Rapporto Censis sulla Comunicazione 2020: un sistema sempre più “liquido”

Il 54° rapporto Censis sulla Comunicazione e sui Media relativo all’anno 2020 è stato pubblicato nel mese di dicembre e ha fotografato una situazione definita dallo stesso Ente sempre più “liquida”.

Ma cosa si intende esattamente con questo termine?
Per quanto riguarda la fruizione della televisione, i “consumi” degli Italiani sono abbastanza stabili, ma si assiste sempre di più a una combinazione tra i cosiddetti palinsesti “personali” con quella che è una programmazione più lineare. L’utenza della Tv satellitare è stabile, mentre si è registrata una leggera flessione, del 2,5%, per quanto riguarda la televisione tradizionale e una crescita piuttosto significativa della Tv via internet e della Mobile Tv, dato probabilmente influenzato anche dal lockdown.

La radio rimane stabile e continua a riscontrare il consenso della gran parte del pubblico italiano, tra tecnologie all’avanguardia e tradizione. Tuttavia, è l’autoradio a tenere sempre maggior compagnia, rispetto a quella ascoltata in casa. Ma a crescere sensibilmente è il bacino d’utenza delle trasmissioni radio ascoltate via Internet, attraverso PC o App su smartphone.
L’utenza Internet aumenta di circa un punto percentuale, segno, probabilmente, di una maggiore necessità di rimanere sempre “connessi”, visti i periodi di isolamento causati dall’emergenza sanitaria mondiale. In particolare, gli Italiani che usano gli smartphone passano dal 73% a quasi il 76%, segnando la maggior crescita in assoluto.


A rimanere imprigionate in una crisi che sembra senza fine sono, come sempre, l’editoria e la carta stampata. I quotidiani restano pressoché stabili, ma neppure le edizioni online dei giornali riescono a crescere, destando l’interesse dei lettori. Anche i settimanali, inclusi quelli online, registrano una leggera flessione del gradimento.

Gli aggregatori di notizie online e i portali Web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli Italiani, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente.
Anche i lettori di libri in Italia continuano a ridursi, anno dopo anno. Se nel 2007 il 59,4% degli Italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è sceso al 41,9%. Unica nota positiva è che, al momento, la caduta sembra essersi fermata, visto che il dato risulta stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%). Tuttavia, neppure gli e-book (letti solo dall’8,5% degli Italiani, con una variazione nulla in un anno) hanno compensato la riduzione dei lettori.
La spesa delle famiglie italiane per i consumi mediatici nell’ultimo decennio, nonostante la crisi, si è quasi quadruplicata, in particolare per quanto riguarda gli smartphone e tutto il loro indotto. La spesa per libri e giornali ha subito, invece, un vero e proprio crollo nel decennio (-37,8%), che però si è arrestato nell’ultimo anno, quando c’è stato, invece, un rialzo del 2,5%.

Gli Italiani sembrano ancorati a quelli che si definiscono i “valori di una volta”, continuando a identificarsi, in primo luogo, nella famiglia. Tuttavia, si lasciano sempre più sedurre da “vite virtuali”, considerando sempre più importanti tutti i Social Network. Da WhatsApp, a YouTube, passando per Facebook e Instagram, ciascun portale ha avuto un incremento significativo degli utenti. La principale motivazione, a detta degli Italiani, è sempre la possibilità di essere e rimanere in contatto con persone lontane, comunicando con maggiore facilità. Oltre a ciò, i Social Network sono fonte di informazioni, permettono di coltivare interessi e tengono molta compagnia.

Alessandra Rinaldi

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