Valeria Farina e Raffaele Giaquinto: Storia di MAAM, Maternity as a Master

cover-libro-maamSecondo una ricerca Istat resa nota lo scorso anno, in Italia una donna su quattro non torna al lavoro dopo la maternità. Preparate, qualificate, brillanti, non importa che ruolo avessero prima di decidere di diventare madri, ancora troppe donne nel nostro Paese si trovano all’angolo, costrette a scegliere e sottilmente escluse da un sistema che quasi instilla in loro un velenoso senso di colpa, senza la minima possibilità di ricercare un equilibrio.

È di pochi giorni fa, invece, la notizia dei risultati di una ricerca condotta da Save the Children, secondo la quale, in Italia, un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale. Lo sport, la cultura, l’integrazione diventano quasi bisogni secondari di fronte alla cattiva alimentazione e alla difficoltà di avere una casa calda e accogliente.

Potrà sembrare ardito, ma, mettendo insieme i pezzi di questo triste caleidoscopio, ne esce una fotografia impietosa del Bel Paese, trasversalmente fuori dal tempo. L’Italia non è un Paese per donne. L’Italia non è un Paese per bambini. E se dicessimo l’Italia non è un Paese per bambini perché non è un Paese per donne?

Bisognerebbe riscattarsi una volta per tutte dall’idea che, per crescere un figlio, bisogna rinunciare a qualcosa o affidarsi ai bonus una tantum, neanche fossimo in un videogioco perverso. Non solo il welfare, ma anche e soprattutto il mercato del lavoro dovrebbe mettere seriamente sulla bilancia delle proprie priorità l’idea che rispettare gli equilibri della società, facendo entrare a far parte delle voci dei libri contabili il rispetto della maternità e della famiglia, in qualsiasi modo nasca e di qualsiasi tipo essa sia, rappresenti un incalcolabile e impagabile segno di benessere delle nostre aziende. Non si può pensare di costruire una diga che protegga il fiume dall’affluente inquinato, convincendosi di aver risolto un problema, perché prima o poi quelle stesse acque putride ci piomberanno addosso con una forza impossibile da contrastare.

Siamo lontani, ormai, dalla concezione che un posto di lavoro serva solo a sopravvivere o a pagare le bollette. Un mestiere è, oggi, sempre più il coronamento di un sogno e l’apice di un’istruzione e di un’educazione adeguate. Il lavoro dovrebbe trasmettere un’idea di futuro anche e soprattutto per le donne. È da questa convinzione, apprezzata anche dal recentemente scomparso Umberto Veronesi, che nasce il Progetto Maam – Maternity as a Master. I fondatori, Andrea Vitullo e Riccarda Zezza, hanno consolidato questa loro intuizione nel saggio “Maam. La maternità è un master”, BUR, e, oggi, dopo anni di esperienza nel mondo delle aziende italiane e multinazionali, hanno creato una piattaforma che ha concretizzato il loro progetto, studiato e applicato in realtà sempre più grandi.

L’obiettivo è sradicare il luogo comune, ancora troppo presente nel mondo del lavoro nostrano, che la maternità per una donna sia sinonimo di perdita di lucidità, energia e perfino competenze, togliendole l’opportunità e il diritto di essere la preziosa risorsa di sempre per la propria azienda. La maternità, invece, secondo Andrea Vitullo e Riccarda Zezza, è una straordinaria occasione di crescita per una donna e di acquisizione di nuove abilità per cui, col sostegno delle aziende, le competenze genitoriali possono diventare le basi per la costruzione di nuove pratiche di leadership per tutte le lavoratrici che saranno maggiormente portate all’ascolto, all’empatia, alla corretta gestione delle difficoltà e al miglioramento dell’organizzazione del lavoro.

Nell’approfondimento che segue Valeria Farina e Raffaele Giaquinto, due colonne della squadra Maam, rispettivamente responsabili di Sales & Marketing e di Customer Care & Communication, ci raccontano come è nato e come è cresciuto nel tempo l’ambizioso progetto Maam che sta avendo un grande successo e un ottimo riscontro in tante realtà aziendali, grazie anche all’entusiasmo del team che lo rappresenta.

Ecco dunque che la conciliazione tra il lavoro e la famiglia diventa un imprescindibile tassello di un equilibrato approccio sistemico non più solo al mondo del lavoro, ma alla vita stessa.   

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Come nasce il progetto “MAAM – Maternity as a Master” e in cosa consiste? Tracciamo un bilancio di questa esperienza, tra difficoltà e obiettivi raggiunti.

