Essere vincenti adesso!

Elisabetta Chiandetti è una donna che ha decisamente rivoluzionato la sua vita. Da sempre interessata alla psicologia e al voler aiutare gli altri nel migliorare la propria vita, dopo un percorso di ricerca e studio ha deciso di stravolgere la sua esistenza “lasciando” il posto fisso che aveva da più di vent’anni per fare del Coaching la sua vera professione. Nel 2013 partecipa alla prima edizione del MICAP, il Mater Internazionale in Coaching ed Alte Prestazioni, creato e diretto da Roberto Cerè di cui abbiamo scritto recentemente, divenendo prima Real Result Coach e poi Mental Coach.

“Essere vincenti adesso!” è stato pubblicato nel 2014 e in seconda edizione due anni più tardi e fa parte della collana “Se Vuoi Puoi” edita dalla MIND, rappresentando la realizzazione concreta di un obiettivo nell’ambito del Coaching e del programma MICAP, fornendo ai lettori la più ricca e articolata “biblioteca della motivazione” disponibile in Italia.

Il libro che vi stiamo presentando oggi, è un condensato di riflessioni che ci aiutano a cambiare il nostro modo di pensare, riconoscendo i limiti che ognuno di noi si pone – anche e soprattutto inconsciamente – per sostituirli con convinzioni potenzianti che sono necessarie per modificare il nostro modo di pensare e, quindi, di agire.

Ciò che ognuno di noi, tanto in ambito personale quanto professionale, è bene che comprenda è quanto siamo frutto dei nostri pensieri. Infatti, ciò che pensiamo determina il nostro essere, il nostro percorso e la nostra modalità di azione-reazione a tutto quello che ci circonda e che ci impegna, ogni giorno.
Oggi, più che in ogni altro periodo storico, tutti – indifferentemente! – ci muoviamo come automi, compiendo azioni in modo meccanico, senza pensare e riflettere, senza riuscire mai realmente a comprendere di cosa abbiamo bisogno veramente, dimenticando di considerare le conseguenze che derivano dalle nostre azioni od omissioni, incastrandoci spesso in meccanismi che ci bloccano e ci fanno scadere nella lamentela dei risultati che otteniamo o non, inconsapevoli che i veri creatori della nostra realtà, siamo noi.
La maggiorparte delle nostre convinzioni si calcificano in noi divenendo verità assolute e rendendoci inamovibili, andando a creare inconsciamente tutti i presupposti per autosabotarci.

Leggendo questo testo scritto con il cuore oltre che con la testa, troveremo una serie di tecniche ed abitudini da usare quotidianamente ed in grado di rivoluzionare il nostro modo di essere, migliorando il nostro potenziale e la qualità del nostro vivere. Impareremo ad accettarci, a migliorarci, ad apprezzarci, ma soprattutto ad amarci in modo così profondo, da diventare persone nuove, più sicure, più coraggiose, decise e determinate.

Per smettere di fare le stesse cose, sempre nello stesso modo producendo solo i medesimi risultati insoddisfacenti, bisogna necessariamente cambiare il modo di pensare, perchè è dai pensieri che nascono le convinzioni definite “depotenzianti” che si mettono come ostacolo tra noi, i nostri obiettivi e il successo a cui aspiriamo.

Per intraprendere questo percorso di “rinascita” personale prima ancora che professionale, bisogna scolpirsi in testa che siamo noi gli artefici del nostro destino e della nostra vita e, una volta compreso questo “semplice” quanto rivoluzionario assunto, è necessario armarsi di forza di volontà, coraggio, determinazione e tenacia, uscendo dalla nostra zona di confort per cambiare direzione ed impegnarci a costruire la vita migliore per noi, quotidianamente, facendo la differenza, distinguendoci ed imparando la diversità tra perdenti e vincenti.

In fondo, non si diventa vincitori aspettando che magicamente ci arrivino dei super poteri dall’alto, ma decidendo di impegnarsi ad essere vincenti ogni giorno!

Francesca Tesoro

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L’arte di vendere: conquistare la fiducia e realizzare grandi risultati

Manuale in formato tascabile e stampato su carta riciclata che già solo per questo conquisterebbe chiunque, il libro che vi presentiamo oggi è “L’arte di vendere: conquistare la fiducia e realizzare grandi risultati”, edito dalla Giunti Editore e curato dalla Change Formazione e Consulenza.
Probabilmente uno dei migliori libri che abbia letto sulla auto-formazione da applicare nel mondo della vendita, non intesa come commercio di prodotti, ma più in generale come l’arte del saper vendere e su come diventare venditori di successo. Questa frase non è frutto di una tortuosa tautologia messa a caso, ma è in realtà ciò che è la realtà (altra tautologia!). In soldoni, ognuno è il venditore di sé stesso, qualsiasi sia il proprio campo professionale e i propri talenti personali. Non riuscirete a darmi torto, dunque, se vi facessi rifletere sul fatto che a livello lavorativo, tanto come liberi professionisti, manager di successo, apprendisti o semplicemente lavoratori dipendenti, ognuno di noi è chiamato ogni giorno a vendere sé stesso nel migliore dei modi per arrivare al proprio – necessario – obiettivo.

“L’arte di vendere”, è un concentrato di buone pratiche e di suggerimenti – mai ovvi – che una volta letti ci renderemo conto di averli considerati talmente tanto come scontati da perdere innumerevoli occasioni e percentuali di successo altissime.
Superati i primi (non) lapalissiani assunti per cui “prospera chi ha avuto la capacità e la tempestività di attuare il cambiamento”, che “vince chi si impegna ogni giorno con profonda autoconsapevolezza a migliorare di un centimentro le proprie capacità e competenze commerciali”, andrà avanti “chi coglie per tempo le grandi opportunità”, la cosa importante che va sottolineata è che in ogni capitolo di questo libro troverete elementi utili per ottimizzare voi stessi, potendo realmente migliorare il vostro modo di lavorare.
Scritto in modo essenziale, veloce, schietto, accattivante e con tavole operative che vi richiameranno direttamente in gioco, interrogandovi in modo pratico e seduta stante in qualsiasi luogo stiate leggendo questo libro, capirete che tra le mani non avete un semplice volumetto, ma una vera e propria guida di riferimento per chi vuole diventare un leader nel proprio settore.

