“12 passi per entrare nel mondo digitale” a cura di Umberto Santucci

Dopo aver analizzato il libro “12 passi per ottenere ciò che vuoi”, continuiamo il nostro percorso di studio della collana 12 passi, a cura di Amicucci Formazione – Skilla, edita da Franco Angeli, occupandoci del volume “12 passi per entrare nel mondo digitale”, sempre a cura di Umberto Santucci.

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È possibile, oggi, vivere senza computer, senza tablet, senza smartphone e, soprattutto, senza una connessione a Internet?

È proprio con questa domanda che si apre questo viaggio nel mondo digitale, dimostrando immediatamente come la risposta più semplice sia sì, perché non sono beni necessari come aria, acqua e cibo. Tuttavia si potrebbe altrettanto ragionevolmente rispondere di no, perché si finirebbe per essere completamente tagliati fuori da molte attività e relazioni che caratterizzano il nostro tempo, sia sul piano personale, sia su quello lavorativo.

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Attraverso il collaudato metodo dei 12 capitoli da leggere uno a settimana per tre mesi, questo testo permette, sia ai principianti completamente a digiuno di tecnologia, sia a chi non si reputi un esperto, ma, allo stesso tempo, voglia tenersi al passo coi tempi, di conoscere il mondo digitale con facilità e sicurezza, avendone una panoramica completa, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti inerenti alcune specifiche tecniche di base, i risvolti nel mondo del lavoro, l’archiviazione di dati e, naturalmente, l’importanza della web reputation e della comunicazione e sicurezza informatica, oltre che della scelta delle apparecchiature migliori.

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In aggiunta a schemi, schede ed esercizi, alla fine di ogni capitolo ci sono letture e link consigliati e un riepilogo di quanto appena letto che, di settimana in settimana, permettono di fissare i passaggi fondamentali e le parole chiave.

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Per quanto possa sembrare difficile immaginare che qualcuno totalmente estraneo al mondo digitale possa approcciarsi alla lettura di questo testo, dato che perfino i lattanti, al giorno d’oggi, sembrano imparare a usare correttamente un touchscreen ancor prima di acquisire l’equilibrio sufficiente per compiere i primi passi, lo studio di questo libro è utile davvero a tutti, soprattutto ai professionisti, a prescindere dal settore in cui operano. Tutti noi, infatti, conosciamo e ci serviamo quotidianamente di molti strumenti digitali in modo intuitivo o “obbligato” perché i contesti in cui siamo inseriti ce lo impongono, finendo con l’innescare rapporti di assuefazione e di dipendenza dalla tecnologia, a discapito delle nostre innate capacità di comunicazione e adattamento. Conoscere la differenza tra hardware e software o tra i vari tipi di periferiche o di connessioni e, nello stesso tempo, saper scrivere efficacemente un testo per il Web o una presentazione per un meeting, servendoci di immagini, audio e video in modo funzionale, ci fa comprendere l’utilità profonda di questi mezzi, permettendoci di sfruttarli al massimo come “strumenti” e non come prolungamenti del nostro essere, senza danneggiare la nostra capacità di problem solving e di predisposizione ai cambiamenti che un futuro in cui tempi e distanze sono ormai prossime allo zero, di sicuro, ci riserverà.

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Umberto Santucci, grazie alla sua esperienza, rende interessanti, semplificandoli e arricchendoli di significato, anche gli aspetti più tecnici del mondo digitale, attraverso la lettura di paragrafi brevi e mirati e di un linguaggio immediato, accessibile proprio a tutti. Anche a chi, consapevole del valore umano di una stretta di mano, conosce l’importanza della tecnologia digitale per stringere e mantenere relazioni professionali e personali in tutto il mondo.

Alessandra Rinaldi

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“12 passi per ottenere ciò che vuoi” a cura di Umberto Santucci

Lo ha detto anche il poeta greco Costantino Kavafis per bocca dal suo Ulisse: in un viaggio, fisico o metaforico che sia, ciò che conta davvero, oltre alla meta da raggiungere, è il percorso fatto per arrivarci e il cambiamento che ciò ha innescato dentro di noi.

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Questa verità, solo intuita dai poeti, è oggi dimostrata dalla ricerca anche in ambito professionale. È provato, infatti, che per metabolizzare con successo un cambiamento di abitudini, in qualsiasi settore, siano sufficienti dodici settimane, considerate un lasso di tempo ideale per acquisire nuove competenze e raggiungere gli obiettivi prefissati. Sulla base di questa teoria è nata la collana fondata sul metodo dei 12 passi, edita da Franco Angeli: una serie di volumi specifici, composti ciascuno da dodici capitoli da leggere uno alla settimana allo scopo di ottenere un cambiamento significativo nell’arco di tre mesi.

