La Mucca Viola di Seth Godin

Nell’immaginario comune, se parliamo di mucca viola la prima cosa che vi viene in mente è quella di una nota marca di cioccolata. Quello è marketing.

E noi oggi parliamo proprio di questo, di un libro scritto da Seth Godin e pubblicato dalla  Sperling & Kupfer che si intitola  La Mucca Viola – Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone. Libro molto interessante, valido per esperti del settore o per chi lo ha cominciato a leggere per sbaglio, riguarda sì il marketing, ma da un’altra prospettiva, quella del cambiamento, del miglioramento, della modifica delle strutture aziendali in questa materia e che hanno avuto successo, proprio quando hanno cominciato a sentirsi e comportarsi come la Mucca Viola.

Ma chi è Seth Godin? Partiamo dal presupposto che per quanto possa sembrare un inguaribile visionario, è in realtà fondatore e CEO di Squidoo.com ed è uno dei più famosi business blogger al mondo. Ha cominciato a lavorare nel mondo del marketing abbastanza presto, seguendo le sue idee un po’  sopra le righe ma decisamente vincenti: Brand manager di Spinnaker Software nei primi anni ottanta, fonda con i risparmi la Seth Godin Productions poco dopo, occupandosi di packaging editoriale, creando successivamente la Yoyodyne con la quale ha poi sviluppato via internet tutto ciò che riguarda concetti di permission marketing, viral marketing e di direct marketing. Insomma, uno che del marketing ha fatto la sua missione.

Proprio la sua grande esperienza in marketing, lo ha portato a scrivere – tra i tanti – questo libro che mette nero su bianco la fenomenologia inattesa, straordinaria, entusiasmante e assolutamente incredibile che c’è dietro un prodotto, qualsiasi esso sia. 

In effetti, con il passare del tempo e l’aumentare dei prodotti, produttori, modi di fare e di creare la pubblicità, il mutare del nostro modo di vivere e di farci influenzare è cambiato al punto che la prima cosa scritta dall’autore riguarda le P del marketing che non bastano più.

 

Prodotto, prezzo, promozione, posizionamento, pubblicità, packaging, passaparola, permesso – le P del marketing, appunto – sono gli elementi alla base del marketing che viene prodotto e portato avanti in qualsiasi azienda che produca anche un solo oggetto che necessariamente deve trovare il suo spazio nel mercato. A queste deve aggiungersi, oramai, la P della Purple Cow, cioè la straordinarietà di ciò che vuole essere messo nel mercato.

Perchè per fare marketing serve, oggi, lo straordinario?

Perchè si fa notare, fa parlare di sé, suscita interesse. Soprattutto oggi, dove le condizioni del fare pubblicità ad un determinato prodotto sono cambiate, bisogna rendere straordinario l’ordinario che tutti potrebbero produrre e/o vendere. Allo steso tempo, se renderemo il nostro prodotto straordinario, allora cattureremo tutta una fascia di popolazione che magari era interessata ad altro.

Per quale motivo?

Semplicemente, nella storia del marketing bisogna rendersi conto che ad un certo punto le cose sono cambiate. Prima la pubblicità bastava ad entrare nelle case e nelle teste delle persone, anche perchè lo sviluppo dei prodotti non era  avanzato come oggi, per cui le persone – tra le tante cose – non potevano, in realtà, scegliere lo stesso prodotto nelle svariate declinazioni concorrenti tra loro. Oggi invece i consumatori sono troppo impegnati per prestare attenzione alla pubblicità, hanno una quantità di prodotti simili e collaterali e l’unica domanda che si pongono quando stanno per comprare un determinato prodotto è se possa o meno risolvere il loro problema.

La mucca viola è una strategia, un modo di fare strategia, a maggior ragione oggi dove per formulare una teoria valida di successo, bisogna fare attenzione al mondo reale che ci circonda per meglio capire il motivo che sta alla base dei prodotti che fanno scintille nel cuore dei consumatori. Soprattutto nel 2018, dove i normali mezzi con cui si è fatto marketing fino ad oggi stanno perdendo efficacia. La volontà e il modo che stanno alla base del fare marketing è quella di percorrere la via più rischiosa, sembra un paradosso, ma Godin lo esplicita chiaramente: la via meno rischiosa da intraprendere è proprio quella di rischiare, solo così si faranno cose davvero straordinarie. Il rischio da correre è di fare qualcosa di straordinario, di riuscirlo a fare talmente tale da farlo correre e diffondere come se fosse un virus tra le persone. Per quanto sia vero che il fare marketing è cambiato e che i suoi costi siano mutati, è altrettanto vero che se si ha il coraggio di diventare la mucca viola di una determinata parte del mercato, significherà investire ed avere costi elevati, ma si tramuterà anche in un sistema che funziona. E se il sistema funziona, riusciamo a diventare la purple cow, allora diventeremo ricchi. Impossibile? No. Se il mercato è affollato e seguiamo le regole, falliremo perchè resteremo invisibili e dunque, il rischio più grande è quello di essere prudenti.