Come diventare un leader nel proprio settore?
Regola numero uno: alla base di tutto c’è la Fiducia. E la fiducia tra cliente e venditore – ma tranquilli che sono termini generici solo per individuare chi è chi – si basa su quattro fattori fondamentali: percezione di praparazione tecnica, percezione di affidabilità, percezione di confidenza e orientamento al cliente.

Regola numero due: è importante sapersi osservare da fuori, conoscere i propri punti di forza e quelli da migliorare, lavorando su questi con perseveranza. Si chiama Autoconsapevolezza ed è fondamentale per capire di quali skill(s) si è in possesso e su quali competenze specifiche bisogna lavorare per raggiungere i propri obiettivi.

Regola numero tre: che vi piaccia o no, voi siete i venditori di voi stessi, perciò,o imparate a vendervi bene o vi starete svendendo al peggior offerente.

Regola numero quattro: la Tecnologia è vostra amica. Ripetiamolo insieme. Ormai è tutto tecnologicamente avanzato. Tutto ciò che ci circonda e che siamo soliti usare è necessariamente figlio della tecnologia e del suo inarrestabile progresso. Se non sposerete l’idea di evolvervi tecnologicamente, sarà molto difficile arrivare al punto che vi siete prefissati.

Regola numero cinque: “Sii veloce come il vento; lento come una pianta; aggressivo come il fuoco; immobile come una montagna; irruento come il tuono”. Non è mia, ovviamente, e neanche degli autori del libro, è di Sun Tzu, ma tanto basta a farvi capire che aveva ragione all’epoca e continua ad averla oggi.

Regola numero sei: non dimenticatevi delle appendici, sono un vero e proprio Diario di Bordo dei vostri progressi.

Insomma, potrà sembrarvi una cosa da poco, ma anche se nella vostra vita non siete dei venditori di chissà quale oggetto, questo libro, avrà sicuramente qualcosa che fa per voi e riuscirà a farvi guadagnare quel centimentro in più per differenziarvi da tutti gli altri concorrenti.

Provare per credere!

Francesca Tesoro

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“El factor humano” de Romano Benini y Maurizio Sorcioni

Romano Benini, periodista económico y profesor de políticas laborales, y Maurizio Sorcioni, licenciado en ciencias estadísticas, jefe del área de Estudios e Investigación de Italia Lavoro, nos explican “Porque es el trabajo lo que hace la economía y no al revés”.

Su nuevo libro titulado “El factor humano” publicado por Donzelli, con un lenguaje técnico pero accesible, nos ilumina sobre la crisis económica y sobre las razones que han determinado las dificultades en el mundo del trabajo.

Siguiendo el ejemplo de los datos y fenómenos registrados en Italia y Europa, de los cambios sociales y en particular en el mundo del trabajo, los dos autores han dibujado, con extrema precisión, las fases de la crisis económica que todos, lamentablemente, hemos comenzado a conocer. a partir de 2008.

Su análisis, articulado en los distintos capítulos que componen el volumen, pasa también por las opciones tomadas en materia de reformas que, en comparación con otras realidades europeas, ponen de manifiesto las criticidades de nuestro país.

Quizás te preguntes, ¿por qué en un libro que analiza la crisis económica y las diversas estrategias de los estados europeos se habla del factor humano?

Sencillo, leyendo lo escrito por Benini y Sorcioni, queda claro que los países que han optado por la línea de menores inversiones en formación, innovación, servicios y políticas de trabajo, activación y promoción social, no han sido capaz de contrarrestar la crisis y seguir siendo competitivo.

Países como Alemania y Reino Unido que han invertido en estos factores, en cambio, han logrado contrarrestar los efectos de la crisis, la elevada carga fiscal y el coste laboral, creando no solo las condiciones para una recuperación del empleo, sino logrando metafóricamente para sobrellevar la crisis, sin duda saliendo de ella mejor de lo que habían entrado.

Lo que sí es evidente es que en nuestro país ha (habido) una crisis sistémica y la clave para poder salir de ella depende de la capacidad de Italia para volver a ser un sistema, a través del trabajo y la calidad de la producción de bienes y servicios.

Haber elegido políticas de apoyo temporal en lugar de inversiones estructurales sobre el factor humano en los años más delicados de la crisis financiera, ha provocado ciertamente un retraso en la posibilidad de captar la recuperación y crear las condiciones para el próximo desarrollo.

Benini y Sorcioni nos hacen comprender por qué nuestro país ha perdido el desafío de la calidad del trabajo, el capital humano y la innovación.

Los dos autores explican en su libro lo que concierne al déficit de tecnologías de la información, el retraso de la administración pública, la falta de inversión, la subestimación de la formación continua de capital humano y el funcionamiento del mercado laboral.

De hecho, numerosos estudios han demostrado que estos son los aspectos reales que inciden en el aumento real de la productividad y, en consecuencia, en el desarrollo.

En un sistema como el nuestro, que no está estructuralmente preparado, la crisis de 2008 no ha hecho más que acelerar y favorecer las condiciones de declive ya presentes.

Por el contrario, Alemania, en el mismo período en el que Italia perdía terreno, realizó una impresionante inversión en el factor humano, dejando claro cómo estas mismas inversiones han mejorado su competitividad y la fortaleza de su economía.

