“Sully” e il valore delle scelte

Diverse volte abbiamo usato i film come strumenti di formazione, diretti o indiretti, per le persone che si ritrovano a ricoprire ruoli importanti o semplicemente, abbiamo scelto film, che permettevano la comprensione di alcuni valori, situazioni o del fattore umano.

Perciò oggi abbiamo scelto di parlarvi di “Sully”, film del 2016 co-prodotto e diretto da Clint Eastwood, che racconta una storia realmente avvenuta nel 2009. Questo titolo ci ha catturato per il peso e il valore che conferisce alle scelte e alle loro conseguenze. Ne avremmo potuto selezionare di più simpatici o ironici, ma questo ci ha convinto per il  forte impatto emotivo che crea non solo nel pubblico – considerando che è tratto interamente da una storia vera e che il reale protagonista ha partecipato alla scrittura e alle riprese del film –  ma anche nelle persone che spesso si ritrovano a prendere decisioni che possono cambiare il valore delle cose e lo stato dei fatti.

Se avete visto questo film, magari non coglierete subito il perchè di questa scelta, ma se lo vedrete solo dopo aver letto questa recensione, noi di Sistema Generale, siamo sicure di aver fatto la scelta migliore.

Chesley “Sully” Sullenberger, interpretato dal magistrale Tom Hanks, è il pilota del volo della  US Airways 1549 che,  decollato da New York con centocinquantacinque passeggeri a bordo, poco dopo impatta contro uno stormo di uccelli che ne compromette i motori. Non essendo sicuro di poter rientrare su uno degli aeroporti vicini ed avere, così, la certezza di salvare la vita di tutti coloro i quali sono sul volo, Sully sceglie la via più difficile e fa ammarare il suo bestione sulle acque gelide del fiume Hudson che attraversa la città. Quella che poteva sembrare la mossa più azzardata e rischiosa, si rivela invece vincente. I passeggeri sopravvivono, i soccorsi arrivano in tempo, i testimoni oculari del fatto restano sbigottiti e il pilota diventa un eroe per l’opinione pubblica ma, ben presto, dovrà fare i conti con l’inchiesta aperta nei suoi confronti dall’ente aeronautico per non aver seguito il protocollo. Sully terrà testa alla commissione di inchiesta e in particolare invaliderà, con la sua competenza e la sua conoscenza, tutte le prove contro di lui, dimostrando la loro erroneità perchè imprecise, errate e soprattutto in quanto elaborate da una macchina, palesando come il valore della conoscenza umana possa essere migliore di qualsiasi algoritmo.

Cosa ci insegna questo film?

L’associazione di un fatto di cronaca così importante, diventato prima un libro e poi un film, potrebbe sembrare molto distaccato da qualsiasi ambito, anche al di fuori del lavorativo-professionale. In realtà, al contrario, estremizza brutalmente  il valore  delle scelte che facciamo e le loro conseguenze o, meglio ancora, le ripercussioni delle nostre scelte sui fatti successivi. Da un altro punto di vista, invece, ci dimostra come con la competenza e la caparbietà si possa sostenere ciò che si è compiuto ed in alcuni casi, dimostrare come la scelta più rischiosa sia (stata) quella giusta. 

Ad un certo punto del film, avvenuta la tragedia e partita la commissione di inchiesta, ci si rende immediatamente conto di come Sully viva un sentimento di profonda frustrazione presagendo un giudizio su tutta la propria carriera, con il rischio di poter essere ricordato negativamente solo per quei 208 secondi e non aver seguito il protocollo e non certo per aver salvato i passeggeri più l’equipaggio.

Secondo me sono due  i momenti catartici di questo film. Il primo, quando l’aereo senza i motori plana letteralmente sulla città di New York in un silenzio irreale, soprattutto in cabina di pilotaggio, per qualche secondo. In quei secondi, lo sguardo del pilota cambia e si illumina della soluzione per cui nessun pilota al mondo viene e verrà mai addestrato.

Il secondo, invece riguarda il terrore che il bravissimo Ton Hanks fa trasparire in tutta la sua pienezza, ed è quello di perdere tutto nonostante la consapevolezza di aver fatto del proprio meglio.

Ed è li che si vede il valore e il peso del fattore umano, quello di cui più volte abbiamo parlato.

L’indagine della commissione che seguirà all’incidente, è sul fattore umano, vuole indagare il perchè delle decisioni prese dal pilota e dal suo secondo, che sono convinti di aver fatto il massimo, il meglio e l’unica cosa possibile per salvare tutti.

Tom Hanks-Sully da voce e rappresenta la chance migliore, giura che lo avrebbe rifatto e sbugiarda gli ingegneri aeronautici che non sono piloti e che soprattutto non erano lì. È questo il senso delle cose e di questo film in particolare. Le decisioni le prendiamo noi e non possiamo affidarci ad ogni logaritmo che crediamo corretto. Soprattutto ce ne dobbiamo assumere la responsabilità dopo.

Manager o pilota?

Per quanto – fortuna sua – un manager potrebbe non trovarsi mai in una situazione così estremizzata, ci piace molto il sillogismo con il senso di ciò che rappresenta il pilota del film. Come Sully ha salvato la vita di tutti affidandosi alla sua esperienza, alla sua competenza e alla capacità maturata negli anni per aver saputo “calcolare le distanze a vista” per ammarare sull’Hudson e non precipitarci dentro – attenzione, c’è una bella differenza!-, così il manager, chiamato a prendere decisioni dovrebbe saper prevedere l’esito delle stesse e delle ripercussioni, fidandosi del proprio fattore umano e di quello dei propri collaboratori, avendo anche la capacità di osare e scegliere la via più rischiosa, sapendone sostenere il dopo. Una scelta rischiosa fatta in modo consapevole e competente non dovrebbe mai metterci in dubbio e non dovrebbe mai farci pentire di aver raggiunto l’obiettivo.

In qualsiasi settore dovessimo trovarci, questo film dimostra il valore e la valenza delle nostre scelte, molto più importanti degli schemi e dei logaritmi usati ormai ovunque per trovare la soluzione. Si può essere preparati ed addestrati a tutto, ma è il saper scegliere in modo corretto che fa la differenza. In fondo Sully sarebbe potuto tornare all’aeroporto de La Guardia come dettava il protocollo, ma non ci sarebbe arrivato, perciò, è stata la scelta più rischiosa di ammarare che gli ha permesso di salvare tutti.

Francesca Tesoro

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