare la loro casa e poter mandare i figli all’università. I risvolti di questa scelta, però, comprometteranno la serenità familiare.

“Sorry We Missed You”, film di Ken Loach sceneggiato in coppia con l’amico Paul Laverty, è uscito nelle sale a gennaio del 2020 dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2019, dichiarato il Miglior Film Europeo al Festival di San Sebastian ed aver ottenuto una candidatura ai premi Bafta.
É un film crudo e drammatico, non per la storia in sé ma per la capacità di riprodurre esattamente e fedelmente – oltre che con struggente empatia – la storia di molti lavoratori dei giorni d’oggi incastrati nel nuovo precariato travestito da lavoro autonomo.

Questa pellicola fa scorrere sullo schermo una famiglia “ordinaria” con  due genitori compressi letteralmente dai loro rispettivi lavori e i due figli, un adolescente irrequieto che vuole combattere ciò che vive e una undicenne che con la sua sensibilità cerca di tenere stretta a sé la propria famiglia. Ma dietro questa storia si cela la rappresentazione più attuale della Gig Economy, che al giorno d’oggi è diventata permeante e talmente consuetudinaria da non essere neanche più percepita, ed è la nuova forma di organizzazione dell’economia digitale e del lavoro che pervade la vita di molti lavoratori.


Questo modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo piuttosto che sulle prestazioni lavorative stabili e continuative caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali, in realtà è nata per quei mestieri che una persona potrebbe (voler) svolgere a tempo perso, come se fosse un secondo lavoro per occupare il tempo di uno studente universitario. Invece è ormai diventato un nuovo metodo di lavoro standardizzato e non più a tempo perso, sempre più parcellizzato e affidato a lavoratori freelance, non più gestito da un capo o da un coordinatore di area o settore “vero e umano”, ma da piattaforme sempre più digitali che usano algoritmi sempre più veloci e maggiormente canalizzati, al punto da far diventare le persone dei veri e propri lavoratori alle dipendenze di datori  sempre più virtuali e che richiedono di svolgere le attività lavorative freneticamente, senza soste, senza tutele, ipercontrollati.
Durante le riprese di un precedente film, il regista e lo sceneggiatore di questa pellicola, hanno cominciato ad interrogarsi su qualcosa che vedevano ronzargli intorno, cercando di capire cosa c’era davvero dietro chi consegnava pasti sul set o si preoccupava di fargli da autista a prezzi economicamente più vantagiosi.

Così è nato questo film, parlando con i fattorini – che ricevono anche una menzione nei titoli di coda -, girato in ordine cronologico e senza un copione che permettesse di prevedere il finale, per renderlo il più naturale e vero possibile, facendo calare gli attori non solo nel ruolo che stavano interpretando, ma catapultandoli letteralmente e materialmente nelle vite di Ricky, Abbie, Liza e Sebastian.

Nonostante l’età avanzata che lo vorrebbero serenamente in pensione, Ken Loach con il suo stile graffiante e spietato ancora una volta ha cesellato i ritratti dell’emergenza sociale della working class britannica ed europea, rendendo questo film un faro su quello che è diventato il mondo del lavoro e dei lavoratori nella nostra società contemporanea.
Il messaggio che questo film vuole lanciare, non è tanto una denuncia verso i grandi e meno grandi sistemi automatizzati che ormai siamo normalmente abituati ad usare per soddisfare una voglia di cibo fuori orario o un risparmio spasmodico per l’acquisto di un prodotto qualsiasi, ma una riflessione più profonda che ognuno dovrebbe fare e che riguarda la sostenibilità di questo metodo economico e delle ricadute dello spacchettamento dell’essere umano che necessariamente deve soccombere ad un sistema frenetico.
Per quanto un film debba avere nella maggior parte dei casi l’obiettivo di farci ridere, divertire, dimenticare la realtà che ci circonda, il merito di questa pellicola sta nell’effetto contrario. Il suo ruolo infatti è quello di farci comprendere come singoli, l’importanza che il lavoro ha e deve avere per ogni persona e come società. Di contro, dovrebbe farci ricordare che dietro ogni situazione lavorativa c’è una persona e che come tale merita di essere rispettata. Per cui, c’è quasi da sperare che alla prossima consegna mancata al vostro indirizzo abbiate visto questo film, anche se in Italia, non viene lasciato il bigliettino con la scritta “Sorry We Missed You”.

Francesca Tesoro

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“Libera el líder que hay en ti” de Stephen R. Covey

En los últimos meses, el mundo de la infancia y la educación se ha visto sometido a una presión especial. La emergencia sanitaria vinculada al Panemic Covid-19 que ha golpeado al mundo está cuestionando la forma de educar a los niños y preparar a los estudiantes para el futuro, dada la incertidumbre que parece caracterizar la vida de todos.
Los gobiernos de todos los países del mundo se han encontrado imponiendo nuevos hábitos a los ciudadanos y cada nación ha aceptado el distanciamiento social necesario para combatir el Coronavirus.

Esto supuso, en primer lugar, el cierre de escuelas. Muchos padres, ya probados por el miedo a la salud, por la precariedad de los entornos laborales y las condiciones económicas, han tenido que reinventarse y, en ocasiones, incluso probar suerte en el papel de profesores de sus hijos.