En Italia, en cambio, el reto del trabajo se acometió muchos años más tarde que en otros países europeos, eligiendo además medidas e intervenciones que iban en una dirección completamente opuesta. Los hechos históricos de los últimos diez años han demostrado cómo la falta de capacidad para gobernar y la falta de promoción del desarrollo humano son, en definitiva, el problema que impidió a Italia salir de la crisis.

Se habla de la debilidad de la clase política que ha determinado una clara separación entre legislación y política laboral, identificable como una de las causas de los males de nuestra economía. Las reformas con el freno de mano o hechas a la mitad, han acompañado y (quizás) favorecido la crisis laboral italiana, en un panorama donde persiste un sistema de intereses que dificulta el cambio.

Por ello, parece fundamental el análisis de la Ley de Empleo, la reforma del mercado laboral iniciada por el gobierno de Renzi que, partiendo del convencimiento de que el trabajo es el principal factor de crecimiento, capaz de estimular el desarrollo económico, apunta a reducir las desigualdades sociales. .

Se esboza un plan muy ambicioso y original que tiene como objetivo abordar el tema del trabajo en ronda, porque en el pasado las intervenciones sobre el tema han sido demasiadas y fragmentadas, sin poder crear un sistema estructural competitivo capaz de dar respuesta. a los cambios económicos y sociales.

El silogismo que se desprende de estas páginas es que no sería un trabajo que dependa del crecimiento económico sino, a la inversa, un crecimiento económico que dependa de la participación en el trabajo y el acceso a competencias.

Incluso los economistas más autorizados sostienen que es el entorno el que determina las condiciones para el desarrollo, por lo que de alguna manera debemos estar de acuerdo con ellos.

Por tanto, parece claro que la relación entre el factor humano, las vocaciones productivas locales, la calidad del Made in Italy y la capacidad de exportación, son los factores que generan la riqueza italiana, constituyendo su potencial más evidente.

Es igualmente claro que, sin embargo, todavía no hemos sido capaces de comprenderlos plenamente, utilizándolos para superar la crisis.

Superar la crisis significa aprovechar este potencial, combinando la formación profesional, los sistemas locales y la capacidad de innovar.

En definitiva, un libro para leer para entender cuáles fueron los errores del pasado para no volver a cometer en el futuro, con la esperanza de poder recuperar el tiempo perdido y sobre todo potenciar ese “factor humano, un desafío para nuestro país aún en gran parte por ser ganar”.

Articolo di Francesca Tesoro

Traduzione di Sara Trincali

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Giovani e TV: cosa è cambiato durante la pandemia

A dicembre 2020 è stato pubblicato il 54esimo rapporto Censis sulla comunicazione di cui abbiamo parlato la settimana scorsa e, appena, il 10 gennaio, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (meglio conosciuta come ANSA), ha diramato un interessante articolo circa le caratteristiche del pubblico televisivo nel 2020, facendo espressamente riferimento a come la pandemia lo abbia modificato, analizzando in particolare le fasce degli spettatori più giovani.


Infatti, nell’arco dell’ultimo anno, il pubblico televisivo è diventanto “più numeroso, più giovane, più colto”, ha riscoperto una dinamica di “visione familiare”, facendo scelte televisive anche in antitesi rispetto le galoppanti tv via internet e a pagamento, merito anche di alcune scelte strategiche di programmazione delle singole reti.
Appare interessante come, dall’analisi dei dati auditel e di share dei programmi consegnati all’etere dalle diverse reti televisive, le percentuali siano decisamente tutte in aumento, tanto per le grandi emittenti nazionali che per quelle minori o, addirittura, locali.
Non solo per il “semplice” fatto di essere confinati nelle proprie case per via delle restrizioni imposte dalla emergenziale situazione sanitaria, gli spettatori hanno ricercato informazione, ma anche intrattenimento, cultura, programmi educativi o musicali e tutto quanto potesse diventare un vero e proprio portale sul resto del mondo nonché di avvicinamento ai propri conviventi.

Mai come prima, si è assistito ad un richiamo davanti agli schermi in modo trasversale della popolazione, anche di quella parte meno incline a seguire la tv rispetto il passato e, nello specifico, in grado di modificare ampiamente i dati percentuali degli ascolti.
Dai dati raccolti e pubblicati, si è notato come l’ascolto medio tra i 4 e i 14 anni è cresciuto del 34,5%, gli adolescenti compresi tra i 15 e i 19 anni hanno fatto registrare un incremento del 39% nell’arco dell’intera giornata e la presenza dei giovani tra i 20 e i 24 anni è schizzata al 49% con una crescita netta del 18,7% rispetto l’anno precedente.
Tralasciando la fascia dei più piccoli per la quale la scelta televisiva è fatta da altri e si attesta su programmi e canali tematicamente dedicati, in via generale, dai preadolescenti ai giovani, è stata ricercata una tv diversa dal solito, fatta di programmi di stampo culturale e di intrattenimento intuitivo ed educativo -tipo quiz e game show- piuttosto che la “solita” tv reputata spazzatura, crescendo in maniera quasi esponenziale per i giovani più adulti l’interesse verso i notiziari e i talk show di attualità diramati dalle reti per essere costantemente informati.

Eclatanti sono i dati di quei programmi considerati “speciali” come il discorso di fine anno del Presidente Mattarella che è stato il più seguito in assoluto da quando nel 1986 è stato istituito l’auditel, tenendo incollati davanti alla tv 15 milioni e 272 mila italiani con uno share del 60% o, addirittura, lo storico momento di preghiera di Papa Francesco del 27 marzo, celebrato sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota sotto una pioggia incessante e che ha richiamato in orario preserale 17 milioni e 400mila spettatori con uno share del 64,6%. Anche i rituali discorsi del Premier Conte relativi alle nuove misure di volta in volta comunicate alla nazione, vuoi per interesse o per curiosità, hanno sempre interessato larghissime fasce di popolazione non assestandosi mai sotto i 5 milioni di spettatori, nonostante le ore tarde di trasmissione, richiamando larghe fette di giovani adulti.