 

Maam – Maternity as a Master, nasce in Italia, Paese in cui, secondo fonti Istat, una donna su quattro non torna al lavoro dopo la maternità. Nel nostro Paese la maternità viene trattata dal sistema come un’anomalia: una “crisi” che si ripete sempre uguale, spezzando il ritmo del lavoro e della carriera delle donne. Per un anno, nel 2013, abbiamo fatto ricerca e abbiamo scoperto che le neuroscienze, le scienze comportamentali, ed evidenze empiriche dicono che con le esperienze di cura che riservano ai figli, le neomamme imparano e allenano alcune competenze che sono proprio le competenze chiave del mondo del lavoro di oggi.

A settembre 2014 è uscito con BUR il libro “Maam: maternity as a master”, ideato a scritto dai fondatori del progetto Riccarda Zezza e Andrea Vitullo, il quale ripercorre le tematiche chiave di questo innovativo percorso di cambiamento in cui le competenze genitoriali diventano la base per costruire pratiche di leadership. Da qui sono partiti i workshop in aula proprio su queste tematiche, in grandi aziende quali Nestlè, Ikea, Pirelli e altre.

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Crescere, semplificare, velocizzare: tre concetti fondamentali per il benessere e lo sviluppo di donne e uomini, sia nella vita di tutti i giorni, sia in contesti lavorativi. Cosa ha significato per voi applicare un approccio sistemico per sviluppare il vostro innovativo progetto?

 

Proprio nell’ottica di crescere, semplificare e velocizzare, a inizio 2015 dalla formazione tradizionale abbiamo deciso di virare al digitale. Per aumentare la scalabilità dell’impatto sociale del nostro progetto ci siamo appoggiati alla tecnologia, che ci ha permesso anche di aumentare sensibilmente la capillarità del programma Maam. È nato così Maam U: l’unico programma al mondo che valorizza il potenziale formativo dell’esperienza di maternità, trasformandola in una palestra di competenze soft utili anche sul lavoro, e restituendo all’azienda una risorsa più forte e consapevole, proprio come se la lavoratrice rientrasse al lavoro dopo un master.

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“MAAM” ha rivoluzionato il rapporto tra maternità e lavoro, sottolineando le capacità e le competenze che la maternità permette di assumere e che sono spendibili con successo anche in contesti aziendali. Che consiglio dareste a chi, oggi, si trova a conciliare le esigenze della famiglia e del lavoro, in un momento di transizione così complesso per il nostro Paese?

 

Alla base di Maam c’è Riccarda Zezza che quattro anni fa ha fondato il cosiddetto Piano C, proprio perché riteneva che non potesse esistere solo la scelta tra Piano a (lavoro) e Piano b (famiglia) e, siccome non la vedeva, l’ha creata! Qui sta la forza del nostro messaggio: il fatto che fino ad oggi la maternità sia considerata un freno per la crescita lavorativa, non significa che sia giusto, né vero. Le donne, con la maternità, stanno entrando a piena forza nel mercato del lavoro oggi, e nel farlo portano con loro la potenza della generatività, sta al mercato coglierla per utilizzarla al meglio, invece che buttarla via.

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Raccontateci un episodio che vi è rimasto particolarmente impresso e che vi ha fatto comprendere che “MAAM” sta percorrendo la strada giusta.

 

Il passaggio dalla formazione tradizionale a quella online ci ha permesso di raggiungere le donne ovunque (oggi siamo in centocinquantaquattro città nel mondo, toccando Europa, Australia, America e Sud Est Asiatico) e soprattutto nel momento di massima complessità, come è, appunto, il congedo. Nei due anni precedenti di workshop avevamo raccolto tanti feedback positivi, eppure ricevere la prima mail di ringraziamento e di incoraggiamento (dall’account del marito, in un’area d’Italia con bassissima connettività) da una neomamma che stava facendo il percorso online è stato il segnale tangibile che stavamo percorrendo la strada giusta.

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A cosa state lavorando attualmente? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

 

Il più importante dei nostri progetti è che a metà gennaio 2017 lanceremo la piattaforma per i padri. Il nostro prodotto, proprio perché digitale, si evolve con le esigenze che il mercato propone, e la paternità è una sfida che noi abbiamo prontamente colto. Stiamo anche lavorando alla nuova release della piattaforma che, grazie ai feedback ricevuti dalle utenti, risponderà ancor meglio alle loro necessità di utilizzare al massimo questo grande periodo di cambiamento per scoprirsi più forti e pronte a rientrare nel mercato del lavoro!

Alessandra Rinaldi

www.maternityasamaster.com

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