Lo slogan è proprio slow reading, fast learning perché, se tre mesi possono sembrare un periodo lungo, per alcuni, da dedicare allo studio di un testo, seguendo la disciplina di limitarsi a leggere un capitolo alla settimana, i risultati che si possono raggiungere, invece, dal punto di vista delle capacità acquisite, in così poche settimane sono, in realtà, stabili e duraturi.

Il volume su cui ci siamo soffermati è “12 passi per ottenere ciò che vuoi” a cura di Umberto Santucci, esperto di formazione e autoformazione, sia in aula, sia a distanza, che si avvale dei contenuti e dei metodi sviluppati da Amicucci formazione – Skilla, promotrice di questa innovativa collana.

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La prima cosa che ci ha colpito di questo testo è come il titolo di ciascuno dei dodici capitoli costituisca un’esortazione e un consiglio verso chi legge, tanto che i titoli stessi, messi uno accanto all’altro, compongono un vademecum utilissimo da tenere sempre a mente, soprattutto quando ci si approccia a nuovi progetti di lavoro in un contesto aziendale:

  1. Affronta la vita in modo proattivo
  2. Affronta i problemi con una visione sistemica
  3. Raggiungi i tuoi obiettivi con il pensiero strategico
  4. Vai oltre con il pensiero produttivo per generare nuova conoscenza
  5. Semplifica e risolvi le analogie
  6. Moltiplichiamo le intelligenze in rete
  7. Impara ad allenare il tuo pensiero
  8. Mira sempre al risultato
  9. Sii flessibile e mantieni la mente elastica
  10. Sii sempre ottimista
  11. Pensa con creatività
  12. Impara a gestire il cambiamento.

Ognuno dei passi verso la valorizzazione della nostra intelligenza a tutto tondo è corredato da grafici, schemi, tabelle e studio di esempi e casi pratici che mettono al centro del cammino per il raggiungimento dei nostri obiettivi il potere del pensiero come motore insostituibile della nostra vita.

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Visto il nostro interesse per l’approccio sistemico al cambiamento nelle aziende, il capitolo che ha suscitato maggiormente il nostro coinvolgimento è il secondo, dedicato alla risoluzione dei problemi attraverso una visione sistemica. L’analisi di questo approccio inizia con il confronto tra pensiero analitico di derivazione aristotelica, basato sulla logica lineare causa-effetto, e il pensiero sistemico, secondo cui questa logica lineare diventa circolare quando l’effetto influisce sulla causa ed è quindi necessario allargare il nostro orizzonte allo studio di tutto il contesto aziendale e del futuro, se si vuole mirare a ottenere cambiamenti stabili e duraturi, risolvendo le criticità in modo il più possibile definitivo.

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Come ci illustra Umberto Santucci:

“Il sistema azienda è una struttura complessa che interagisce con gli elementi che la compongono, a loro volta strutturati come sub-sistemi interni ed esterni all’azienda. La visione sistemica è la capacità di percepire il proprio ufficio come elemento del sub-sistema di cui fa parte, che a sua volta è strutturato dall’azienda, anch’essa strutturata dal distretto produttivo e così via. È come un uccello capace di scendere a cogliere un filo d’erba e di alzarsi a vedere tutto il campo, il fiume, le colline”.

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Dunque questa visione sistemica occorre ad affrontare più efficacemente i problemi complessi e di varia natura, inserendoli in una rete più ampia, permettendo a tutti i componenti di un gruppo di rendersi conto di cosa comporta il proprio contributo per la realizzazione di un obiettivo, a favore della condivisione e dell’interdisciplinarità, senza mai distogliere lo sguardo dall’armonia del clima globale tra un processo e l’altro.

Alessandra Rinaldi

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“L’ottava regola. Dall’efficacia all’eccellenza” di Stephen R. Covey

Dopo aver analizzato “Le sette regole per avere successo”, ci siamo cimentati con un altro testo immediatamente successivo e strettamente collegato al bestseller internazionale di Stephen R. Covey: “L’ottava regola. Dall’efficacia all’eccellenza”, Franco Angeli Editore.

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Anche questa volta, prima di analizzare la struttura del saggio, ci siamo soffermati su suo titolo originale: “The 8th Habit: from Effectiveness to Greatness” e ciò che ci ha colpito, oltre alle considerazioni già fatte in precedenza sull’assonanza tra i termini “abitudine” e “regola”, è la parola “greatness”. Sorprende quasi come un termine così colloquiale e di uso tanto comune possa diventare un vero e proprio termine tecnico durante la lettura di questo testo, assumendo tutte le sfumature di significato che lo caratterizzano: dalla grandezza alla forza, fino alla vera e propria eccellenza di fatto di leadership.