In tutti questi casi è stato stimato che i giovani in età compresa tra i 15 e i 25 anni erano ben oltre il 35% in più rispetto trasmissioni similari per grande impatto mediatico precedenti e, per assurdo, sono stati in almeno due casi specifici -il discorso di Mattarella e la preghiera del Papa- più che doppiati i dati di audience di programmi televisivi iconici e storici del nostro paese o di quelli storicamente più eclatanti degli ultimi due decenni – si pensi all’attentato delle Torri Gemelle di New york del 2001 che non scavallò il 13,7% di share e i due milioni di spettatori -.
Insomma, per quanto la pandemia abbia modificato molti aspetti delle nostre vite non necessariamente in positivo, almeno, i giovani si sono interessati maggiormente e in modo più critico a ciò che volevano vedere e non è un dato di poco conto.

Francesca Tesoro

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Rapporto Censis sulla Comunicazione 2020: un sistema sempre più “liquido”

Il 54° rapporto Censis sulla Comunicazione e sui Media relativo all’anno 2020 è stato pubblicato nel mese di dicembre e ha fotografato una situazione definita dallo stesso Ente sempre più “liquida”.

Ma cosa si intende esattamente con questo termine?
Per quanto riguarda la fruizione della televisione, i “consumi” degli Italiani sono abbastanza stabili, ma si assiste sempre di più a una combinazione tra i cosiddetti palinsesti “personali” con quella che è una programmazione più lineare. L’utenza della Tv satellitare è stabile, mentre si è registrata una leggera flessione, del 2,5%, per quanto riguarda la televisione tradizionale e una crescita piuttosto significativa della Tv via internet e della Mobile Tv, dato probabilmente influenzato anche dal lockdown.

La radio rimane stabile e continua a riscontrare il consenso della gran parte del pubblico italiano, tra tecnologie all’avanguardia e tradizione. Tuttavia, è l’autoradio a tenere sempre maggior compagnia, rispetto a quella ascoltata in casa. Ma a crescere sensibilmente è il bacino d’utenza delle trasmissioni radio ascoltate via Internet, attraverso PC o App su smartphone.
L’utenza Internet aumenta di circa un punto percentuale, segno, probabilmente, di una maggiore necessità di rimanere sempre “connessi”, visti i periodi di isolamento causati dall’emergenza sanitaria mondiale. In particolare, gli Italiani che usano gli smartphone passano dal 73% a quasi il 76%, segnando la maggior crescita in assoluto.


A rimanere imprigionate in una crisi che sembra senza fine sono, come sempre, l’editoria e la carta stampata. I quotidiani restano pressoché stabili, ma neppure le edizioni online dei giornali riescono a crescere, destando l’interesse dei lettori. Anche i settimanali, inclusi quelli online, registrano una leggera flessione del gradimento.

Gli aggregatori di notizie online e i portali Web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli Italiani, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente.
Anche i lettori di libri in Italia continuano a ridursi, anno dopo anno. Se nel 2007 il 59,4% degli Italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%. Unica nota positiva è che, al momento, la caduta sembra essersi fermata, visto che il dato risulta stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%). Tuttavia, neppure gli e-book (letti solo dall’8,5% degli Italiani, con una variazione nulla in un anno) hanno compensato la riduzione dei lettori.
La spesa delle famiglie italiane per i consumi mediatici nell’ultimo decennio, nonostante la crisi, si è quasi quadruplicata, in particolare per quanto riguarda gli smartphone e tutto il loro indotto. La spesa per libri e giornali ha subito, invece, un vero e proprio crollo nel decennio (-37,8%), che però si è arrestato nell’ultimo anno, quando c’è stato, invece, un rialzo del 2,5%.

Gli Italiani sembrano ancorati a quelli che si definiscono i “valori di una volta”, continuando a identificarsi, in primo luogo, nella famiglia. Tuttavia, si lasciano sempre più sedurre da “vite virtuali”, considerando sempre più importanti tutti i Social Network. Da WhatsApp, a YouTube, passando per Facebook e Instagram, ciascun portale ha avuto un incremento significativo degli utenti. La principale motivazione, a detta degli Italiani, è sempre la possibilità di essere e rimanere in contatto con persone lontane, comunicando con maggiore facilità. Oltre a ciò, i Social Network sono fonte di informazioni, permettono di coltivare interessi e tengono molta compagnia.

Alessandra Rinaldi

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The Greatest Showman: trasformare un sogno in realtà

 

Connecticut, 1820. Phineas Taylor Barnum (Hugh Jackman) è il figlio del sarto dipendente degli Hallet, ricchissima famiglia del posto che lo ritiene troppo umile e povero per essere l’amico di Charity (Michelle Williams), rampolla della famiglia. Nonostante l’allontanamento della giovane, inviata ad istruirsi in un collegio femminile per nobili, il legame tra Charity e Phineas non si interrompe e, anni dopo, i due scappano insieme per vivere,  liberi ma umilmente e con dignità, nella New York dell’epoca. Barnum, sognatore instancabile e desideroso di dare alla moglie e alle figlie la vita che avevano sempre sognato, quando viene licenziato per il fallimento della compagnia di navigazione per la quale lavora, con uno stratagemma riesce ad acquistare un abbandonato museo diventando proprietario di tutto quello che è custodito al suo interno. Spinto dalla sua bramosia di creare qualcosa di straordinario e dall’entusiasmo infantile delle sue bambine, inizia ad assoldare tutte le persone più strane che incontra, quelle affette da anomalie fisiche e quelle con abilità straordinarie, mettendo su una compagnia – inizialmente – sgangherata, dando vita al Barnum’s Circus. L’iniziale insuccesso della sua impresa, in poco tempo, diventa un fenomeno di straordinaria importanza, che lo porteranno a viaggiare per il mondo e conoscere la famosa cantante lirica dell’epoca che finirà per metterlo nei guai. Come se non bastasse la sua creatura, il Barnum’s Circus, viene preso di mira con ferocia dalla critica e, soprattutto, da una parte della popolazione newyorkese. Dopo un incendio che devasterà il museo e farà credere all’impresario di aver perso tutto, grazie al coraggio e alla lungimiranza del suo socio Phillip Carlyle (Zac Efron) e di tutta la troupe circense che non lo abbandonano, fonderanno il nuovo circo “The Greatest Show on Earth” risorgendo come fenici.

