Un sogno per domani: dai buoni valori al network marketing

Trevor (Haley Joel Osment) è un bambino di undici anni, figlio di una madre (Helene Hunt) che fa due lavori e un padre (Jon Bon Jovi) praticamente assente e tendenzialmente violento, che vive nella parte più modesta della città di Las Vegas, dimostrandosi decisamente più maturo della sua età.
Alla ripresa della scuola, finalmente riesce a concretizzare il suo modo di vivere idealisticamente confuso, incontrando il professore di studi sociali, che vuole insegnare ai ragazzi il rapporto tra loro e il mondo che, anche se non lo si vuole incontrare, li colpirà dritto infaccia e li interroga su cosa significhi per loro.
La domanda che il Professor Eugene Simonet (Kevin Spacey) pone ai ragazzi con l’intento di spingerli ad interrogarsi e migliorarsi, diventa un fuoco per Trevor che, per assolvere al proprio compito della durata di tutto l’anno scolastico, inventa “passa il favore”. Così il ragazzino, nel pieno del suo idealismo mischiato all’ingenuità di chi davvero vuole cambiare il mondo in cui vive, inizia la sua opera invitando un barbone a casa, sollevando le proteste della madre la quale non ne capisce il motivo più profondo che porta il figlio a comportarsi in questo modo. Mentre le vicende familiari del piccolo Trevor si complicano per il ritorno del padre, la sua idea nata dal compito scolastico, diventa famosa al punto da far arrivare le telecamere nella piccola scuola di provincia, tramutandosi in un nuovo modo di comportamento per migliaia di persone.

Il personaggio di Simonet interpretato da un trasfigurato Kevin Spacey che porta addosso le cicatrici del suo passato, è un professore che lancia la sfida per il cambiamento, è una figura estremamente carismatica che spinge i suoi giovani studenti ad andare oltre gli schemi a loro conosciuti, invitandoli ad essere pensatori globali nonostante la giovane età, ritenendoli pronti per cominciare a cambiare le carte in tavola e riuscire a capire “cosa il mondo si aspetta da loro”. Con semplicità riesce ad instillare nei ragazzi la fiducia per sé stessi e per gli altri, li guida nella più ardita idea di cambiamento trasversale, del loro personale, di chi li circonda direttamente ma soprattutto per il mondo – reale – nel quale vivono.

In realtà Trevor non è nient’altro che un bambino di undici anni appena, intelligente, sensibile e desideroso di fare la sua parte nel mondo, che ha una idea geniale, spuntatagli in testa forse per caso, forse per via della vita che vive. Nonostante la sua idea possa sembrare completamente utopistica – concetto che nella mente di un bambino normalmente senza strutture e naturalmente creativa, in realtà, non esiste – diventa una idea possibile, fattibile e realizzabile che Trevor, per primo, mette in atto generando un’onda positivamente costruttiva che non può essere fermata.
Nella pellicola, Trevor vuole cambiare realmente il mondo in cui vive la sua vita e, proprio seguendo il suo istinto naturalmente ingenuo – vedasi la scena di quando torna a casa in bici e si ferma ad osservare ciò che incontra lungo la strada -, sceglie di aiutare tre persone che a loro volta ne aiuteranno altre tre e poi ancora ognuno altre tre, diventando in poco un qualcosa di inarrestabile, nella speranza di generare un “mondo perfetto”.

Passa il favore: dal multilivello sociale al network marketing

“Passa il favore” è un sistema di disarmante semplicità dove, se ognuno di noi aiutasse tre persone a risolvere un problema che autonomamente non potrebbero risolvere, in modo del tutto gratuito, chiedendo in cambio solo l’impegno a mettere in pratica lo stesso sistema con altre tre persone, nel giro di poco creerebbe una catena pressoché infinita facendo lievitare le cifre in maniera esponenziale – provate a fare uno schemino su carta ed iniziare a fare i conti!
Il sistema così creato, altro non è che un “multilivello sociale” ossia un modello piramidale decisamente virtuoso fondato su concetti matematici solidi e indiscutibili.

Al di là dello spirito profondamente umano che permea questo film del 2000 diretto da Mimi Leder ed ispirato al libro “La formula del cuore” di Catherine Ryan Hyde, la pellicola propone sullo schermo non solo sani principi che vanno dalla fiducia, alla coerenza passando per la radicalizzazione delle coscienze – anche dei più giovani -, ma è in realtà anche un ottimo spunto per le formazioni aziendali e la rappresentazione precisa e corretta del network marketing.

Infatti, nelle formazioni aziendali nel momento in cui il focus delle stesse si è spostato dal risultato prettamente economico e di monetizzazione degli obiettivi aziendali all’incanalare correttamente le abilità e i talenti, le conoscenze e le esperienze dei dipendenti, queste sono state identificate come il vero ed unico il motore dell’azienda, creando le condizioni per il maggior raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Invece, la rappresentazione del network marketing, nuovo modo di fare business che permette di lavorare con chi si voglia e quando lo si voglia, è riconducibile allo schema che viene seguito e che è lo stesso identico di “passa il favore”. Tant’è vero chealla base del network marketing c’è uno schema piramidale dove chi è più in alto deve aiutare necessariamente chi è ai livelli inferiori, garantendo in questo modo che la catena non si fermi e che i livelli sottostanti crescano professionalmente riproponendo lo stesso meccanismo. In questo modo, oltre alla crescita personale, anche i guadagni di tutta la linea piramidale cresceranno al crescere dei numeri della formazione e dell’impegno lavorativo.

Insomma, ancora una volta abbiamo dimostrato come da un semplice film, ormai anche datato e classificato come genere drammatico, si possa trovare sempre uno spunto considerevole per evolversi professionalmente e personalmente!

Francesca Tesoro

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