Ma come ci si può abituare all’eccellenza? Come non considerare questo stato unicamente come l’happy ending al termine di una lunga carriera di lavoro costellata di esperienze e successi e abituarci, invece, a vivere la nostra personalissima eccellenza giorno dopo giorno al servizio dell’azienda, come una disciplinata e creativa forma mentis?

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All’inizio ci è quasi (rispettosamente) sembrato che questa volta Stephen Covey si fosse lasciato prendere la mano e avesse peccato di presunzione, o meglio di troppa fiducia verso il prossimo, tratto che, senza dubbio lo distingueva come comunicatore, come coach e, oggi si direbbe anche come influencer. Tuttavia, come già accennato, la struttura sistematica e, allo stesso tempo, strettamente analitica del testo, corredato di schede riepilogative, box di esercizi e numerosissimi racconti di esperienze acquisite sul campo, rendono questo saggio un meraviglioso manuale per imparare a pensare all’eccellenza, visualizzandola come un modo di porsi, di comunicare e, quindi, di essere, e non come un obiettivo da raggiungere fuori da noi stessi: un percorso di vita, ancora prima che di lavoro, verso il concetto più alto di saggezza.

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Diretto, ma profondo, a tratti toccante, a tratti divertente, pur restando un libro estremamente tecnico e scientifico, lo stile di Covey resta confidenziale e riconoscibile, come quello di un maestro che si mette alla scrivania dopo una lezione e lascia qualcosa di scritto ai propri allievi, con lo scopo di farli sentire a proprio agio e non solo all’altezza della situazione, quasi come Socrate, secoli fa. Insomma le regole contano e si possono e devono studiare e imparare, ma sempre facendole proprie grazie ai percorsi dell’esperienza, come in un diario personale, perché, come scrive Covey: la leadership è una scelta, non una posizione.

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L’esigenza di questa ottava regola, come spiega l’autore, nasce dai profondi, continui e velocissimi mutamenti del mondo del lavoro, sempre più influenzato dalla tecnologia anche oggi, che vedono nelle sette regole una base necessaria per entrare in gioco e un punto di partenza proprio verso l’eccellenza come dimensione di entusiasmo e di voglia di mettersi continuamente in discussione, esperienza dopo esperienza, guardando alla saggezza come a un valore inestimabile.

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Questa ottava regola è trova la tua voce e ispira gli altri a trovare la loro, la vera essenza della leadership costruttiva. Infatti, dopo essere riusciti a trovare la propria voce, non c’è niente di meglio che mettersi al servizio del coro per armonizzare e modulare la melodia del successo. Per ottenere questo risultato che, a sua volta, è una nuova base di partenza, occorre iniziare un percorso di riflessione e consapevolezza improntato non più solo sulla comunicazione efficace, ma anche altruistica nei confronti di chi dipende da noi leader, attraverso la condivisione di valori comuni e strategie. Essere un modello di umanità positiva è, secondo Covey, il modo più alto di essere leader, perché porta a una competizione costruttiva che altro non è che imitazione. Ecco perché Covey prende spesso nuovamente in prestito il mondo dell’infanzia e anche della scuola per molte sue lezioni. La saggezza è empatia, ma anche autorevolezza verso gli altri e autoconsapevolezza di sé stessi.

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Il testo si conclude con alcune utili appendici che focalizzano concretamente alcuni consigli su come affrontare alcuni momenti di cambiamento del contesto e del clima aziendale. A questo proposito è stata interessante l’analisi dei vari tipi di intelligenza che risiedono in ognuno di noi e di come, valorizzare la cosiddetta “intelligenza spirituale” dia benefici concreti anche sull’intelligenza pratica, mentale ed emotiva, come un unicum indispensabile nel curriculum di tutti noi.

Alessandra Rinaldi

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“Le 7 regole per avere successo” di Stephen R. Covey

Per comprendere la reale profondità di “Le 7 regole per avere successo”, il testo cult di Stephen R. Covey, l’autore recentemente scomparso, che ha venduto oltre quindici milioni di copie in tutto il mondo ed è stato pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Franco Angeli, siamo partiti dal suo titolo originale: “The 7 Habits of Highly Effective People”.

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La traduzione letterale del termine habits, ancor prima di regole, è abitudini, una parola solo apparentemente connotata da quell’accezione negativa che il caotico mondo di oggi le ha riservato, perché rappresenta alla perfezione come, per far sì che un cambiamento diventi una regola, bisogna trasformarlo in un’abitudine, ovvero qualcosa che è entrato a far parte profondamente del nostro essere individui e che ha reso un comportamento nuovo parte integrante della nostra personalissima zona di conforto.