Questa entusiasmante pellicola, a metà tra un musical e un film che rende meravigliose le persone all’epoca ritenute grottesche ed errori della natura, è stato lanciato dalla 20th Century Fox nelle sale nel 2017, scritto e pensato da Jenny Bricks e Bill Condon, diretto da Michael Gracey. Vincitore di numerosi premi nei tre anni successivi per gli straordinari costumi e make-up, nonché per la colonna sonora, per quanto romanzi – e non poco – la vita reale dell’imprenditore circense Phineas T. Barnum, è uno splendido esempio di come nella realtà, senza inganno ma con un pizzico di lungimirante follia, si possa raggiungere davvero quello che si vuole.

Barnum, con la sua capacità di osare e di andare oltre gli ostacoli che lo circondavano – si pensi alla sua estrazione sociale, le banche che non gli davano credito, la popolazione che lo considerava un pazzo spregevole perchè sfruttava persone ghettizzate dalla società dell’epoca – ha dimostrato, in un periodo storico tutt’altro che florido, di potercela fare.

Nonostante si parli di una pellicola cinematografica, a noi piace puntare su tutta una serie di realtà parallele che fanno quasi da sfondo a questa enfatizzata storia reale di un paio di secoli fa, ma che ancora oggi dovrebbero essere sempre in una tasca del nostro bagaglio personale.

In “The Greatest Showman”, ci sono l’amore per quello che si fa e per quello che si vuole creare, c’è il volerci credere profondamente, ci sono l’arte di sapersi inventare e reinventare cavalcando i propri sentimenti più profondi e c’è il coraggio di voler costruire un business diverso, nuovo e fuori dal coro.
C’è la rappresentazione cinematografica di un uomo – ma che in realtà può essere chiunque di noi – che deve creare il giusto equilibrio tra la propria passione e la propria follia – in senso positivo -, la famiglia e le ambizioni personali, la voglia di affermarsi e di riscattarsi dal proprio passato disegnato e scelto per lui da altri.
Ci sono le paure e le ansie personali che si scontrano con le contraddizioni e le mal volenze della società per la quale non si è mai abbastanza e di chi ruota intorno alla persona che è consapevole di voler diventare l’unico artefice del proprio destino.

E per quanto siamo tutti consapevoli che la vita non è come un film e non è  facile rimettersi in piedi in poco meno di due ore di proiezione, ci piacerebbe che da questa recensione rimangano in mente due cose: la prima, che “ognuno di noi è speciale e nessuno è uguale all’altro” e la seconda, non meno importante, che “nessuno ha fatto mai la differenza restando come gli altri”.

E buon 2021, più forti e coraggiosi che mai!

Francesca Tesoro

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“Se vuoi puoi: dieci strategie per ottenere ciò che vuoi nel business e nella vita” di Roberto Cerè

Iniziamo questa recensione con una piccola premessa: come Sistema Generale, ogni cosa che inseriamo e mettiamo a disposizione dei nostri lettori, ha sempre uno scopo ben preciso e, spesso, deriva dalle nostre esperienze personali.
Così, scoperto quasi per caso, oggi abbiamo deciso di proporvi la recensione non di un semplice testo-manuale, ma di farvi conoscere un vero e proprio programma di crescita personale e professionale, nato dalla mente esplosivamente carismatica di Roberto Cerè, intitolato “Se vuoi puoi: dieci strategie per ottenere ciò che vuoi nel business e nella vita” edito dalla Mind Edizioni.

Roberto Cerè, è ormai divenuto famoso, praticamente ovunque, grazie alla sua straordinaria capacità di comunicazione e concretezza, che ha messo la sua professionalità al servizio di chiunque voglia realmente dare una svolta alla propria vita, riprogrammandola da zero se necessario.
È un mental coach, un motivatore psicologico che sa parlare alle persone, mago del marketing e autore di best sellers, creatore di un sistema completo e trasversale, alla portata di tutti, per aiutare le persone a realizzare i loro sogni senza trucchi e magie, semplicemente strapazzandogli il cervello per riportarlo sulla via, vera e concreta, del successo. Non parliamo di un santone o un guru, ma di un uomo reale che ha messo al servizio di chiunque voglia veramente mettersi alla guida della propria vita per ottenere risultati importanti e implementare le competenze professionali. Fondatore e presidente del MICAP – Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni –, ha generato due collane editoriali sempre in continua evoluzione, si è laureato a pieni voti in economia aziendale, per molti anni è stato il coach della scuderia Ferrari – motivo per il quale la prefazione di questo libro è proprio di Jean Todt, solitamente restio a queste concessioni- ma anche di altre grandissime aziende prestigiose italiane ed estere.