Per quanto possa sembrare assurdo, non si sa se realmente la Mucca Viola funzioni, avrà successo o meno quando si decide di intraprendere questa via, ma la verità più assoluta è che a farla funzionare è l’imprevedibilità stessa del risultato, perchè il banale conduce al fallimento, lo straordinario….no!

Il principio della mucca viola, secondo Seth Godin, si applica molto bene alle imprese medio-piccole che vogliono crescere e accrescere la propria quota di mercato, non rimanendo incastrate nel rispettare obiettivi trimestrali, profitti, quote di produzione e la minor percezione di rischio possibile. Sapete qual è la vera differenza tra l’ordinario e lo straordinario in termini di marketing? Le idee straordinarie hanno molte più possibilità di diffondersi delle idee che non lo sono, eppure, sono pochi i coraggiosi che creano qualcosa di veramente straordinario, rischiando.

Qual è il modo per creare la Mucca Viola? È infallibile?

Pariamo dalla cosa semplice: non esiste una formula segreta,  un piano o un manuale che garantiscano un successo certo. Per definizione una autentica Mucca Viola è qualcosa di straordinario nel modo giusto, né più né meno. Al contrario, il sistema è molto semplice: bisogna puntare su qualcosa di assolutamente fuori dall’ordinario, pensare a quali attributi straordinari possa avere questo qualcosa e poi valutare i risultati di marketing e quelli finanziari che si vuole raggiungere. Passando in rassegna le famose altre P, provate a indicare dove potrebbero collocarsi gli attributi straordinari. Così avrete un quadro ben preciso per passare alla fase successiva che consiste nell’immaginare la vostra innovazione.

La Mucca Viola, altro non è che un processo per mettere in luce intenzionalmente o per caso gli elementi che fanno dei prodotti ordinari, prodotti straordinari. 

E il marketing? 

È il prodotto  stesso e viceversa, nel senso che al giorno d’oggi il marketing deve fare parte di ciò che decidiamo di produrre e lanciare sul mercato e non come si faceva prima che diventava una strategia successiva e collaterale, perchè la purple cow ha modificato la definizione stessa di marketing.

Prima, ogni settore di un ciclo produttivo era gestito da diversi soggetti e il marketing era solo il fare pubblicità, comunicando il valore del proprio prodotto che – attenzione – era già stato sviluppato, realizzato e commercializzato. Oggi invece il marketing è l’atto stesso di inventare il prodotto, di progettarlo, di definirne il prezzo, di trovare prima ancora di farlo conoscere al mondo quale sia la strategia migliore per venderlo.

Per quanto tutta questa storia del marketing in cambiamento e della Mucca Viola possa sembrarvi decisamente paradossale, sappiate che all’interno del volume troverete una lunga serie di real cases che dimostrano il contrario testimoniando come questo nuovo modo di fare marketing funzioni. 

Allo stesso tempo, sono sicura, che il vostro sguardo di sorpresa si fermerà proprio sul nome di alcune aziende che tutti noi abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e che, scegliendo di essere una mucca viola nella prateria del commercio, stanno avendo successo.

Esattamente come scrive Seth Godin.

Francesca Tesoro

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“Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson

Oggi vi racconterò due storie, una riguarda il libro “Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson edito  dalla Sperling & Kupfer, l’altra invece su quello che ha significato leggerlo.

Ma partiamo dall’inizio.

In una giornata di pioggia battente, avendo voglia di fare una passeggiata ma per nulla intenzionata a bagnarmi come un pulcino, sono entrata nella libreria dietro l’angolo e ho cominciato a curiosare tra le varie sezioni.

Avevo notato che la disposizione delle tematiche era stata cambiata e, su un tavolo al centro di alcune librerie, era stata creata una sezione con un cartello sul quale non era scritto altro che un punto interrogativo. Incuriosita ho osservato i libri che erano stati ammassati in modo ordinato e la mia attenzione venne catturata da questo volumetto tascabile. Sembrava una favola per bambini lasciata in una area dedicata a libri sulla tecnologia,  previsioni del cambiamento climatico e tutto ciò che era relativo alla letteratura motivazionale.