La situación, todavía muy incierta en el mundo, obliga a navegar a la vista, sobre todo en lo que respecta al mundo escolar. Las nuevas tecnologías, que han hecho posible afrontar los largos meses de bloqueo gracias al llamado aprendizaje a distancia, no pueden ser la única solución, especialmente a largo plazo.

Para mirar al futuro con optimismo, es necesario probar nuevos métodos o redescubrir los ya probados, para intentar lograr el mejor resultado posible, incluso en la adversidad.

En este sentido, tras leer y analizar “Las 7 reglas para tener éxito” y “La octava regla. De la eficacia a la excelencia ”, Stephen R. Covey ha vuelto a inspirarnos con otro bestseller,“ Libera al líder que hay en ti ”, Franklin Covey Education, ahora un clásico que se puede reinterpretar de una manera moderna. Es un manual real para educadores y padres que quieran inspirar grandeza en niños y adolescentes.

Un vademécum, pero también un testimonio práctico de cómo las 7 reglas ideadas por Stephen Covey se pueden aplicar en el mundo de la escuela, pero también en la educación familiar de los niños para transmitir confianza y sentido de responsabilidad y empatía desde la infancia.

Pero dejémoslo claro: como lo hizo con los adultos, incluso con los niños, el autor no profesa el éxito a toda costa, ni económico, ni laboral, ni personal. Este manual no enseña “qué pensar” para tener éxito, sino “cómo pensar” para definir realmente tus prioridades y dar lo mejor de ti para lograr metas que favorezcan el crecimiento de los niños.

Capítulo tras capítulo se describe el proceso educativo que ayuda a los niños y jóvenes a tomar conciencia de sí mismos y de sus sueños de forma natural, afrontando las dificultades y haciendo del contexto que les rodea, ya sea escolar o familiar, un lugar en el que vivir. para brotar y sentirse a gusto.
La piedra angular, como ya ha explicado Covey, es escucharse a sí mismo y a los demás, convirtiéndose primero en líder de uno mismo y, posteriormente, de un hipotético grupo. Adquirir liderazgo, para los más pequeños, significa intentar dominar el contexto que los rodea, sin sentirse dominados u oprimidos. Pero también significa entender su dinámica y sentirse parte de un proyecto mayor, además de ser protagonistas de un proceso de crecimiento. Sentirse escuchado, ayuda a la capacidad de escuchar y ganar confianza en las propias posibilidades ayuda a inculcar confianza en los demás: esto es liderazgo.

Lo llamativo de este texto y que podría ser reevaluado y reaplicado incluso en la difícil situación escolar actual a nivel mundial, debido al Coronavirus, son todos los ejemplos prácticos de escuelas que han implementado este método a diario, obteniendo grandes resultados.
En el pasado, las enseñanzas de Stephen Covey han inspirado a miles de maestros en miles de escuelas en docenas de países alrededor del mundo.

La educación en la eficacia y la confianza en las propias capacidades podría dar muchos resultados incluso en nuevos contextos escolares que, en los próximos meses, deberán adoptar las reglas del distanciamiento social, pero también en el caso de que se vuelva a ver obligado a afrontar largos años. periodos de lecciones a distancia.

Incluso en las adversidades más impredecibles para los adultos, los niños y adolescentes tienen derecho a atesorar su tiempo y no quedar inmovilizados por la creencia de que no se puede hacer nada para construir un futuro mejor.

La piedra angular, como ya ha explicado Covey, es escucharse a sí mismo y a los demás, convirtiéndose primero en líder de uno mismo y, posteriormente, de un hipotético grupo. Adquirir liderazgo, para los más pequeños, significa intentar dominar el contexto que los rodea, sin sentirse dominados u oprimidos. Pero también significa entender su dinámica y sentirse parte de un proyecto mayor, además de ser protagonistas de un proceso de crecimiento. Sentirse escuchado, ayuda a la capacidad de escuchar y ganar confianza en las propias posibilidades ayuda a inculcar confianza en los demás: esto es liderazgo.

Lo llamativo de este texto y que podría ser reevaluado y reaplicado incluso en la difícil situación escolar actual a nivel mundial, debido al Coronavirus, son todos los ejemplos prácticos de escuelas que han implementado este método a diario, obteniendo grandes resultados.
En el pasado, las enseñanzas de Stephen Covey han inspirado a miles de maestros en miles de escuelas en docenas de países alrededor del mundo.

La educación en la eficacia y la confianza en las propias capacidades podría dar muchos resultados incluso en nuevos contextos escolares que, en los próximos meses, deberán adoptar las reglas del distanciamiento social, pero también en el caso de que se vuelva a ver obligado a afrontar largos años. periodos de lecciones a distancia.

Incluso en las adversidades más impredecibles para los adultos, los niños y adolescentes tienen derecho a atesorar su tiempo y no quedar inmovilizados por la creencia de que no se puede hacer nada para construir un futuro mejor.

Articolo di Alessandra Rinaldi

Traduzione di Sara Trincali

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