“Se vuoi puoi”, come scrive Jean Todt, è un concentrato di concretezza in grado di condurre ed insegnare, chiaramente e in modo preciso, come arrivare a “vincere nel business, nella vita e con sé stessi”. Parliamo di un volume che contiene in sé tutte le caratteristiche e gli strumenti  necessari per crescere professionalmente e personalmente, mostrando e suggerendo come la via della perseveranza e della tenacia, in accoppiata con la chiarezza di obiettivi, la consapevolezza dei propri mezzi e la rapidità decisionale, fanno la differenza.Ma la cosa che personalmente trovo più entusiasmante, è che non parliamo di un semplice libro da leggere. Piuttosto lo definirei un programma da completare, da rendere proprio e nel quale mettere molto di noi per riprogettare la nostra vita. Strutturato in modo crescente, è un viaggio dove l’autore sembra quasi prenderti per mano e, di pagina in pagina, accendere una luce sempre più forte sul nostro mondo personale e che ci circonda, portando ognuno di noi ad analizzarlo, scrivere di esso, disegnarlo ed  immaginarlo intensamente per, alla fine, realizzarlo.
A meno che non vi sentiate arrivati e perfettamente soddisfatti – cosa che, ve lo dico, se lo credete vi state prendendo in giro – questo libro vi aiuterà a cambiare la rotta della vostra vita e del vostro business, facendovi capire cosa mettono in pratica di diverso le persone di successo, insegnandovi ad ottenere quello che realmente volete nella vita, volendolo intensamente, conoscendo le giuste strategie – applicandole – e non semplicemente sognandole.
“Pianifica il futuro”, “Affronta la realtà” e “Decidi e Agisci” sono le tre fasi che scoprirete iniziando questo viaggio, ed ognuna di esse vi svelerà le verità – che probabilmente date per scontato o a cui non avete mai dato peso -, i problemi, – che vi bloccano, vi fregano e vi ancorano ad un palo -, le strategie – per esplodere letteralmente nella vostra nuova vita-.

Decidendo di lanciarvi in questa lettura, scoprirete che è la chiarezza degli obiettivi che distingue i professionisti di successo, i leaders coinvolgenti e le persone realmente felici dalle persone “ordinariamente ordinarie”. Comprenderete in modo analitico ciò che vi sta limitando e ciò che vi sta facilitando, quali sono i vostri conflitti e (ri)scoprirete le potenzialità che vi contraddistinguono. Imparerete che l’azione senza una direzione ben precisa, altro non è che uno spreco di energia e che la passione se non ha una direzione ben precisa, resta e resterà solo confusione.
Costruirete la vostra bussola personale per orientare ed orientarvi nelle decisione future. Riuscirete a trasformare un vostro obiettivo in un risultato reale, capendo cosa e come dovrete decidere ed agire.

Insomma, questo potrebbe non essere un semplice libro, ma il vero e proprio cambiamento di voi stessi e della vostra vita. Magari quello che sogna(va)te da tempo e che non avete mai avuto il coraggio di mettere in atto.

Francesca Tesoro

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Inner Workings: corazón o cerebro?

Paul es un hombre soltero de mediana edad que trabaja en “Boring, Boring & Glum”, hace un tedioso trabajo de entrada de datos y tiene su cerebro constantemente en desacuerdo con su corazón sobre lo que se debe hacer. El primero manda a todo el cuerpo de forma racional y constantemente lo asusta para que no haga nada emocionante y arriesgado, pidiéndole los deseos que su corazón requiere todos los días, el segundo intenta en todos los sentidos encaminarlo hacia lo que es más fascinante y lo que realmente desea. , luego cediendo al control del cerebro.

“Inner Workings”, un cortometraje de 2016, producido por Walt Disney Animation Studios y dirigido por Leo Matsuda, es una historia sobre las luchas diarias entre nuestro cerebro extremadamente racional y responsable y nuestro corazón puramente espontáneo. El protagonista del cortometraje, en realidad, no es Paul sino sus órganos que influyen en su acción en el cortometraje, la atmósfera, el estilo y sobre todo los colores y formas. Visto más de cerca, en el mundo donde el cerebro se siente a gusto, representado por la oficina, todo es cuadrado, rígido y organizado, casi monocromático y con rasgos extremadamente tristes. Al contrario, el mundo del corazón es sinuoso, ruidoso, colorido, divertido y cautivador.
Pero el corazón y el cerebro, como es normal, deben trabajar juntos para ayudar a Paul a encontrar la felicidad y sólo lo conseguirán al final, después de varios intentos, algunos de mandar espasmódicamente, otros de arriesgarse con la misma frenética.


Este cortometraje puede considerarse una exploración psicológica de cómo nuestros miedos y nuestra lógica a menudo entran en conflicto y, en ocasiones, tienen la capacidad de impedirnos lo que necesitamos. En los pocos minutos que se desplaza por la pantalla es absolutamente brillante, rápido y contundente, haciendo preguntas y abordando la brecha del “corazón o el cerebro” de una manera absolutamente realista y perfecta.
En sus cortometrajes, Disney tiene la capacidad de abrir puertas a temas intrínsecos e importantes, adoptando siempre un estilo amable y divertido, haciendo que la gente reflexione, sin perder el espíritu de alegría que se ha transmitido de generación en generación.

Deben considerarse una herramienta de la que aprender algo nuevo y, en este caso, el mensaje más importante es que nuestro cerebro, por sí solo, no puede gobernar el corazón y viceversa.
Ambos deben convivir y hacer que nos comportemos con naturalidad. Cada parte, de nosotros o de nuestro cuerpo, juega un papel fundamental y cada una de ellas no puede vivir materialmente sin el aporte del otro. No solo desde el punto de vista anatómico -que es más que evidente- sino también y sobre todo desde el punto de vista emocional y psicológico.

De hecho, por mucho que se nos eduque desde la niñez para hacer las cosas correctas de la manera correcta y en el momento adecuado, siguiendo la cabeza más que el corazón, es absolutamente importante reconectarnos y recordar a quienes nos rodean la importancia de escuchar incluso la parte más instintiva y oculta de nosotros que, con demasiada frecuencia, dejamos de lado convencidos de que no nos lleva a ninguna parte.
En cambio, en el cortometraje como en la realidad, cuando escuchamos nuestro corazón, terminamos encontrando realmente lo que nos falta, aunque también sea una cosa racionalmente insignificante que sin embargo se convierte en esa carga y la alegría de seguir avanzando.
Por último, un aplauso especial en la historia de “Inner Workings”, ¡la vejiga se merece! Pero ciertamente no te diré por qué, dejándote con otra inspiración para ver este cortometraje.