La copertina richiamava decisamente le iconografie delle storie per bambini e, a dir la verità, così lo pensavo. Però mi aveva attirato a tal punto che presi questo libro dal mucchio e, seduta su una poltrona che sembrava lasciata lì apposta per me, iniziai a leggerlo, senza prestare più di tanto attenzione al sottotitolo, decisamente da adulti: Cambiare se stessi in un mondo che cambia in azienda, a casa, nella vita di tutti i giorni.

Quando ormai fuori era buio e dall’altoparlante una voce roca avvertiva che la libreria era in chiusura, girai l’ultima pagina, rendendomi conto, solo in quel momento, di aver letto il libro di Spencer Johnson in una sola volta. Avrei potuto lasciarlo lì, ma pervasa dal senso di colpa, andai in cassa e lo pagai.

Cosa aveva questo libro di così particolare da riuscire ad attirare la mia mente frenetica?

Prima di tutto non è una storia per bambini, anzi, è un libro trasversale, in grado di rappresentare la parte complessa e quella semplice che coesistono in ognuno di noi, indipendentemente da età, sesso, cultura o paese di origine, come viene riportato nelle prime pagine.

Scorrendo l’introduzione è raccontata La storia dietro la storia, ovvero la genesi di questa fiaba scritta più di vent’anni fa,  che parla di cambiamenti, di similitudini tra il Formaggio che rappresenta ciò che ognuno di noi desidera nella propria vita (qualsiasi essa sia) e il Labirinto che è invece il luogo dove noi cerchiamo l’oggetto del nostro desiderio.

Vengono presentati i quattro personaggi al centro della storia che identificano i diversi aspetti della natura umana, dai più semplici ai più complessi, rappresentando i comportamenti che in un determinato contesto vengono messi in pratica naturalmente da ognuno di noi, determinando il nostro fallimento o il successo.

Viene raccontato come, incredibilmente, questa storia abbia salvato carriere, matrimoni e persino vite umane, oltre che salvato l’azienda di Ken Blanchard, autore della prefazione, il quale convinto dal profondo valore di questa storiella, ne consegnò una copia in pre-edizione a ciascuno dei dipendenti della propria azienda poco inclini ad adattarsi alla fase di mutamento aziendale e del mercato che stavano soffrendo. Inutile dire che l’azienda tornò sull’onda e non rischiò di fallire miseramente.

Nella storia di “Chi ha spostato il mio formaggio?” troviamo i topolini Nasofino e Trottolino e gli gnomi Tentenna e Ridolino. Tutti e quattro vivono in un labirinto. Due di loro saranno in grado di agire in modo semplice e diretto, riuscendo ad adeguarsi al cambiamento. Gli altri due invece, incastrati nei loro meccanismi e nelle passioni, nei modi di fare e di pensare, complicano enormemente le cose non riuscendo a trovare la soluzione al loro cambiamento e a quello esterno.

Perciò, tra le vie che sembrano infinite del labirinto, due si daranno da fare e troveranno le soluzioni migliori per vivere ed adeguarsi al cambiamento prima degli altri, gli altri due invece, agiranno in maniera differente, scontrandosi con le proprie nature, paure, debolezze.

Tutti hanno un obiettivo, il Formaggio, mentre le vie per raggiungerlo, saranno diverse.

Gnomi, Topolini, Formaggio e Labirinto altro non sono che la stigmatizzazione della natura umana che deve fronteggiare il cambiamento, personificazione dello stesso autore che, in un momento della propria vita in cui non sapeva come affrontare un difficile cambiamento, scrisse quella che immaginava fosse solo una storiella per sé ed invece è diventato un best seller  in grado di scalare le classifiche internazionali in soli sedici mesi, perché frutto di un richiamo universale.

                   

E questo frutto non è assolutamente scritto tra le righe di questo libro, dal momento che la validità di questa storia entrata prepotentemente nelle case, aziende, scuole, chiese, esercito e mondo dello sport, nonché nel modo di fare management,  non è il suo contenuto, ma come questo viene percepito, recepito e applicato alla propria personale situazione.

Ecco la grandiosità di questo piccolo libro tascabile.

Leggere questo libro ha significato assumere una consapevolezza personale differente, incredibile a pensarlo, figuriamoci a dirlo.

In effetti, quanto scrive Blanchard a conclusione dell’introduzione come augurio ai lettori, si è realizzato.

Ho letto un libro che sembrava una semplice favoletta, ho assaporato la scoperta di essa e ho imparato a spostarmi con il mio (Nuovo) Formaggio, affrontando il cambiamento che avevo davanti agli occhi e non avevo percepito come tale.

Dovreste provare anche voi.

 Francesca  Tesoro

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