Anche effective people è una locuzione interessante da analizzare rispetto al termine con cui, riassumendo un concetto probabilmente più complesso, viene tradotta nella nostra lingua: successo. Ancora prima di sviscerarne il significato, il quid in più dell’accezione originale è proprio nel termine people che focalizza l’attenzione sull’aspetto “umano”, piuttosto che sul “successo” di per sé, quasi fosse un’entità astratta. Sono le persone, infatti, ad “avere successo” e ciò grazie a un insieme di fattori che ha il proprio fulcro nell’efficacia, da effective, delle relazioni umane, esaltando fino all’estremo questo concetto (highly).

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Anche solo grazie a questa prima analisi intuitiva, comprendiamo come il testo di Covey non sia un semplice manuale, ma un vero e proprio percorso che, partendo dalle persone, ne analizza i modi di essere e di percepire ciò che li circonda, portandole a fare quel salto di qualità necessario per rendere i cambiamenti interiori delle vere e proprie nuove abitudini, arrivando al tanto agognato successo in qualsiasi campo. Nello specifico, grazie alla sua grande esperienza e ai suoi studi spesso fuori dagli schemi, tutti condotti sul campo, l’autore ha reso questo libro un vero e proprio caso editoriale tra i più innovativi del panorama della letteratura manageriale nel mondo ancora oggi.  

Ma quali sono le sette regole di Stephen Covey per avere successo?

Il cuore dell’analisi dell’autore parte dai principi comuni a tutti gli uomini che rappresentano i paradigmi coi quali ciascuno di noi si confronta ogni giorno nel proprio percorso di vita e di lavoro, ponendo al centro dell’esigenza di crescita e cambiamento la necessità del cosiddetto “salto di paradigma”, trasformando il nostro modo di affrontare problemi e difficoltà, in particolar modo nelle relazioni lavorative. Come rendere, dunque, il cambiamento una regola o abitudine? L’autore definisce le regole come un incrocio di conoscenza, capacità e desiderio. La conoscenza è il paradigma della teoria, la capacità della tecnica, il desiderio della motivazione. Per trasformare il cambiamento in abitudine bisogna, secondo Covey, sviscerare nel profondo e in egual misura tutti e tre questi aspetti.

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Le Sette Regole, nello specifico, sono l’”approccio integrato, sequenziale e coerente per lo sviluppo dell’efficacia personale e interpersonale” e ci conducono, seguendo il percorso naturale della vita e dell’evoluzione umana, “dalla dipendenza all’indipendenza e infine all’interdipedenza”. Proprio come un neonato che, dalla dipendenza totale dalla mamma, impara pian piano ad essere indipendente, capendo il valore dell’autonomia, così l’adulto, e in particolar modo il manager che, oltre alla responsabilità della propria persona, ha anche la responsabilità di altri lavoratori, di progetti e di prodotti, impara come il percorso verso il successo passi attraverso la collaborazione, la coesione e la fiducia verso gli altri, senza perdere il controllo di se stessi. Il paradigma del noi, come lo definisce l’autore: un “noi” più grande e forte del proprio “io” che dà luogo alle Sette Regole enunciate da Covey come un sistema unico e coerente destinato a ripetersi con naturalezza se assecondato da ciascuno:

  1. Sii proattivo: prendi l’iniziativa
  2. Comincia pensando alla fine: cammina visualizzando la meta
  3. Dai precedenza alle priorità: è la volontà a fare la differenza
  4. Pensa vincere/vincere: se vinci tu, vincono gli altri
  5. Prima cerca di capire… poi di farti capire: l’ascolto prima di tutto
  6. Sinergizza: canalizza l’energia positiva
  7. “Affila la lama”: la spirale dell’autorinnovamento

Tralasciando l’analisi di ogni singola regola, ciascuna sintetizzata in un nostro slogan, ma in realtà tutte profondamente legate l’una all’altra, ciò che rende davvero interessante questo testo e che lo restituisce fruibile anche al di fuori dei contesti manageriali è il buon senso e il linguaggio semplice che lo caratterizzano. Inoltre sono degne di nota la ricchezza di tavole ed esempi, tratti per lo più da contesti di vita quotidiana o di formazione in aula vissuti dallo stesso autore, grazie alla sua lunghissima esperienza di vita, assieme ai consigli pratici e agli esercizi da condividere col proprio team di lavoro e non solo.

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Le Sette Regole per sviluppare l’efficacia sono un vero e proprio viaggio di quelli dove la meta conta almeno quanto il percorso e si basano sui principi universalmente riconosciuti da tutti di ricchezza interiore ed esteriore vista nel nostro ruolo sociale. L’obiettivo è quello di creare e conoscere il centro di noi stessi per affrontare al meglio i problemi della quotidianità, dalla vita privata, al lavoro, diventando degli individui in continua crescita e in equilibrio tra radici e rinnovamento.

Alessandra Rinaldi

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