Después de todo, solo dura seis minutos, lo suficiente y eso podría hacer que dejes todo y salgas corriendo y, de verdad, ¡lo que podría hacerte sentir genial ahora mismo!

Articolo di Francesca Tesoro

Traduzione di Sara Trincali

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Inner Workings: cuore o cervello?

Paul è un uomo single di mezza età che lavora presso la “Boring, Boring & Glum”, svolge un noioso lavoro di immissione dati e ha il cervello costantemente in disaccordo con il cuore su ciò che dovrebbe essere fatto. Il primo comanda tutto il corpo in modo razionale e lo spaventa costantemente dal fare qualsiasi cosa eccitante e rischiosa, domando i desideri richiesti dal suo cuore ogni singolo giorno, il secondo cerca in ogni modo di instradarlo verso ciò che è più affascinante e che desidera veramente, cedendo poi al controllo del cervello.

“Inner Workings”, cortometraggio del 2016, prodotto dai Walt Disney Animation Studios e diretto da Leo Matsuda, è una storia sulle lotte quotidiane tra il nostro cervello estremamente razionale e responsabile e il nostro cuore, prettamente spontaneo. Il personaggio principale del cortometraggio, in realtà, non è Paul ma i suoi organi che ne influenzano l’azione nel corto, l’atmosfera, lo stile e soprattutto i colori e le forme. A ben guardare, nel mondo in cui il cervello si sente a suo agio, rappresentato dall’ufficio, tutto è squadrato, rigido e organizzato, quasi monocromatico e con tratti tutti estremamente tristi. Il mondo del cuore è, al contrario, sinuoso, rumoroso, colorato, divertente e accattivante.
Ma cuore e cervello, com’è normale che sia devono lavorare insieme per aiutare Paul a trovare la felicità e ci riusciranno solo alla fine, dopo diversi tentativi chi di comandare spasmodicamente, chi di rischiare altrettanto freneticamente.

Questo breve film può considerarsi un’esplorazione psicologica di come le nostre paure e la nostra logica, spesso siano in contrasto e, a volte, abbiano  la capacità di trattenerci da ciò di cui abbiamo bisogno. Nei pochi minuti che scorre sullo schermo è assolutamente brillante, rapido e incisivo, ponendo domande e affrontando il divario “cuore o cervello” in modo assolutamente realistico e perfetto.

La Disney nei suoi cortometraggi, ha la capacità di aprire varchi su questioni intrinseche e importanti, adottando sempre uno stile gentile e divertente, facendo riflettere le persone,  senza far venire  meno lo spirito di gioia che da generazioni trasmette in modo trasversale. Sono da considerarsi uno strumento da cui imparare qualcosa di nuovo e, in questo caso, il messaggio più importante è che il nostro cervello – da solo –  non può governare il cuore e viceversa.

Entrambi devono coesistere e far si che ci si comporti in modo naturale. Ogni parte, di noi o del nostro corpo, gioca un suo ruolo fondamentale e ognuno di essi non può materialmente vivere senza l’apporto dell’altro. Non solo dal punto di vista anatomico – che è più che scontato – ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo e psicologico. Infatti, per quanto si venga educati fin da bambini a fare le cose giuste nel modo e nel momento giusto, seguendo più la testa che il cuore, è assolutamente importante ricorcarci e ricordare a chi ci circonda l’importanza di ascoltare anche la parte più istintiva e recondita di noi che, troppo spesso, mettiamo da parte convinti che non ci conduca da nessuna parte.


Invece, nel cortometraggio come nella realtà, quando ascoltiamo il nostro cuore, finiamo per trovare realmente quello che ci manca, fosse anche una cosa razionalmente insignificante che però diventa quella carica e la gioia di continuare ad andare avanti.

Da ultimo, un plauso speciale nella storia di “Inner Workings”, lo merita la vescica! Ma non vi dirò certo il perchè, lasciandovi un ulteriore spunto per vedere questo cortometraggio.

In fondo dura appena sei minuti, quel tanto che basta e che potrebbe farvi mollare tutto e correre fuori a fare, davvero, ciò che in questo momento potrebbe farvi stare alla grande!

Francesca Tesoro

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“Liderazgo emocional” por Daniel Goleman

“Liderazgo Emocional – Una nueva inteligencia para guiarnos más allá de la crisis” publicado por Bur por Daniel Goleman no es un libro que hayamos elegido, al contrario, es más correcto escribir que ser elegido. En primer lugar, la colorida y cautivadora portada lo acercó más a un libro bonito que a uno sobre el tema del líder, su formación, su ser y su aplicación práctica en el mundo empresarial y laboral pero, mucho más en general. , en el circuito de las relaciones grupales.

Probablemente este sentimiento también se derive directamente del autor, Daniel Goleman, periodista estadounidense nacido en 1946, psicólogo especializado en el desarrollo de la personalidad -tema de la que también fue profesor en Harvard-, escritor de temas altisonantes como la neurología y las ciencias del comportamiento para el Nuevo Mundo. York Times y con toda una serie dedicada a la inteligencia emocional y social, la creatividad y el liderazgo, la empatía y la emocionalidad, a las fuerzas que componen y constituyen las cosas y las personas sin caer jamás en lo trascendental incomprensible.

El objetivo principal de este volumen es explicar, en términos sencillos y fluidos de comprensión inmediata, contando aquí y allá anécdotas reales que sucedieron en los altos niveles de las grandes empresas, cómo ser mejores, más eficientes y, por qué no, más queridos “jefes”.

Así, al leer las páginas que se desplazan rápidamente, descubrimos cómo, al manejar los estados de ánimo de quienes trabajan con nosotros, el líder debe ser capaz de incrementar la armonía y el talento de sus colaboradores. La armonía y el talento, por obvios que sean, se presentan y cuentan como elementos fundamentales que subyacen al desarrollo económico y también cultural de las comunidades corporativas y, en un espectro más amplio, de la sociedad. Y Goleman también nos cuenta cómo sacar a relucir estas cualidades de los demás y cómo llevarlas adelante, nos cuenta cómo es un líder, cuáles son sus características, las habilidades que debe poseer e implementar, qué debe evitar y cómo puede hacerse oír mejorando, de esta forma, el éxito no solo del trabajo de uno sino también de todos los que giran en torno a él.

¿Quién es el líder?

El líder decide la estrategia y sabe motivar, triunfa y sabe crear un clima de propósito colectivo construyendo una cultura compartida. Él es quien logra resultados construyendo vínculos emocionales y promoviendo relaciones armoniosas. Un líder, con su democracia, suscita consensos principalmente estimulando la participación, generando un excelente desempeño en los colaboradores y un sentido general de autonomía orientado al objetivo común.

Al lograr encender la pasión de los empleados por su trabajo, el líder debería (ser capaz de) sacar lo mejor de ellos y, para ello, lo único en lo que tiene que trabajar son las emociones. Después de todo, ¿no es cierto que un trabajador que es tratado bien, considerado, animado y cuyos talentos se valoran, que trabaja en un entorno positivo, trabaja mejor? ¡Eso es exactamente cierto! Y la satisfacción de un colaborador con respecto a su trabajo y, en consecuencia, a sus superiores está determinada, en la gran mayoría de los casos, por este mecanismo.

De hecho, el éxito no depende tanto del “qué” sino del “cómo” y, por lo tanto, si un líder no es capaz de estimular las emociones de las personas de su equipo en la dirección correcta de la manera correcta, ciertamente no logrará los resultados deseados o planificados. .

Lo que distingue a los mejores líderes de la multitud es la conciencia del papel decisivo que juegan las emociones en el lugar de trabajo, tanto en términos de resultados tangibles como retornos, evitando que el empleado talentoso elija trabajar para otros, llevándose el know-how. , por ejemplo, en lo que concierne a las relaciones morales, la motivación, el compromiso de cada uno, llegando incluso a los llamados activos intangibles.

Por otro lado, los directivos con poca empatía y una suerte de frialdad emocional son aquellos que tienden a no escuchar, no valoran el talento de sus colaboradores y / o subordinados, no alcanzan los objetivos y, miserablemente, se entregan a sí mismos y a la empresa a la progresiva disminución de beneficios y retornos, en definitiva, a la insatisfacción y, en los casos más extremos, a la quiebra.

¿De qué está hecho el líder?

El primer gran elemento que debe poseer un líder es sin duda la Inteligencia Emocional, sobre la que escribe el propio Goleman. La inteligencia emocional es la capacidad de reconocer, utilizar, comprender y gestionar conscientemente las propias emociones y las de los demás. Autoconciencia, Autorregulación, Empatía y Talento Social, combinados con habilidades técnicas y cognitivas, como la capacidad de escuchar y poseer un razonamiento analítico, la capacidad de trabajar en concierto con los demás y la flexibilidad ante el cambio, son los aspectos a través de los cuales se manifiesta y se pone en práctica.

Al analizar estos elementos, nos damos cuenta de cómo la autoconciencia y la autorregulación tienen que ver con la autogestión, mientras que la empatía y el talento social tienen que ver con la gestión de las relaciones con los demás. Los otros elementos, que para un lector distraído pueden parecer meros corolarios, son en cambio las (excelentes) herramientas para implementar los componentes que conciernen a uno mismo y a los demás.La capacidad de poner en práctica correctamente estos elementos de forma unitaria y equilibrada se convierte en la predisposición a la excelencia en el liderazgo.

Es, en sí mismo, un concepto bastante simple y lógico: en todo grupo humano, ya sea una empresa o un negocio, una pequeña empresa o multinacional, el líder disfruta – y lo hace en mayor medida que todos los demás – del poder influir en las emociones de sus subordinados. En consecuencia, si estos se estimulan hacia el entusiasmo, el grupo dará lo mejor de sí, alternativamente, si en lugar de aliento se elige el camino de la ansiedad, la presión y el resentimiento, el grupo se desfasará completamente, perdiendo en vista de los objetivos y desempeño en el lugar de trabajo o de todas las relaciones entre sujetos, si dicho comportamiento concierne a un grupo que no trabaja.

Aunque puede ser relativamente reciente la idea de que la inteligencia emocional, que ve sus primeras teorizaciones a mediados de los noventa del siglo pasado, tiene grandes ventajas en términos de costos y beneficios, es ahora un hecho cuando, Con las estadísticas en la mano, se observa que la mayoría de los gerentes que realizan su trabajo con el corazón en lugar de con la cabeza – ¡sin perderlo por supuesto! – tienen más éxito. Sintonizar con los sentimientos de las personas con las que trabajas te permite gestionar situaciones de dificultad y conflicto, incluso latentes, sin que se salgan de las manos y alcancen niveles incontrolables. Aunque en la mente de la mayoría, el concepto de liderazgo está conectado con la idea de dominación y superioridad, en la realidad de la gestión de cualquier grupo, es por el contrario el arte de persuadir a otros para que cooperen en vista de un objetivo común.

Las habilidades de un líder

Aunque todo pueda parecer ahumado y aleatorio, lo que escribe Goleman es por el contrario muy concreto y tangible y, después de leer el libro con mucha atención, intentaré esbozar las habilidades que un líder debe poseer directamente, dejándote las ganas de lea el apéndice del libro donde encontrará la explicación clara y concisa de cada habilidad.

En cualquier caso y sea cual sea el área en la que quieras convertirte en Líder, sigue el ejemplo de este excelente volumen y verás que las cosas saldrán de la mejor manera.

Articolo di Francesca Tesoro

Traduzione di Sara Trincali

 

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